Ad maiora, sed cum iudicio

Ad maiora, sed cum iudicio

©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA

Nessuna intenzione di andare controcorrente, men che mai fuoco amico. Anzi, soddisfazione mediterranea, sudista, di campanile per la sorprendente diffusione geopolitico-sportiva del credito che il ciuccio, a dispetto dell’uso corrente di asino per catalogare gli umani sprovvisti di materia grigia, ha messo nel carniere nei pochi step della Serie A e in campo europeo. Dal sospetto silenzio che ha coperto il precampionato e le prime giornate dell’Italian League degli azzurri, il cosmo dei media, costretto dai fatti (Meazza espugnato, primato in classifica, ko inflitto al mitico Liverpool di Salah), si è inondato di Napoli e non con firme di media grandezza ma mobilitando le prime donne del giornalismo di settore.

Perfino gli uomini Sky nord dipendenti, addirittura Rai Sport Roma-centrico e la criticatissima redazione sportiva di Repubblica, hanno voltato pagina. Risultato: Spalletti allenatore cosmico. Pur non essendo chiaro se è in grado di disegnare la personalità del Napoli (ad aprile del 2022 disse “Mancata personalità, addio sogni scudetto”), a misura dei talenti che finora hanno colmato il gap con il valore individuale aggiunto di vecchi (Zielinski, Mario Rui, Di Lorenzo, Rrahmani, Anguissa, Lobotka) e dei nuovi.

L’asse Mario Rui-Kvaratskhelia allevia il rammarico per l’esodo canadese di Insigne e il “tradimento” di Fabian ha liberato Zielinski dal legaccio di interdipendenza con lo spagnolo. Kim non è Koulibaly, il georgiano Kvara ha dalla sua la giovane età, un dribbling a livello del brasiliano Garrincha, ma anche un pizzico di individualismo che Spalletti non ha ancora ridimensionato. Nel coro di “Osanna” di eccelsi calciatori, allenatori forse invidiosi, ma molto diplomatici, giornalisti di esperienza e riconosciuto valore si innesta la voce molto speciale di Gullit: “Napoli da scudetto: gioca in modo fantastico”.

Raspadori, esodio in campionato senza infamia ma anche senza lode, è assurto a star coccolata, circondata da alone di beatificazione per un gol di rara bellezza rifilato all’Inghilterra che Mancini, per glissare sulla mancata concretezza dell’Italia finge di valutare tra le migliori al mondo, attributo da epoca d’oro che fu. Il piacere di aver espugnato il Meazza, comprensibile, anche per il suo significato geo-sportivo (Sud batte Nord), ma in fine di una partita dominata dai rossoneri alimenta le aspettative di un terzo scudetto, ma pazienza, il campionato è lungo e il Napoli (Spalletti) non ha ancora una strategia vincente per le squadre dalla metà in giù della classifica che mettono alle corde gli azzurri.

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