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Ribery: “Champions o salvezza parte tutto dalla fame, questo sport è la mia vita”

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© “RIBERY” – FOTO MOSCA

Franck Ribéry ha rilasciato una lunga intervista a Tuttosport in cui traspare tutto l’amore e la dedizione del francese verso lo sport che lo reso uno dei migliori esterni destri degli ultimi 20 anni. Oggi lotta per la salvezza della Salernitana con lo stesso spirito con cui scendeva in campo con il Bayern in Champions League. Ecco le parole del granata al quotidiano sportivo di Torino.

Chi me lo ha fatto fare? Semplice: la passione, l’amore per questo sport. È la mia vita. E io, ancora oggi, sono felice al campo, mi sento bene con il mio corpo, con i compagni e so che posso trasmettere esperienza ai ragazzi più giovani. La mia carriera non è venuta per caso: è il frutto di tanti sacrifici abbinati alla gioia di giocare a calcio. Che tu lotti per vincere la Champions o per salvarti, parte tutto dalla fame e dalla passione che hai. Guardate anche Ibrahimovic o Buffon. Gigi gioca a Parma, ha 44 anni, si diverte e compie ancora parate super”.

Su Lewandowski.

“Robert è uno che lavora molto e bene, ogni giorno. Dietro ai suoi tantissimi gol c’è talento, ma anche una straordinaria professionalità. È un robot, non a caso segnava molto con me e Robben in passato e continua a farlo tuttora senza di noi. È un campione e nel 2021 è stato il migliore: giusto assegnargli il Golden Player. Avrebbe meritato anche il Pallone dOro“.

Su Roma-Salernitana.

Sarà dura, ma dobbiamo fare punti. Bello rivedere Mou. Non è mai stato il mio allenatore, però abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Ci siamo incrociati tante volte in Champions, e, prima e dopo le partite, abbiamo sempre chiacchierato. Quando allenava il Real mi voleva con lui a Madrid. Ma il Bayern non mi lasciò andare via. In quegli anni mi cercavano un po’ tutte le big, il Barcellona e anche la Juventus. Nessun rimpianto. Non mi sarei mai immaginato di giocare per 12 anni in un club fantastico ed enorme come il Bayern. Sono orgoglioso di quanto ho fatto a Monaco: ho vinto tutto e scritto pagine di storia della società”.

In chi si rivede Franck Ribéry.

“Devo ammettere che mi rivedo un po’ in Coman e in Chiesa, entrambi miei ex compagni. A Firenze mi accorsi immediatamente che Federico aveva qualcosa di diverso da tutti gli altri. Andava sempre a 2000 all’ora, un po’ come facevo io alla sua età. Con il tempo si impara a gestirsi meglio in partita, ma è una crescita naturale. È successo così a me e sarà lo stesso per Federico”.

Sul rapporto con i compagni di squadra.

“Mi osservano. Mi guardano come lavoro prima, durante e dopo gli allenamenti, come curo il mio corpo. Io mi faccio anche sentire, cerco di trasmettere ottimismo ed esperienza“.

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