Pelé: il millesimo gol su rigore

9 novembre del 1969, il giorno celebrato in tutto il Brasile come quello del millesimo gol (su rigore) di Pelè. La nuova puntata dedicata ai rigori di Vinenzo Paliotto

PeléPelé in azione
Articolo di Vincenzo Paliotto04/04/2026

Ad ogni modo, uno dei capitoli più affascinanti nella lunga e gloriosa storia calcistica di Pelè è senza dubbio quello relativo al 1000°gol realizzato nella sua carriera dalla Maravilha Negra. Un gol che rappresentò qualcosa dai contenuti epocali per il giocatore e per tutto il popolo brasiliano. Prima di lui già gente del calibro di Arthur Friedenreich, altro brasiliano, e Josef Bican avevano scavalcato il muro dei 1000 gol in carriera, ma questo traguardo che invece avrebbe dovuto segnare Pelè rappresentava in qualche modo ben altro. Era un‘ulteriore dimostrazione di una costruzione di un mito e di una leggenda vivente. Un idolo di un popolo e di tutto il Sud America.

La corsa ad ostacoli verso questo traguardo iniziò in maniera quasi ufficiale quando il 15 ottobre del 1969 il Santos superò nettamente per 6-2 la Portuguesa, altra formazione paulista, con quaterna di Pelè, che portava così il suo score provvisorio, di tutti i gol in pratica da lui realizzati, a quota 993 gol. Dopo aver violato la porta sia del Curitiba che del Flamengo e poi ancora del Santa Cruz a Recife, il 14 novembre contro il Paraiba ‘O Rey agguantò la fatidica quota 999 reti nel 3-o finale in favore della sua squadra, che appunto poteva preannunciare l’arrivo di un traguardo epocale.

Ma, nel frattempo, accadde in quello stesso periodo qualcosa di strano. Infatti, il portiere santista Aguinaldo si infortunò e, mancando il dodicesimo pure lui fermato da un infortunio, tra i pali si mise nel ruolo di estremo difensore per il resto della gara lo stesso Pelè. Ma da quel momento in poi il Brasile intero si fermò in attesa che Pelè tagliasse quanto prima quel traguardo. Un’autentica festa nazionale in attesa di essere celebrata, anche se non si sapeva bene in quale giorno questa santificazione calcistica poteva in effetti veramente accadere. Il Santos viaggiava in tutto il paese da un capo all’altro del Brasile per le partite del campionato, ma anche per lucrative gare amichevoli, e quel traguardo pareva fissato in occasione della trasferta di San Salvador contro il Bahia.

Tutta la gente bahiana preparò una festa, però, mai realizzata, perché quel giorno Pelè non segnò, mancando quasi incredibilmente numerose azioni da gol. Dopo un pareggio a reti inviolate al Maracanà contro la Fluminense, dove era presente anche il dittatore del paese Medici, un nuovo imprevisto si presentò a Recife, contro lo Sport, dove il Santos vinse agevolmente per 4-0, ma partita in cui anche questa volta incredibilmente Pelè non segnò. L’estremo difensore Nildo gli evitò il gol con una parata prodigiosa, dopo che lo stesso Pelè aveva praticamente evitato in dribbling gran parte dei difensori avversari, mancando la rete sul momento più bello.

Si arrivò, dunque, alla partita del 29 novembre del 1969 in un Maracanà pieno di gente, più di 80.000 persone a quanto dicono le fonti ufficiali, per la sfida tra il Vasco da Gama ed il Santos e Pelè finalmente segnò seppur dagli 11 metri contro il portiere argentino Andrade il suo 1000° gol. Ma l’impresa di ‘O Rey Pelè era di quelle cose che in un paese malato del pallone e dei suoi campioni contano forse più di ogni altro evento. Con il millesimo gol di ‘O Rey i brasiliani avevano qualcosa di più da celebrare in onore di quella che era l’icona di un intero popolo. Un popolo che soffriva spesso le dittature militari, ma che poteva al contempo contare sul più grande giocatore di calcio in quel momento al mondo.

La sua vittima nella partita contro il Vasco da Gama fu el gato Andrada. Un nome da tenere a mente. Edgardo Andrada, argentino di Rosario, arrivò in Brasile dal Rosario Central e poi difese i pali anche del Vitoria, prima di tornare in patria al Colòn. Giocò anche per 20 volte tra i pali della Selecciòn. Il suo amaro destino fu quello che, una volta aver terminato la sua carriera agonistica, venne reclutato tra le guardie della dittatura dei colonnelli argentini. Era noto negli ambienti come l’agente S e rappresentò un vero incubo purtroppo non più per gli attaccanti che lo avevano sfidato in carriera ma per la sua gente. “Pelè tirò. Sfiorai il pallone, ma non riuscii a pararlo. Mi abituai e poi ho convissuto piacevolmente con questo ricordo”.

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