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Quando i novantamila del San Paolo gridarono a gran voce il nome di Giancarlo Siani

Quando i novantamila del San Paolo gridarono a gran voce il nome di Giancarlo Siani

Il 23 settembre 1985, precisamente trentasei anni fa, Giancarlo Siani è stato assassinato dalla camorra. Il giovane giornalista de “Il Mattino” aveva appena compiuto ventisei anni. La sua colpa è stata quella di schierarsi dalla parte della verità e della legalità. Ha pagato con la vita il troppo amore per la terra in cui è nato e cresciuto. Il suo coraggio nella lotta alle mafie rappresenta ancora oggi un esempio per tutti. La sua voce continua a risuonare forte in ognuno di noi.

Giancarlo Siani era un giornalista vero e appassionato. Libero e audace. Con onestà e intelligenza onorava il diritto alla libera informazione. Il suo lavoro minuzioso e preciso lo portò a scoprire segreti scomodi legati alla criminalità organizzata, in particolare ai fondi destinati alla ricostruzione dell’Irpinia dopo il terremoto. Per catturare i suoi assassini ci sono voluti dodici anni e tre pentiti. Il sacrificio di Giancarlo Siani resterà nella coscienza di tante persone oneste che si battono per contrastare l’illegalità e le mafie con gli strumenti della civiltà, della cultura, con il rispetto della verità e delle regole.

L’amore per il Napoli e i successi mai festeggiati

Giancarlo Siani era tifoso del Napoli. Con il fratello Paolo, i cugini e gli amici si recava allo stadio San Paolo per ammirare le gesta di Sivori, Altafini e del capitano Antonio Juliano. Tra i momenti più belli ed emozionanti c’è stato sicuramente il 29 giugno 1976, giorno della vittoria in finale di Coppa Italia contro il Verona. E, ovviamente, il 5 luglio 1984, quando Maradona si presentò per la prima volta al pubblico partenopeo.

Tuttavia, Giancarlo Siani, strappato alla vita a ventisei anni, non ha mai potuto festeggiare il primo Scudetto conquistato dal Napoli nel 1987. Non ha esultato il 17 maggio 1989 in occasione della magica notte di Stoccarda, quando gli azzurri alzarono al cielo la mitica Coppa Uefa. La sua Mehari verde non è mai stata addobbata a festa per la vittoria del secondo Scudetto nel ’90. Non sa che El pibe de oro a Napoli è divenuto il “dio del calcio” e che lo stadio San Paolo, dove si recava quasi tutte le domeniche, oggi è stadio “Diego Armando Maradona”. A Giancarlo Siani il “lusso del tempo” è stato negato dalla camorra. Chissà quanti sogni nel cassetto aveva ancora da realizzare come giornalista, come uomo, come cittadino e anche come tifoso.

Il tributo dei novantamila del San Paolo

Il 29 settembre 1985, a pochi giorni di distanza dalla sua uccisione, allo stadio San Paolo si giocò Napoli-Roma. Quel pomeriggio si osservò un minuto di raccoglimento in ricordo e in omaggio del giovane giornalista. Squadre allineate al centro del campo, giocatori immobili. Improvvisamente, gli applausi scroscianti, poi un boato generale che dalla Curva B arrivò fino agli appassionati meno rumorosi della tribuna. I novantamila tifosi assiepati sugli spalti gridarono a gran voce il nome di Giancarlo Siani. Tutti in piedi, l’uno accanto all’altro. “Giancarlo-Giancarlo”, un coro ripetuto e scandito per oltre un minuto. Per partecipare, testimoniare e ricordare. Nel cuore e nella mente quel volto giovane e sorridente che solo pochi giorni prima riempiva le prime pagine di tutti i quotidiani nazionali.

“Puoi cadere migliaia di volte nella vita, ma se sei realmente libero nei pensieri, nel cuore e se possiedi l’animo del saggio, potrai cadere anche infinite volte nel percorso della tua vita, ma non lo farai mai in ginocchio, sempre in piedi”. Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985.

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