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Mors tua, vita mea

annata napoli

© “NAPOLI” – FOTO MOSCA

Il derby: corollario dello sport che a dimensione professionistica esaspera le rivalità e sfocia in anomalo campanilismo delle tifoserie, espresso con clamore e comportamenti spesso eccessivi per la squadra del cuore.

Inter, Lazio, Juventus, sono davvero il corrispettivo calcistico di Milano, Roma, Torino? Il Napoli di Ospina, Rrahmani, Koulibaly, Mario Rui, Anguissa, Fabian Ruiz, Demme, Zielinski , Lobotka, Lozano, Mertens, Elmas, Ounas, Ghoulam, Malcuit, Osimhen, cos’ha di partenopeo, fatta eccezione per Ciro Mertens, cittadino onorario della città all’ombra del Vesuvio? L’idea è fuori schema, quasi certamente non condivisa dal popolo che ama appassionatamente il calcio di casa propria, ma è così balordo ritenere incoerente il tifo per la squadra del cuore che in qualche caso estremo è anagraficamente rappresentata da undici personaggi dei cinque continenti? Forse lo è. Le venti squadre della Serie A si identificano con la città che dà loro il nome, in molti casi senza neppure un giocatore autoctono e questo è un fatto.

Salernitana-Napoli: mors tua, vita mea

Il sospetto per l’influenza tirannica dei media sulle anomalie che abitano il pianeta calcio è sollecitato dall’interesse per l’attualità del derby campano tra la prima e la penultima del campionato in corso. Chissà, al Napoli potrebbe balenare l’idea di concedere generosamente alla Salernitana quanto meno un pareggio, per alimentare la speranza dei cugini di lasciare la coda della classifica e di rinnovare la permanenza nella massima divisione, evento che confermerebbe la doppia presenza di squadre campane nel torneo e perché no, di tre, se al Benevento riuscisse il ritorno in serie A. L’evento si tradurrebbe in crescita di protagonismo regionale, del ‘rispetto’ dei media per il calcio del sud. Ma è utopia, buonismo surreale.

Il nominato campanilismo, a prescindere dal valore aggiunto di Ribery, uomo guida della Salernitana e dal potenziale offensivo degli azzurri, non prevede sconti e si propone con il cinico “mors tua, vita mea”.

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