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Napoli-Sassuolo, come attaccare una squadra “moderna”?

Napoli-Sassuolo, come attaccare una squadra “moderna”?

© “SPALLETTI E DIONISI – SASSUOLO” – FOTO MOSCA

Il consueto appuntamento dell’analisi tattica dell’avversario di turno del Napoli, con annesse caratteristiche identitarie e presentazione dei migliori interpreti, ci porta a dare un’occhiata alla squadra di Dionisi. Prima di passare al Sassuolo però, la vera domanda è un’altra: ma come scenderà in campo il Napoli? Questa è davvero una domanda senza risposta. In un teatro che si prospetta semivuoto, che tipo di spettacolo andrà in atto? Il Napoli tornerà ad essere protagonista o sarà l’antagonista di sè stesso? Quanto influenzerà i calciatori la consapevolezza di aver gettato via uno scudetto?

Prima di sapere chi siano loro, la domanda è: chi siamo noi? Dare una risposta, come detto, è molto difficile, e delego il compito ad ognuno che abbia un’idea. Passiamo, adesso, al Sassuolo di Dionisi, attualmente decimo in Serie A. Il tecnico senese, nonostante al suo esordio nella massima competizione nazionale, agisce (anche se non sempre) come un veterano. Il suo calcio verticale costruito sulla tecnica e sulla scaltrezza sta stupendo tutti. In un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, l’allenatore ha raccontato alcuni dei suoi principi sul rettangolo verde:

Contano la crescita della squadra e i miglioramenti individuali. Io ho il mio pensiero, però poi mi lascio anche guidare dalle caratteristiche dei giocatori. La palla ai nostri attaccanti non va portata, ma fatta arrivare il prima possibile. Per questo facciamo meno possesso e proponiamo un calcio più verticale. Di sicuro adesso il Sassuolo non è quello di quattro mesi fa.”

Alessio Dionisi

Se c’è un segreto dietro al quale si cela il bel gioco del Sassuolo, secondo Dionisi, è l’equilibrio: Voglio che i ragazzi vadano a chiudere l’azione con il tiro molto spesso. Se non vai al tiro, hai meno tempo e possibilità di organizzare la fase di non possesso. Dipende tutto dall’equilibrio: chiunque vorrebbe difendere tenendo la palla, ma non è facile.”

A Sassuolo è scomparsa l’abituale figura (e posizione) del numero 10?

La squadra di Dionisi è la quinta in classifica per possesso palla, sopra Milan, Atalanta, e Juventus, per citarne qualcuna. Come viene gestito tutto questo possesso?

La Gazzetta dello Sport in collaborazione con Opta, sfruttando uno studio del The Athletic, nuovo punto di riferimento dell’informazione sportiva di lingua inglese, ha tracciato di recente una nuova via: visualizzare graficamente il possesso palla, ha provato a capire come giocano realmente le squadre di Serie A, “leggendo” dunque quel dato statistico. Studiando il gioco del Sassuolo, si evince che i neroverdi amano praticare il possesso palla in difesa ma prediligono lo sviluppo del gioco sulla zona sinistra del campo: tutta la fascia sinistra viene utilizzata per ricercare il gol o comunque l’azione pericolosa.

C’è poi uno spazio a parte per Domenico Berardi. Una casella rossa sull’estrema destra che rappresenta in sostanza le zolle di campo di Mimmo (con il supporto ovviamente del terzino destro in sovrapposizione). Sorprende il fatto che il Sassuolo, ma come questo tante anche squadre anche di Premier League, non riesce ad occupare la trequarti davanti all’area avversaria: parte della dottrina l’ha interpretata come una sorta di sparizione del classico numero 10.

Anche con De Zerbi i neroverdi regalavano grandi prestazioni e facevano divertire, ma cos’è cambiato?

La filosofia di base è sempre la stessa: provare ad imporre il proprio gioco senza timori riverenziali, ma la via per raggiungere l’obiettivo è diversa. Il Sassuolo di oggi è una squadra più verticale rispetto a quella vista nelle ultime stagioni. Il possesso palla c’è ma è meno ossessivo. Si preferisce cercare una rapida verticalizzazione non appena si aprono gli spazi, oppure, più semplicemente, quando si crea l’occasione. Dionisi chiede ai suoi di controllare il gioco, ma predilige che la squadra attacchi in verticale con rapidi scambi e velocità. In poche parole, meno tiki taka, più palloni sporchi e verticalità, come ammesso dal fantasista neroverde Đuričić:”Abbiamo cambiato un po’ rispetto allo scorso anno. Attacchiamo più la profondità, con coraggio. Si vede”.

E il modulo? Il 4-2-3-1 è lo stesso utilizzato da De Zerbi, anche se Dionisi non disdegna il 4-3-3. Ciò che più conta, però, sono gli interpreti nei ruoli chiave lungo la spina dorsale. Il dinamismo e la corsa di Frattesi – bravissimo negli inserimenti – hanno preso il posto delle geometrie flemmatiche di Locatelli. In difesa, salutato Marlon, ad affiancare Ferrari c’è Ayhan, mentre in attacco la differenza tra Caputo e Scamacca appare evidente. Con la “variante”, se così si può definire, Raspadori da tenere sempre in considerazione.

Come affrontare il Sassuolo e i punti deboli della squadra

Se tra i punti di forza della squadra emiliana c’è sicuramente l’intensità, tra quelli deboli c’è la gestione psico-fisica del match: dal punto di vista mentale la squadra di Dionisi ha dimostrato finora, confermando anche i limiti dell’Empoli dello scorso anno, di non gestire bene gli ultimi 20 minuti di gara, dove paga anche un calo fisico dovuto alla forte intensità sviluppata nella prima ora di gioco. Questo ovviamente anche per via dell’inesperienza dell’allenatore nel saper leggere la partita a gara in corso con i dovuti accorgimenti.

I cambi del tecnico spesso sono arrivati in ritardo, non incidendo sull’inerzia della partita. Occhio alla transizione negativa: quando perde palla il Sassuolo fa fatica a ricompattarsi, proprio perché attacca quasi a pieno organico, lasciando solo tre giocatori a difendere la retroguardia.

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