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Un calcio alle palle…della Serie A: le top 3 perculate

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© “LOCATELLI” – FOTO MOSCA

Tanto è stata invocata la pioggia, che adesso è arrivato il diluvio. Cinquanta e dodici; Al giro di boa sono ben cinquanta i punti e la bellezza di dodici dalla seconda in classifica, che poi sarebbe la squadra campione d’Italia. E ancora non rendiamo bene l’idea di cosa stia facendo il Napoli. Dunque, non ci resta che essere più espliciti: Osimhen & co. stanno prendendo a pallonate il campionato.

Le avversarie? Sparring partner, o roba simile. Guardando la classifica, sembra di osservare una gara ciclistica, con il gruppone riunito e un pirata azzurro in fuga all’inizio della salita. Pensate che la quota scommesse per lo scudetto vinto dai ragazzi di Spalletti è dato tra l’1.10 e l’1.20 dai bookmakers. Numeri da Dream Team a Barcellona 1992. E potremmo continuare a tessere le lodi del Napoli ancora, e ancora, citando, uno ad uno, gli attori di questo spettacolo messo in scena quest’anno. Ma non sarebbe un calcio alle palle. E qui, sono addirittura 19 le palle calciate. Vediamo chi, tra queste, si è guadagnato il podio.

3 – Inter

Lukaku? Assente, mister. Ma come? Non doveva essere l’uomo che avrebbe strappato lo scudetto dalle maglie del Milan? La grande operazione di mercato! Venduto a più di 100 milioni l’anno prima, ritornato, poi, supplicante, quello seguente per un pugno di dollari. 8 partite, 2 gol, 1 assist e tanti guai muscolari. Ok, ma non addossiamo la croce solo sul belga. Inzaghino, Inzaghino…passiamo a te. Dai tempi della Lazio hai dimostrato di essere in grado di esprimere bel gioco. Hai vinto; seppur non uno scudetto, ma hai vinto. Sei stato cercato anche dalla Juventus, prima di firmare con l’Inter. Insomma, diamo a Simone quel che è di Simone.

Poi, il buio. Improvvisamente, tanto nella capitale, quanto a Milano, i circuiti vanno in blackout. La squadra appare molle, tu giustifichi il gruppo, adduci colpe a terzi, e intanto i nerazzurri perdono punti e terreno dalla vetta. Risultato? -13 dal Napoli e terzo a pari punti con la Lazio. E la dirigenza? Pensa a vendere Skriniar, il quale, al di là dell’ultima prestazione, è una delle colonne portanti interiste. Immaginiamo la felicità dei tifosi! Ah…queste sono soddisfazioni: terzi, felici e perculati.

2 – Milan

Ora, tolto che nessuno, neppure gli stessi napoletani, si sarebbe aspettato un Napoli tanto scintillante, anzi, i fari erano puntati su Juve e Inter, il Milan ha fatto due madornali errori. Uno di supponenza, l’altro prettamente strategico. Il primo, e più grave, nonché meno atteso da un soggetto abituato a vincere come Maldini, è la strategia adottata nel mercato estivo, e ribadita anche ieri, nel post debacle con la Lazio. I tifosi sono ancora grati, e forse un po’ sazi, come qualcuno ha detto, per la vittoria dello scorso campionato. E questo è l’unico motivo per cui ancora non si parla di crisi nera.

Il Milan gioca con la squadra dello scorso anno, meno Maignan (infortunio misteriosamente lungo) e un De Ketelaere in più che ancora agisce da fantasma. 35 milioni per il talento (inespresso) belga e nulla più. Il resto? Giovani in prestito con diritto di riscatto e il misterioso Adli. Misterioso solo perché mai sceso in campo praticamente, mai una chance. E qui arriviamo al secondo punto: Pioli is not on fire. L’ho già detto e lo ripeto, il buon ‘Padre Pioli’ non è in grado di reggere a lungo certe pressioni e, nelle difficoltà, torna alle vecchie certezze. Ha gestito il gruppo sapientemente, instaurando ottimi legami ed esaltando i singoli. Ma adesso, al Milan serviva uno scatto, una scintilla. Invece…le solite e ritrite manovre. Maldini avrà fatto bene a prolungare il contratto di Pioli fino al 2025? I dubbi sono leciti. Ma ormai, è nero su bianco.

1 – Juventus

Venghino signori, venghino al circo Barnumm…pardon, Elkann. È tutto straordinariamente accecante. In un senso o nell’altro. O è bianco, o è nero. Dominio per 9 anni in Italia, sopravvento delle milanesi e, infine, la caduta degli dei. Adesso si stringono a coorte i fedelissimi che abbaiano a difesa della Vecchia Signora. Intanto ai piani alti si suda e si fa attenzione a ricontrollare ogni informazione, ogni carta, ogni postilla. E in campo? Si riparte da -15 punti di penalizzazione, da un pareggio con l’Atalanta e -27 dal Napoli, tremendamente solo in vetta.

Sembra quasi che la cinquina mollata dagli azzurri neanche due settimane fa, abbia ribaltato il mondo Juve improvvisamente. Il simbolo del riscatto proletario del sud nei confronti della grande famiglia del nord. Quella partita al Maradona è stato un assalto alla Bastiglia. Tutti gli sforzi compiuti da mister Allegri nel cercare di rimotivare il gruppo, dopo le delusioni Champions, e l’inizio horror del campionato, spazzati via dal ciclone Spalletti. Il giorno dopo (o quasi), volano le carte in tribunale e saltano i tetti dirigenziali. Il vento sta cambiando, e soffia forte da sud. Boom, è caduta la Bastiglia bianconera. Almeno per ora…

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