Esclusiva – A colloquio con Gattuso: “Metterò il fuoco nel mio Valencia”

Esclusiva – A colloquio con Gattuso: “Metterò il fuoco nel mio Valencia”

© “GATTUSO” – FOTO MOSCA

“Rino, una cosa me la devi promettere. Mettici il fuoco dentro. Loro hanno bisogno soprattutto di quello”. Gattuso è all’altro capo del telefono, resta in silenzio qualche istante, poi promette, “certo che lo farò”. Il fuoco sacro della battaglia, dell’impegno e del sacrificio, ha alimentato tutta la vita di Rino Gattuso, da calciatore e da allenatore. Ha deciso di ripartire da Valencia, squadra della Liga alla ricerca di un’identità perduta. La tifoseria è da anni ai ferri corti con il proprietario Peter Lim, un tycoon di Singapore che si comporta da uomo d’affari anche nel calcio. Ha comprato poco e male e ha venduto tantissimo da quando, nel 2014, si è seduto in plancia di comando. Da Singapore si sposta poco, preferisce far gestire il club da gente come Lay Hoon Chan, Anil Murthy e ora Sean Bai. Personaggi che di pallone non hanno una grandissima competenza. Il Valencia ha cambiato in 8 anni 10 allenatori (senza contare i tre interim di Voro).

Nel tritacarne c’è finito dopo pochi mesi l’ex ct azzurro Cesare Prandelli, ma anche l’ex bandiera dello United Gary Neville. Gattuso è arrivato a sorpresa, figlio dell’ennesima rivoluzione voluta da Lim che ha liquidato Bordalas da un giorno all’altro. L’ex tecnico di Milan e Napoli qui vuole aprire un ciclo, nonostante il cappio di un fair play economico che costringerà il Valencia a dover vendere per 70 milioni di euro per poter fare mercato. E Rino che fa? Punta per il momento sui giovani, su quell’Accademia che negli anni ha tirato fuori Isco, Ferran Torres, David Silva, Albelda, Albiol, Jordi Alba, Bernat, e oggi Soler, Gaya e Guillamon. Perderà probabilmente Guedes, Soler, Gaya, Maxi Gomes e Cillesen, ma i “chaval”, come chiamano i giovani a queste latitudini, promettono bene. Gattuso si è innamorato di Jesús Santiago Pérez, conosciuto come Yellu, un centrocampista polifunzionale nato nel 2004. Mi disse al telefono che l’aveva già visto all’opera prima di accettare la panchina del Valencia. Su di lui scommette. Così come sul centrale Cristhian Mosquera, altro 2004, un difensore centrale che Gattuso vede nel giro delle Furie Rosse entro un paio d’anni. E poi ancora ecco il centrale Facundo “Facu” González, un armadio uruguaiano (del 2003) che se la cava persino sulla linea mediana. Nel gruppo c’è addirittura un suo possibile erede, si chiama Koba Koindredi, originario di Gibuti, ha 21 anni e poche opportunità in passato. E’ un “todocampista“, uno che ringhia, ma che possiede piedi con una certa educazione.

L’arrivo di Gattuso fu accompagnato da una macchina del fango senza precedenti: Gattuso l’omofobo, Gattuso l’arrogante, Gattuso l’aggressivo. In poche settimane ha ribaltato il pensiero anche dei detrattori più integralisti. L’ha fatto a modo suo, trasformando la squadra in una famiglia e i video degli allenamenti sono diventati virali. Quando uno dei suoi cade a terra dopo un contrasto si avvicina, lo tira sù e guardandolo negli occhi gli dice “non ti sei fatto nulla, avanti!”. Urla, gesticola, chiede ai ragazzi di costruire e chiudere l’azione con pochi tocchi. Le prime amichevoli gli stanno dando ragione, partendo dal 3 a 1 rifilato al Borussia Dortmund. Ma i test pre-campionato lasciano il tempo che trovano, Rino cerca indicazioni, conferme, in attesa che il club sblocchi il mercato mettendogli a disposizione i due giocatori che ha chiesto oltre a Castillejo che fa già parte del gruppo: Torreira per mettere del cemento armato in mezzo al campo, e Politano per alimentare il suo 4-3-3.
Io gliel’ho detto, in maniera seria, forse anche un po’ condizionata dall’amore per il Valencia: “Non sei uno da mezze misure Rino. O li mandi a quel paese entro ottobre, oppure arrivi tra i primi quattro“. La sua risposta è tutto un programma: “Passa a vedere una partita al Mestalla, così ci incontriamo. Avvisami. Però non venire prima di novembre…“.

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