La disgustosa retorica dei bambini che non hanno mai visto l’Italia al Mondiale

Opinionisti e politici hanno trasformato una delusione sportiva in una favola triste sulla generazione tradita, dimenticando che mentre in Italia si piange un Mondiale mancato, nel mondo ci sono bambini che non perdono una partita ma la casa, il pane e spesso la vita

Articolo di Vincenzo Imperatore07/04/2026

C’è qualcosa di particolarmente disgustoso nella narrazione che opinionisti e politici costruiscono sui ragazzi italiani che non hanno mai visto la Nazionale ai Mondiali di calcio, perché non si limitano a registrare una delusione sportiva, che sarebbe perfino comprensibile, ma la trasformano in una specie di tragedia civile, in una ferita generazionale, in un lutto simbolico della patria, come se davvero il dramma del nostro tempo fosse questo e non il fatto che, mentre nei talk show e nei comizi si recita la parte dei custodi dell’anima nazionale ferita, in questo stesso tempo milioni di bambini nel mondo convivono con la fame acuta, con i bombardamenti, con la distruzione delle case, con l’assenza di acqua, di scuola, di cure, con una vita che non assomiglia nemmeno lontanamente al lusso sentimentale di potersi sentire privati di un Mondiale.

È qui che la retorica diventa oscena, perché non si tratta più soltanto di enfasi giornalistica o di banalità politica, ma di una clamorosa perdita del senso delle proporzioni: da una parte ragazzi italiani ai quali manca un’esperienza sportiva e collettiva che per decenni ha avuto un valore emotivo fortissimo, dall’altra bambini che non sanno se mangeranno domani, che crescono sotto le bombe o in territori devastati dalla guerra e dalla fame, in un mondo in cui il World Food Programme stima 318 milioni di persone in condizioni di fame acuta e UNICEF richiama l’attenzione su decine di milioni di bambini coinvolti in crisi umanitarie e conflitti, con dati recentissimi che per Gaza parlano di almeno 21.289 bambini uccisi dall’ottobre 2023 al 3 febbraio 2026 secondo l’aggiornamento UNICEF per lo Stato di Palestina. Davanti a questo quadro, il ragazzo che non ha visto l’Italia ai Mondiali non può essere elevato a emblema del dolore del presente senza che il linguaggio scivoli nel ridicolo o, peggio, nell’indecenza, perché una cosa è dire che il calcio conta, un’altra è usare il vocabolario della privazione storica per raccontare una mancanza che, a confronto con ciò che accade fuori dal nostro recinto mediatico, resta una frustrazione simbolica e privilegiata.

Il problema, dunque, non sono i ragazzi, che fanno bene a dispiacersi, il problema sono gli adulti che li usano come figurine morali, come scorciatoia narrativa, come materia prima per una retorica pigra e autoassolutoria che consente a opinionisti e politici di fingersi vicini alla gente senza toccare mai la carne vera del mondo, perché parlare di Mondiali mancati è facile, commuove senza disturbare, crea consenso a basso costo, mentre parlare di bambini che muoiono di guerra e di fame imporrebbe almeno un residuo di serietà, di misura, di silenzio. E invece no, si preferisce gonfiare il pallone fino a farlo diventare metafora di tutto, della nazione, del destino, della gioventù perduta, del declino collettivo, quando in realtà questa narrazione racconta soprattutto la povertà del nostro dibattito pubblico, incapace di distinguere tra ciò che ferisce davvero e ciò che delude soltanto, tra il dolore reale e il suo surrogato televisivo, tra la tragedia e la sua caricatura.

In fondo è questo che rende la faccenda così sgradevole: non l’amore per il calcio, che è sacrosanto, ma il modo in cui viene prostituito da chi ha bisogno di spacciare per dramma assoluto una mancanza sportiva, mentre altrove l’infanzia continua a consumarsi sotto il peso della fame e della guerra, nel silenzio relativo di un’umanità che sembra commuoversi di più per un Mondiale saltato che per una vita saltata.

Dopo PSG-Bayern, il calcio italiano dovrebbe stare in silenzio

All’indomani della sfida, il movimento italiano deve fermarsi e prendere atto del proprio ritardo strutturale....

SportdelSud oggi in versione cartacea al Maradona

Cinquemila copie gratuite per un numero speciale che accompagna il Napoli verso il centenario. Il...

Conte, De Bruyne e quella crepa invisibile nella meritocrazia

Quando il metodo incontra il campione, anche la disciplina più feroce può rallentare: non è...

Addio a Edoardo Cardillo, oltre l’avvocato

Professionista stimato e uomo raro, capace di lasciare un segno profondo ben oltre il lavoro,...