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Addio a Pino Wilson, il napoletano bandiera della Lazio

Addio a Pino Wilson, il napoletano bandiera della Lazio

Pino Wilson è morto nella notte a Roma all’età di 76 anni, in conseguenza di un ictus. È stato il capitano della Lazio che nel 1974 conquistò il primo storico Scudetto. La famiglia biancoceleste piange uno dei suoi giocatori più amati: dire Wilson per un laziale significa dire il Capitano. Di ruolo difensore, nacque a Darlington in Inghilterra, figlio di madre napoletana e di un soldato inglese che si trovava in Italia durante la seconda guerra mondiale, ma fin da piccolo si trasferì a Napoli, dove iniziò la sua carriera prima alla Cirio e poi all’Internapoli.

Nel 1969 il trasferimento che avrebbe cambiato la sua vita: Wilson andò alla Lazio, dove sarebbe rimasto per un decennio, giocando prima da terzino e poi da libero e indossando la fascia di capitano.

Di seguito, il ricordo del giornalista di La7 e scrittore Guy Chiappaventi che ha avuto l’opportunità di conoscerlo:

“Era l’intelligenza più acuta dei Laziali Bastardi del ’74. Sottile, aguzzo, a volte mefistofelico, l’incrocio tra una napoletana come la madre e un soldato inglese come il padre. Il Padrino o il Baronetto. Un capataz, l’unico che aveva diritto in ritiro a dormire da solo, un privilegio che gli aveva concesso Maestrelli e quando ne parlava, si metteva a piangere. Chinaglia era il braccio, Wilson la mente. Studi da avvocato, pratica da notaio. Molta personalità, soprattutto in campo. Forte sull’anticipo, molto forte di testa, pur non essendo alto. Di destra, ma più di tutto andreottiano, per Andreotti aveva un culto smisurato. E lui stesso mi sembrava il Divo Giulio della Lazio.

Era caduto per le scommesse. Radiato in primo grado, tre anni di squalifica in appello e lì aveva smesso di giocare. Ovviamente lo avevo conosciuto abbastanza bene per le cose che ho scritto e per un talebano come me era difficile superare la storia di Milan-Lazio dell’80 e della partita venduta e poi la retrocessione, il buco nero degli anni Ottanta e della Lazietta della nostra adolescenza. Una vicenda per la quale Wilson aveva molto sofferto e per la quale per vent’anni si era imposto un esilio dalla Lazio.

Lo avevo rincontrato, intendo letterariamente, per l’ultimo libro che sto scrivendo e ho quasi finito, mi manca un capitolo, era l’antagonista e avevo capito, finalmente con cognizione di causa, che aveva meno colpe di quelle che gli erano state attribuite e che come al solito mi ero sbagliato, inseguendo la mia morale. Ciao, Pino.”

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