Scarfoglio, Monte di Dio e la Santarella: dove nasce davvero il primo Napoli

Primavera 1905, casa Scarfoglio, lo spiazzo del Vomero e una notizia nei “Mosconi” di Matilde Serao su Il Mattino: tra archivi e cronache dimenticate, la ricostruzione documentata dei primordi del calcio napoletano, prima dell’assorbimento nel 1906 e della nascita del Naples Football Club.

Articolo di Vincenzo Imperatore03/03/2026

Ci avviciniamo al centenario formale della nascita del Napoli. E come sempre, quando c’è una ricorrenza, spuntano gli esperti dell’ultima ora, i sacerdoti del copia e incolla, quelli che “si è sempre detto così” e quindi deve essere così.

No.

Non mi interessa ripetere ciò che si è sempre detto. Mi interessa verificare. E verificare significa andare negli archivi, sporcarsi le mani di polvere, restare due giorni chiusi dentro l’Emeroteca Tucci con le proprie fonti bibliografiche, confrontare date, incrociare cronache, leggere le virgole. Perché la verità dei fatti non sta nei riassunti, sta nei dettagli.

Anche sulla data di fondazione del primo sodalizio cittadino dedicato esclusivamente al calcio circolano interpretazioni diverse. C’è chi anticipa, chi posticipa, chi confonde nuclei embrionali con strutture organizzate. Ma quando metti in fila i documenti, quando ti fermi sulle colonne ingiallite de Il Mattino, quando leggi ciò che scriveva Matilde Serao nella sua rubrica “I Mosconi”, allora la nebbia si dirada.

Il primo nucleo di quello che sarebbe diventato il nostro Napoli nasce nella primavera del 1905. Non nel mito, non nella leggenda: nella carta stampata.

Protagonista è Carlo Scarfoglio, figlio di Eduardo e della stessa Matilde Serao. Di ritorno dal collegio “Cicognini” di Prato, dove si era appassionato al football, Carlo porta a Napoli non solo un pallone, ma un’idea. Coinvolge i fratelli Antonio, Paolo e Michele, e un gruppo di amici. Non vogliono più che il football resti un passatempo aristocratico, un divertissement per giovani dell’alta borghesia che si sfidano tra società ginniche, replicando uno sport che a Napoli avevano fatto conoscere gli inglesi delle compagnie marittime, tra cui il mitico William Potts della Cunard Line.

Vogliono una società. Solo calcio. Solo football.

E qui arrivano i documenti. Il Mattino del 2-3 maggio 1905, proprio nella rubrica “I Mosconi” di Matilde Serao, la rubrica di costume e osservazione urbana curata dalla stessa Serao: uno spazio ironico e attento ai fenomeni della società napoletana, che annotava nascite di circoli, mode cittadine e trasformazioni culturali. Non un bollettino sportivo, ma il termometro della città.

Donna Matilde annota con il tono lieve del costume cittadino ciò che in realtà è un atto fondativo: si è costituita una società con il nome di Napoli Football Club, con sede provvisoria in via Monte di Dio 1, cioè casa Scarfoglio, e con terreno di gioco al Vomero, nello spiazzo detto Santarella (zona che prende il nome dalla villa di Eduardo Scarpetta).

Il calcio napoletano non è folklore: è élite culturale che diventa élite sportiva.

Le cronache sono precise. La prima partita ufficiale viene giocata il 2 maggio alle ore 4. La seconda il 3 maggio alle 4,30. Non “in quei giorni”. Non “probabilmente”. Alle quattro. Alle quattro e mezza. La storia è fatta anche di orari.

Nasce così un sodalizio che si occupa unicamente di football. È il passaggio alla terza fase della nascita del calcio partenopeo. La scintilla del salto definitivo di qualità, però, si accende nei circoli nautici cittadini.

Nel 1905 il Circolo Canottieri Italia fonda una sezione di football. I fratelli Scarfoglio sono soci del Reale Club Canottieri Italia. E all’inizio del 1906 accade il passaggio decisivo: la sezione football del circolo assorbe il Napoli Football Club. Nasce il Naples Football Club, guidato dal presidente Guido Fiorentino.

Ecco il punto. Non un’invenzione romantica. Non una data scelta per convenienza. Un percorso documentato: primavera 1905, Napoli Football Club; inizio 1906, assorbimento nel circolo e nascita del Naples Football Club.

Il calcio napoletano non nasce per caso. Nasce in una casa di Monte di Dio, passa per uno spiazzo al Vomero chiamato Santarella, attraversa le colonne di un giornale fondato da una donna straordinaria come Matilde Serao, si struttura nei circoli nautici dell’élite cittadina.

Basta cercare. Basta leggere. Basta non avere paura della verità quando emerge dalla carta ingiallita.

E poi la storia continua.

Ma quella è un’altra frattaglia.

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