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Rayo Vallecano: Madrid forza tre

Rayo Vallecano: Madrid forza tre

Madrid, città simbolo della ricchezza iberica. La manifestazione massima della forza del potere centrale, e non solo.

Nella grande e ricca Madrid, brulicante di storia, di arte e di blasone sotto il punto di vista sportivo, grazie alle sue due potenze Real e Atletico, vi è il piccolo quartiere di Vallecas. Qui, dal 1924, gioca la squadra del Rayo Vallecano.

Per molti la squadra Rojinblancos, la squadra rosso e bianca, può essere solo la terza incomoda in una delle città cult del calcio europeo. Certo, a differenza delle altre due non vanta un palmares chissà quanto ricco, anzi. Ma la grandezza di questo club non va ricercato nella bacheca. Il Rayo è prima di tutto un simbolo. Un simbolo di resistenza e ribellione al calcio moderno, ma anche un ritratto gioioso di una squadra radicata visceralmente nel proprio barrio, il più ribelle, forse il più povero, di Madrid. Un quartiere che non rinnega la sua genesi ma che, al contrario, la trasforma in un baluardo, in un vessillo, in orgoglio.

Terza squadra di Madrid per risultati, ma probabilmente primi per determinazione e forza di volontà. Non a caso, il soprannome dei giocatori del club è da sempre Matagigantes, gli ammazza giganti. Soprannome affibbiatogli nell’anno della prima e storica promozione nel massimo campionato spagnolo nel 1978.

In una terra caliente come la Spagna, o come in generale il sud calcistico del mondo, dove l’amore per la propria squadra e per i propri beniamini travalica la realtà sportiva, un soprannome è parte integrante della persona o della tifoseria. Rappresenta una cultura, è manifestazione di un ideologia o di un pensiero, rimembra eventi storici da tramandare nel tempo. Non è tradizione, non è banalità, non è qualcosa che va nel dimenticatoio. Se sei un blaugrana, non puoi essere franchista, per intenderci.

Ed è per questo che il Rayo ha deciso di ingaggiare uno degli attaccanti più forti che potesse permettersi. Una delle punte più iconiche degli ultimi vent’anni che, anche se sporadicamente, ha dimostrato di non aver niente da invidiare ai più grandi.

Nella terza squadra di Madrid, arriva, proprio con il numero 3, Radamel ” El tigre” Falcao

Ma come, un attaccante, un “puntero” come lui, un eterno numero 9 decide di prendere la numero 3? Si, proprio così. Il tre era il numero di suo padre, Radamel Garcìa King, anch’egli calciatore, morto nel 2019. Un modo per portarlo sempre con sé, un modo per onorare colui che gli ha trasmesso l’amore per il calcio.

Entrato dalla panchina contro il Getafe, nel suo esordio, e nella difficile trasferta al San Mamés di Bilbao, segna in entrambi in casi. Nella scorsa giornata, invece, contro il Cadiz, sigla, anticipando tutti in area, il terzo gol, in appena tre partite.

Possiamo chiamarle coincidenze, possiamo chiamarli scherzi del destino, ma il Rayo è attualmente quinto in classifica, con 13 punti, ad uno dall’Atletico, ed addirittura sopra il Barcellona. Sognare l’Europa può essere un azzardo, ma con un Radamel Falcao così, è bellissimo poter sognare.

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