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Come una Via Crucis

Come una Via Crucis

©️ “SPALLETTI” – FOTO MOSCA

Nel mezzo di una Via Crucis che appare interminabile, il Napoli finisce come aveva iniziato: vincendo e segnando gol a grappoli.

Chiude con il terzo migliore attacco, la migliore difesa del torneo e uno straordinario rendimento in trasferta.

Con una Champions League in cassaforte da tempo e la Juve dietro a 9 punti.

Il tutto dopo due campionati disastrosi e una squadra allo sbando che vantava zero crediti all’inizio del torneo: scrivemmo come quello fosse un ottimo segno perché una partenza umile e silenziosa avrebbe potuto produrre buoni frutti al contrario di altri avvii strombazzati cui erano seguite grandi delusioni.

Così fu con l’arrivo in corsa di Mazzarri al posto di un disastroso Donadoni, poi con Benitez che dopo la cessione dell’ “insostituibile” Cavani rese davvero appetibile per la prima (e unica) volta il Napoli a livello internazionale; infine con Sarri, bollato in partenza allenatore di “squadrette” e crocifisso dopo le prime due di campionato (una sconfitta fuori e un pareggio interno).

Subito ci è piaciuto l’approccio di Spalletti: uomo di campo vero, esperto, abituato a gestire ambienti difficili e rose variegate. Un allenatore che ha dato una concreta opportunità a tutti i suoi uomini, che ha rivalutato “ferrivecchi”, che ha migliorato una rosa molto più scarsa di quanto blaterato da molti e fatto capire a tutti i giocatori una sacrosanta verità: che al di là dei pruriti della piazza tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile.

Spalletti ha fatto anche alcuni errori: il primo, esiziale, quello di uscire dal “cantuccio” con dichiarazioni roboanti, paracule, ad uso e consumo di un ambiente che lui pensava di ingraziarsi ma che non vedeva l’ora di esternare rancori e frustrazioni scissi dall’effettivo rendimento della squadra; un ambiente “anti aziendale” per estrazione masanelliana  (nella sua accezione più vergognosa e negativa) che gli si è rivoltato contro, fuor di ogni logica.

Il secondo errore più tecnico: quello di aver anche lui valutato la rosa più forte di quanto realmente fosse. La ha accreditata di “leggerezza” e “talento”, dove invece alla storica leggerezza fisica e mentale si aggiungeva un talento nella norma contro le squadre più deboli, altamente carente contro quelle forti e nei momenti decisivi. Con il corollario di scelte di moduli precari, centrocampi deboli e vuoti di incontristi.

Potremmo parlare anche della gestione dei cambi in alcune partite ma allora dovremmo discutere di altri innumerevoli analoghi meriti e dell’ ottima gestione della squadra in piena emergenza Covid, Coppa d’Africa e infortuni vari.

Al contrario dei molti veneratori di san Ciruzzo non riteniamo invece che l’aver tenuto in panchina Mertens abbia influito in negativo: ricordiamo bene come in molte occasioni il nostro abbia giocato partite disastrose in questa e nelle ultime stagioni, infortuni a parte. Dopo “debacle” sanguinose è troppo facile impegnarsi alla fine, correre quando non conta più niente e alla vigilia di un possibile nuovo contratto che noi davvero non auspichiamo. Errore grave di Spalletti è stato preferirgli, fino al nostro esaurimento mentale, il disastroso Zielinski, la vera palla al piede da anni del centrocampo partenopeo.

La nostra sintesi è che il Napoli si è confermato complessivamente inferiore a Milan e Inter, di cui non ha tasso tecnico, fisicità, energia, motivazioni, “palle” come hanno inequivocabilmente dimostrato gli scontri diretti; la sua posizione finale in classifica si deve soprattutto a Spalletti, capace di tirare fuori gli ultimi sprazzi della classe che fu da una rosa abbondantemente a fine ciclo, già “marcia” da almeno un paio di campionati.

Ed è da questa consapevolezza che deve ripartire la società: finalmente rifondare, vendere al meglio i pezzi forti (anche KK se ne valesse davvero la pena), lasciare andare i giocatori sole, pizza e mandolino: tirare una linea definitiva sullo spogliatoio dell’ammutinamento senza se e senza ma.

Con la chiara consapevolezza di nuovi e forse più ridotti obbiettivi ma rinfrescando un’aria maleodorante che ha rischiato e rischia di intossicare anche Spalletti.

Noi speriamo che De Laurentiis abbia fiducia in questo nuovo corso e trovi il necessario coraggio di trascurare una volta per tutte il – tanto cacofonico quanto inutile e deleterio – rumore di fondo.

FORZA NAPOLI SEMPRE

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