Napoli United: il calcio come integrazione sociale e lotta al razzismo

Napoli United: il calcio come integrazione sociale e lotta al razzismo

La storia del Napoli United ha origini recenti, con la nascita del progetto avvenuta nell’anno 2009. Un obiettivo alla base: favorire, tramite il calcio, l’integrazione sociale e la lotta al razzismo. La squadra, che nasce con il nome di Afro-Napoli, con il quale è ancora identificata, si è adoperata nel coinvolgere giovani provenienti da ogni parte del globo, con attenzione verso migranti, richiedenti asilo e ragazzi a rischio di esclusione. Il progetto prende vita grazie all’iniziativa di Antonio Gargiulo, presidente, Sow Hamath e Watt Samba Babaly. Ai nostri microfoni è intervenuto, invece, Vincenzo Caprio, dirigente societario.

La prima squadra, che attualmente gioca in Eccellenza, è affiancata dalla squadra amatoriale, che dà possibilità a giovani delle più varie nazionalità di giocare, nel nome della multiculturalità e dell’inclusione. “C’è volontà di fare aggregazione, il presidente è anche amministratore di un consorzio che si occupa dell’ambito sociale”, dichiara Vincenzo. La società, d’altronde, partecipa attivamente a diversi progetti sportivi europei, impegnati nella lotta al razzismo tramite lo sport.

Il progetto del Napoli United prevede anche un settore giovanile, che punta a far crescere i ragazzi per portarli in prima squadra. Ed è proprio dalle giovanili della società partenopea che nasce un giovane e promettente talento. Si tratta di Maissa Ndiaye, classe 2002 che ha colpito un club di Serie A: “Venne così per caso, era un ragazzo che non aveva niente. Il direttore sportivo lo adocchiò, faceva parte del nostro progetto e oggi gioca nella primavera della Roma, per noi è una cosa molto bella. Gli auguro di debuttare in Serie A”, conclude Vincenzo.

La scalata del Napoli United e l’obiettivo Serie D

La società, che durante la stagione 2013/14 giocava in terza categoria, è riuscita nel giro di cinque campionati ad ottenere ben quattro promozioni, debuttando in Eccellenza nel 2018. E proprio riguardo la partita che portò la squadra a salire nel suddetto campionato, Vincenzo ha condiviso con noi la felicità del momento: “Non potrà mai uscire dalla mia mente, là ho visto che la gente ci voleva bene perché il pubblico ha riempito gli spalti. Poi facemmo una festa che non potrò mai dimenticare”, ricorda il dirigente.

L’obiettivo nei prossimi tre anni è di salire in Serie D. A guidare la squadra, impegnata nel girone comandato dalla Puteolana, è Diego Armando Maradona Junior. Il figlio del Pibe de Oro, che aveva vestito questa maglia sei anni fa, ha risposto alla chiamata del presidente, che lo ha scelto per guidare il Napoli United a partire da quest’anno. Una squadra che attende il suo stadio, come riferitoci da Vincenzo: “In questi anni abbiamo giocato a Mugnano ma aspettiamo di giocare nel campo della Sanità, appena saranno terminati i lavori”. Il luogo in questione è il campo sportivo del “San Gennaro dei Poveri”, attualmente in ristrutturazione.

La squadra si sposterà dunque a Napoli, città inclusiva che si sposa perfettamente con un progetto lodevole, che combatte la piaga del razzismo con il calcio, meraviglioso strumento di aggregazione.

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