Calcio africano: cosa c’è all’orizzonte

Torna la rubrica sul calcio africano firmata da Mario Sacconi. Dopo la Coppa d'Africa cosa c'è nel futuro per il movimento calcistico oltre il Mediterraneo?

AfricaFoto di Jannik
Articolo di Mario Sacconi08/02/2026

Alla vigilia del calcio d’inizio della Coppa d’Africa 2025, il presidente della CAF ha tenuto una conferenza destinata a cambiare in modo significativo l’assetto del calcio continentale.

Patrice Motsepe è un uomo d’affari di Soweto, il quale ha costruito la propria fortuna sulle estrazioni minerarie e nel 2003 è divenuto proprietario dei Mamelodi Sundowns – ad oggi il club egemone in Sudafrica, grazie alla vittoria delle ultime otto Premiership. Pochi mesi fa è stato eletto per il secondo mandato da leader della Confederazione africana: era l’unico candidato in corsa e, nel corso della sua presidenza, ha sempre goduto dell’appoggio da parte della FIFA. Lo stesso organismo globale ha indirizzato pesantemente la scelta di dilazionare nel tempo il massimo torneo locale, per la soddisfazione delle società europee che, ciclicamente, lamentano la partenza di un numero di effettivi sempre maggiore alla volta delle proprie nazionali.

Una volta di più l’Africa si è confermata terreno di conquista per Infantino e i suoi uomini, capaci di colpire una competizione storica – nata due anni prima degli Europei, per avere un punto di riferimento – nel bel mezzo della sua fase di crescita più netta.

La CAF basa la sua economia sulla Coppa, che costituisce l’80% delle entrate, in mancanza di un altro “prodotto forte”.

Dal punto di vista sportivo, invece, lottare per un palcoscenico così importante ogni due anni permette a realtà in crescita di migliorarsi costantemente. Mauritania e Gambia, per citarne un paio, hanno fallito la qualificazione all’ultimo giro: se questo fosse successo con la nuova struttura, l’arco di tempo fra una presenza e l’altra avrebbe potuto ammontare a otto anni, abbastanza per immobilizzare un movimento. Inoltre, se le qualificazioni saranno dilazionate, alla lunga distanza emergeranno i valori e sarà più difficile, di conseguenza, notare con sorpresa l’assenza del Ghana o il cammino vincente del Botswana.

La nuova cadenza – quadriennale e non più biennale – non entrerà in vigore a partire dall’edizione del 2027, ospitata congiuntamente da Kenya, Uganda e Tanzania, bensì da quella del 2028, prevista in origine per l’anno successivo e anticipata così da allinearsi a UEFA e Copa América.

L’organizzazione del torneo non è stata ancora assegnata. Il 1° febbraio scorso segnava però la data limite per presentare proposte ufficiali e adesso, sul piatto, sembrano esserci tre opzioni.

La prima corrisponde al Marocco. Il Regno tornerebbe così ad essere il teatro della kermesse –dopo averla ospitata recentemente– per un’ulteriore prova in vista del Mondiale. A livello infrastrutturale, comunque, l’ultimo test è stato impeccabile: per la prima volta sono stati messi a disposizione alloggi e campi di allenamento di massimo livello per ciascuna delle 24 partecipanti, oltre a 9 stadi (nonostante ne bastassero sei per regolamento). A Rabat e dintorni, dunque, il problema di costruire o ammodernare gli impianti sarebbe inesistente.

C’è poi il trio formato dal Sudafrica (che ha già organizzato la competizione per due volte e  inevitabilmente otterrebbe la maggioranza delle partite) assieme a Botswana e Namibia. Queste ultime due nazioni avrebbero dovuto correre già per il 2025, ma i ritardi nella preparazione hanno impedito loro di farlo: stavolta potrebbero riuscirci con l’importante aiuto di un vicino nettamente più attrezzato.

Infine, anche l’Etiopia ha deciso di fare un tentativo. Una mossa audace, non c’è che dire, visto che attualmente nessuno stadio rispetta gli standard imposti dalla CAF. I lavori dell’ “Adey Abeba”, nella capitale, sono avviati, ma tutti gli altri casi vertono ancora in una fase embrionale.

Nel frattempo, l’Egitto guarda al futuro e ha annunciato il proprio interesse per la prossima decade.

Per quanto riguarda le altre novità, dal 2029 l’Africa avrà la propria Nations League. L’idea di partenza sembra avere delle potenzialità, ma la perplessità principale è quella del formato: i vari gironi, secondo le prime indicazioni, dovrebbero essere formati per area geografica e non per livello. In questo caso verrebbe meno l’obiettivo più auspicabile, permettere cioè a chi naviga nelle posizioni più basse del ranking di giocare una lega con possibilità di successi e di miglioramento, senza la pressa delle concorrenti incrociate abitualmente, ad esempio, nelle eliminatorie mondiali.

Non è finita qui: il CHAN –la manifestazione dedicata alle nazionali composte unicamente da giocatori dei campionati locali– verrà eliminato dal calendario. Nato nel 2009, si teneva ogni due anni ed era un’opportunità per vivere una grande esperienza internazionale e mettersi in mostra: prendiamo Ryan Ogam, keniota. Grazie alle buone prestazioni la scorsa estate si è guadagnato la nazionale maggiore, rivelandosi un asso nella manica con quattro gol nelle prime quattro comparse.

Insomma, se da un lato il calcio africano è in rapida ascesa, dall’altro proprio coloro che dovrebbero difenderlo sembrano inanellare una serie di scelte che potrebbe essere controproducente. Sta a noi, sta al pubblico interessarsi a questa parte di mondo e a questo pezzo di sport con curiosità e rispetto, fuori dalla narrazione predominante che si occupa di queste zone solo superficialmente, unicamente in relazione ad episodi che alimentano stereotipi e pregiudizi.

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