Il Cava United non sbaglia: Olympic battuto e tre punti fondamentali per la salvezza
Una rete su calcio piazzato e tanta sostanza: i biancoblu chiudono il miniciclo con un successo pesante

Nell’incontro casalingo contro l’Olympic Salerno, che chiude un miniciclo di quattro partite contro dirette concorrenti per la salvezza, il Cava United è chiamato a bissare la vittoria dell’andata e a dare continuità ai segnali incoraggianti emersi negli ultimi tre turni.
La classifica, cortissima come una fisarmonica, non concede distrazioni: nel giro di tre punti puoi ritrovarti con lo sguardo rivolto ai play-off o risucchiato nel vortice dei play-out. Tradotto: per i ragazzi di Cava oggi serve bottino pieno, e possibilmente anche un piccolo strappo proprio sull’Olympic.
Dall’altra parte, però, c’è una squadra che non ha intenzione di fare da comparsa e che sente l’urgenza di lasciare la terzultima posizione. Lo sa bene anche mister Laudato che, nel pre-gara, batte su un concetto semplice e feroce: massimo agonismo dal riscaldamento fino al 100° minuto, perché in gare così i minuti non bastano mai e le seconde palle pesano come macigni.
Intanto, sugli spalti, la partita comincia prima del fischio d’inizio. I drappi scivolano sulle ringhiere, le bandiere trovano il vento giusto, i cori prendono forma come un’onda che si alza. E c’è un direttore d’orchestra inatteso: il piccolo Daniel. Con un piglio sorprendentemente autoritario, “si impossessa” del tamburo, impugna le bacchette e decide che oggi si canta a modo suo, o almeno ci si prova. Il risultato è un battito continuo, a tratti scomposto, ma autentico: non perfetto, però vero. E nello stadio, spesso, è tutto quello che serve.
Il Cava United sembra aver raccolto l’invito del proprio allenatore: l’avvio è tutto di marca biancoblu. Passano pochi minuti e i tifosi di casa protestano per un rigore non concesso. La squadra, però, non si scompone e insiste. Al 10’, nel giro di una manciata di secondi, arrivano due squilli veri: prima il tiro di Carmine Ferrara, centrale ma velenoso, poi l’incornata di Davide Marcantonio che costringe il portiere avversario al colpo di reni per alzare la palla sopra la traversa. È un segnale: il Cava è dentro la partita, con il piglio giusto.
Col passare dei minuti l’Olympic riesce a leggere meglio il ritmo metelliano e la gara diviene un po’ più equilibrata. Gli ospiti non costruiscono molto, ma quando lo fanno costringono il Cava a prestare attenzione: al 25’ arriva l’unica vera chiamata in causa per Mario Senatore, che deve farsi trovare pronto a presidiare lo specchio e il suo spazio.
Un tiro di Cristian Scermino al 42’, che termina di poco a lato, è l’ultima fotografia prima dell’intervallo. Si va al riposo con la sensazione che la partita sia lì, appesa a un dettaglio: un rimbalzo, una punizione, un episodio.
Nella ripresa bastano pochi minuti perché dagli spalti si alzi un coro più compatto, più “pesante”. Sembra quasi che l’energia rimbalzi dalle gradinate al campo: da quel momento il Cava United riprende in mano il pallino e aumenta la pressione, come chi decide di non rimandare più.
All’8’ Valerio Siani ha una chance nitida: colpo di testa ravvicinato, ma la palla sorvola di poco la traversa. Un minuto dopo è ancora Ferrara a provarci: conclusione che sfila a lato, non lontana, abbastanza per far trattenere il fiato alla Doce.
È un assalto continuo, fatto di palloni messi dentro con insistenza. “Il gol è nell’aria”, e non è solo un modo di dire: lo senti da come i tifosi alzano la voce a ogni attacco. Ci si mette pure la traversa a negare la gioia a Ferrara e a un pubblico già pronto a esplodere: una di quelle parabole che sembrano destinate alla rete e invece il suono secco del legno della traversa strozza la gioia in gola.
Il Cava non molla e, al 25’, guadagna una punizione dai 20 metri, leggermente defilata sul centro-sinistra. È una zolla di campo che sa di occasione. Sugli spalti i tifosi trattengono il fiato e cala il silenzio. Sul pallone va Cristian Scermino: con un gesto pulito, disegna una parabola morbida e precisa che consente alla palla di scavalcare la barriera ed infilarsi alla sinistra del portiere, facendo gonfiare la rete.
Sugli spalti è un’esplosione: bandiere che si agitano, abbracci istintivi, Daniel che picchia sul tamburo come se dovesse farsi sentire fino a casa.
Mancano ancora venti minuti e l’Olympic, com’è naturale, prova a buttare dentro tutto: orgoglio, gambe, nervi. I salernitani cercano in ogni modo il pareggio e costruiscono due occasioni pericolose, ma senza riuscire a trovare la zampata giusta. Il Cava United però non molla e continua a macinare gioco, cercando di mantenere alto il proprio baricentro.
Al triplice fischio il boato della Doce è liberatorio. I giocatori vanno sotto gli spalti per il classico coro di saluto e per ricevere l’abbraccio dei tifosi.
Questi tre punti chiudono nel modo migliore il miniciclo contro le concorrenti dirette e confermano una crescita che, adesso, va alimentata con la stessa fame. In una classifica che non permette di respirare, il Cava United sceglie la via più difficile e più necessaria: continuare a fare risultati, senza guardare troppo gli altri e senza farsi distrarre dai calcoli.
