Bomber di categoria e mito del calcio di provincia, Checco Ingenito si racconta

Bomber di categoria e mito del calcio di provincia, Checco Ingenito si racconta

Al di là delle grandi metropoli, delle coppe continentali, degli sceicchi, del fair play finanziario e degli ingaggi a sette zeri, c’è il calcio del popolo, quello che emoziona e fa battere i cuori. Un calcio genuino, che coinvolge e travolge, che unisce, include e diverte. Un calcio che ha eroi ben precisi. Miti lontani anni luce dai divi da copertina dei top club.

Mentre il mondo intero acclamava i vari Ronaldo, Beckham e Zidane, guardando con interesse agli astri nascenti Messi e Cr7, in Campania a rubare la scena e a far battere i cuori di migliaia di tifosi era bomber Checco Ingenito. Una leggenda locale. Uno cresciuto a pane e pallone. Un attaccante capace di realizzare quasi 400 gol in carriera tra Serie C, Serie D, Eccellenza e Promozione.

I primi significativi passi nel mondo del calcio tra le fila della Sangiovannese, tra Promozione ed Eccellenza: “Non avendo giocato in un settore giovanile, mi reputo un autodidatta del calcio. Ho un ricordo bellissimo dei primi anni di carriera. Ero molto giovane ed oltre al calcio ero preso anche da altro. In quel periodo mi dividevo tra il lavoro di elettricista e le sessioni di allenamento. Ricordo con piacere la persona che mi ha consentito di indossare quella maglia, il comandante Giovanni Russo. Con la Sangiovannese ho realizzato più di cento gol, è stata un’avventura particolare. Poi, mi sono ripetuto anche a Palma Campania, mettendo a segno più di 30 gol in una sola stagione”.

La definitiva consacrazione è arrivata con la maglia della Viribus Unitis, club con il quale Checco Ingenito ha stabilito il record di gol, 34, in un singolo campionato a diciotto squadre dalla Serie A alla D: “A Somma Vesuviana ho incontrato mister Nello Di Costanzo che mi ha trasmesso una mentalità vincente e un approccio maggiormente professionale al calcio. L’anno del record riuscii a segnare a tutte le squadre del girone, ad eccezione del Marcianise. Tra andata e ritorno, praticamente, non c’è stata difesa in grado di tenermi testa. Una gran bella soddisfazione. Il calcio è cambiato e oggigiorno fare gol è più semplice. Ai miei tempi noi attaccanti eravamo abituati alla marcatura stretta, quella a uomo. Nel calcio moderno avrei fatto sicuramente più gol”.

Alla Viribus Unitis stagioni da incorniciare, ma anche momenti particolarmente difficili: “Il primo anno in Serie D mi infortunai alla clavicola e rimasi ai box per più di tre mesi a causa di una frattura scomposta. Mi feci male durante una partita amichevole sul campo di Acerra. La paura fu tanta perché ero all’esordio e venivo da ottimi campionati. È stato un periodo angosciante. Uno stop, però, che mi ha aiutato a crescere”.

Oltre al record, tanti gol decisivi che riecheggiano nel cuore e nella mente di migliaia di tifosi campani: “Ho avuto la fortuna di vincere tanti campionati in carriera e di siglare reti davvero importanti. Il gol più complicato e difficile è stato quello contro il Potenza con la maglia della Juve Stabia, sotto la Curva San Marco, rete che è valsa la promozione. Un rigore frutto anche dell’incoscienza. Se lo avessi sbagliato sarebbe stato una tragedia. Eravamo tra i dilettanti, ma il boato del Menti dopo il gol non lo dimenticherò mai. Una cornice di pubblico così a Castellammare si è vista poche volte, anche nei recenti anni in Serie B”. A Castellammare anche una storica tripletta nella finale di Coppa Italia di Serie D contro la Massese: “Una partita a dir poco emozionante. Perdevamo 1-2 alla fine del primo tempo. Trascinati da un pubblico meraviglioso riuscimmo a compiere l’impresa. La partita finì 4-2 con tre gol miei e un assist per la rete di Castaldo. Una Coppa vinta da protagonista, con tanto di diretta televisiva”.

Tante soddisfazioni in carriera, ma anche il cruccio di campionati non al top: “Al Savoia avrei voluto fare meglio. A Torre Annunziata ci tengono al calcio in modo particolare. Sono arrivato in condizioni fisiche disastrose, perché colpito da epatite virale. Ho ingranato tardi, all’inizio faticavo e non ero in forma”. Il riscatto arriva già l’anno successivo con la maglia del Sorrento: “Avevamo una rosa molto competitiva, in attacco c’erano anche Ripa e Russo. A centrocampo un giovane Antonio Zito, già capace di grandi cose. Avevamo un allenatore meticoloso come Renato Cioffi e una società forte alle spalle. Con i rossoneri, non a caso, ho ottenuto la promozione in C2 e vinto anche la Coppa Italia di Serie D”.

Dalla Promozione alla C, tanti allenatori hanno contribuito all’ascesa del bomber napoletano: “Ho avuto la fortuna di avere ottimi allenatori. Ognuno di loro mi ha trasmesso qualcosa di importante. Di Costanzo, ad esempio, lo ricordo per la professionalità, Vincenzo Costantino perché mi ha preso per strada e mi ha portato sui campi di calcio. Come non citare, poi, grandi uomini come Franco Villa e Corrado Urbano”. Eroe e mattatore nelle categorie inferiori, colpevolmente snobbato però dal calcio professionistico: “Nel 2002 feci il ritiro precampionato con il Catania, ma non ho mai debuttato in B. Ovviamente c’è rammarico. Erano altri tempi, un altro calcio, molto più competitivo. Mi sono mancate le basi che solo un settore giovanile avrebbe potuto garantirmi. La passione e l’impegno, invece, sono sempre state una costante della mia carriera. Il sogno coltivato fin da bambino era quello di indossare la maglia del Napoli”.

L’addio al calcio, dopo una lunga e gloriosa carriera, nel 2009 nella sua Somma Vesuviana con la maglia della Viribus Unitis: “Una scelta di cuore. Ho vissuto a Somma Vesuviana per dodici anni. Una decisione dettata anche dalla possibilità di poter intraprendere subito la carriera da allenatore. Infatti, nell’ultima stagione nel finale di campionato mi fu affidata la panchina. Riuscimmo a salvarci ai playout, vincendo contro il Palazzolo in trasferta in Sicilia. L’anno successivo mi confermarono in panchina e raggiungemmo il quarto posto, partecipando ai playoff. Da allenatore sei il primo responsabile dei risultati della squadra. Un ruolo non facile, ma la magia del terreno di gioco non ha eguali”.

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