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Chi spende di più, non sempre vince

De Laurentiis

© “DE LAURENTIIS” – FOTO MOSCA

Ogni Presidente affida ad un allenatore le chiavi della gestione tecnica della propria squadra. C’è chi sceglie il tecnico più vincente, chi preferisce una guida visionaria, e chi invece cerca i cosiddetti aziendalisti, coloro capaci di coniugare le esigenze di budget con il raggiungimento dei risultati. Gli allenatori dal massimo profitto. Ma ciò è davvero possibile? Si possono ottenere vittorie senza sborsare milioni e milioni di quattrini? Inoltre, spendere può non portare risultati? La risposta possiamo trovarla spulciando i dati Trasfermarkt che, in una speciale classifica, riporta gli allenatori più spendaccioni degli ultimi vent’anni.

Partiamo da ciò che dice la classifica, visibile qui.

Su venticinque, il primo italiano è Luciano Spalletti, con 87 acquisti e 620, 77 milioni. 

Appena sotto c’è Maurizio Sarri, 38 acquisti, pochissimi rispetto a Spalletti, e 644,62 milioni spesi. 

Tredicesimo Claudio Ranieri, 88 acquisti e 740 milioni spesi.

Undicesimo Roberto Mancini, 82 acquisti e 815 milioni spesi.

Decimo Antonio Conte, 78 acquisti e 821,69 milioni spesi. 

Benítez 101 acquisti e 824,87 milioni spesi, per lui il non posto. 

Quinto Max Allegri, acquisti 95 ed è il primo allenatore a superare il MILIARDO.

Carlo Ancelotti sull’ultimo gradino del podio, 81 acquisti e 1,29 miliardi spesi.

Guardiola secondo, 61 calciatori e 1,32 miliardi,

Primo posto Josè Mourinho, 99 acquisti e 1,59 miliardi spesi. 

Diversi pensieri possono essere sviluppati: uno dei primi è chiaro, i primi tre allenatori sono tra gli allenatori più vincenti in circolazione. Josè Mourinho ha vinto due Champions League, con Inter e Porto, è stato campione di Spagna, Inghilterra, Italia e Portogallo. Nella sua immensa bacheca si aggiungono anche numerosi titoli nazionali, ed in più una Europa League con lo stesso Porto e la recente Conference League con la sua Roma. Termini analoghi potrebbero essere spesi per Guardiola e Ancelotti, anche loro tra gli allenatori più vincenti della storia. Oltre ad una bacheca tempestata d’oro che neanche il re Mida, questi tre insieme hanno vinto insieme otto Champions League, 2 cadauno Mou e Pep, e 4 Carlo Ancelotti, che detiene il record di allenatore con più manifestazioni vinte. In questo novero di vincitori potremmo aggiungere anche Rafael Benítez: con scarsi duecento milioni in meno rispetto alle spaventose medie dei primi tre l’allenatore spagnolo guarda la sua bacheca senza sentirsi inferiore a nessuno: due volte campione dell’Europa league, con Valencia e Chelsea, ed in più la storica rimonta del Liverpool contro il Milan ad Istanbul che gli valse la prima Coppa dalle grandi orecchie. 

Dunque vincere è sinonimo di spendere molto?

Oltre al fatto che Johan Cruijff avrebbe qualcosa da ridire, perché i soldi – a detta sua, ma nessuno si permetterebbe di non convergere – non hanno mai segnato un gol, questa domanda ha sicuramente risposta negativa. Senonché, la spesa la maggior parte delle volte va ad essere proporzionale al tipo di obiettivo che si vuole raggiungere. Pensiamo ad esempio a Luciano Spalletti, il tecnico di Certaldo non vanta un palmares ricco come quello dei primi tre, ma nemmeno come Antonio Conte, Massimiliano Allegri, Roberto Mancini o addirittura Claudio Ranieri. Questo perché, perché Luciano Spalletti è un grande allenatore al quale si può affidare l’obiettivo di ritornare nei piani alti di un campionato: così è stato con la Roma, che ha riportato in Champions League, così come con l’Inter. E, attualmente, con il Napoli. 

A lui non chiedi di vincere lo scudetto, arrivare in semifinale di Champions League o persino vincerla. La spesa che il suo ingaggio comporta è perfetta per l’obiettivo prefissato. Anche questa è una skill. L’allenatore del Napoli non conosce la parola fallimento. È una certezza. Lui ti conduce all’obiettivo e ti ci porta per mano giocando anche un calcio di alto livello. Luciano, inoltre, dimostra di essere un grande allenatore anche sotto il punto di vista della valorizzazione dei calciatori che ha a disposizione, guardiamo Lobotka ad esempio, oppure Osimhen; il nigeriano, ancora oggi, fatica a figurare tra i primi sette centravanti di Serie A, eppure grazie a Spalletti risolve partite perché è estremamente valorizzato all’interno della squadra. 

Corollario della proporzionalità spesa-obiettivo, Allegri è un allenatore al quale chiedi di vincere il campionato, di arrivare in fondo in Champions League, ed infatti ci è riuscito, se non fosse che si è trovato davanti nell’ultimo atto due delle squadre più forti del ventunesimo secolo. Difficile parlare di fallimento in quel contesto. Ancora diverso Carlo Ancelotti, all’ex calciatore di Milan e Roma, la dirigenza chiede di vincere la Champions League, dunque bisogna fornirgli calciatori all’altezza per poterlo fare. 

C’è sicuramente vicinanza tra spese-vittorie; vero, nei libri di storia ci sono squadre che hanno alzato trofei in faccia a chi vantava cifre molto più grosse in banca, e colossi economici hanno conosciuto il sapore amaro della sconfitta. Pensiamo all’attuale Paris Saint Germain. Dal primo decennio del nuovo millennio spende e spande, ma oltre la propria nazione non ha mai vinto nulla. Addirittura soltanto una volta è arrivata quasi fino in fondo, in finale. La finale, però, la spuntò il Bayern Monaco

Prestiamo un occhio agli ultimi nella classifica di Transfermarkt: rispondo presenti Ronald Koeman, Rudi Garcìa, Brendan Rodgers, Leonardo Jardim, Mark Huges… lo spartiacque è proprio Luciano Spalletti. Sarà mica un caso che gli allenatori più spendaccioni siano quelli più vincenti attualmente?

Cos’altro si può dire: ogni allenatore appartiene ad un determinato mondo, si è guadagnato un determinato status e in base alla sua carriera ha delle pretese. Pensiamo a Guardiola, uno dei migliori allenatori della storia; arriva al City, il quale è a conoscenza di dover mettere a sua disposizione le proprie finanze. Guardiola merita questo tipo di trattamento, oltre ad avere un’idea di gioco realizzabile da un certo tipo di calciatori. Se compro Guardiola, allenatore top, devo assicurargli un mercato da top. Qualora un allenatore top venga portato sulla panchina di una squadra che non può permettersi un certo mercato, putiferio. Esempio emblematico Carlo Ancelotti al Napoli. Due punti antipodali. 

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