Maradona, Zico e quell’incubo Mundial chiamato Gentile
In questa Maradoneide, Darwin Pastorin riavvolge il filo dell’estate più azzurra di sempre attraverso un abbraccio con Claudio Gentile, fermato per sempre in un video del Bernabeu. Dentro ci sono l’amicizia, il Mondiale del 1982, la notte in cui l’Italia piegò il Brasile e la memoria di un’impresa che, più del tempo, continua a vincere.

Il direttore Vincenzo Imperatore mi ha mandato un breve video dell’11 luglio 1982: gli azzurri, campioni del mondo, dopo il 3-1 in finale a Madrid, allo stadio “Santiago Bernabeu”, contro la Germania Occidentale, davanti al nostro presidente partigiano Sandro Pertini, stanno salendo la scaletta per ricevere, in tribuna d’onore, la Coppa dalle mani del re Juan Carlos. E si vede benissimo l’abbraccio tra me e Claudio Gentile.
Un’amicizia antica, la nostra. Prima della partenza per la Spagna, gli avevo regalato un romanzo che molto mi aveva segnato e insegnato: “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque, ambientato tra i soldati tedeschi durante la Grande Guerra. Al Mundial, Piercesare Baretti, direttore di Tuttosport, mi mandò a Siviglia per seguire il mio Brasile. Una nazionale semplicemente fantastica, tre partite tre vittorie nel girone di qualificazione, show a tutto andare di Zico e del gramsciano Sócrates, di Júnior e Di Cerezo, di Falcão e di Éder. L’Italia, invece, era finito, nel girone di Vigo, nel labirinto delle polemiche, degli insulti, del silenzio stampa, tre match tre pareggi, il turno superato, come seconda, in virtù soltanto della miglior differenza reti rispetto al Camerun. E agli uomini di Bearzot, con Pablito Rossi senza ancora la soddisfazione di un gol, toccò andare a Barcellona: contro la Seleçao di Telé Santana e l’Argentina di Diego Armando Maradona. Un quotidiano titolò “Ma a Barcellona cosa andiamo a fare?”.
Ma proprio allo stadio “Sarriá”, la nostra nazionale passò, per citare uno splendido romanzo di Giovanni Arpino, “dal buio al miele”. Vittoria sulla Selección per 2-1 (Tardelli e Cabrini; Passarella). Diego venne arginato dalla marcatura pressante, a volte ruvida, ma impeccabile di Gentile. Quindi, ecco Brasile-Argentina: 3-1, Zico Serginho e Júnior, rete della bandiera di Ramón Diaz. Dieguito, nervoso e irriconoscibile, venne espulso per un fallo cattivo su Batista.
E, passiamo al tempo presente, arriviamo al 5 luglio 1982, nel pomeriggio più caldo di sempre in terra iberica. Italia-Brasile. Alla Seleçao basta un pari, per via della favorevole differenza gol rispetto agli italiani per passare alla semifinale. Ma quel giorno cambia la sinossi del Mondiale. E la vita, di uomo e calciatore, di Paolo Rossi. Gli azzurri scendono in campo per il riscaldamento. Divieto di parlare con i giornalisti. Ma io e Gentile siamo come fratelli. Così gli chiedo, come si sente, quali sono le sensazioni. “Loro sono favoriti, per carità. Ma noi abbiamo il diavolo in corpo. Venderemo cara la pelle, vedrai…”. Chi marcherai? “Éder. Su Zico andrà Oriali”.
La nostra nazionale trionfa. 3-2: tripletta di Pablito (e che felicità vederlo di nuovo sorridere!), vanno a rete per la Seleçao Sócrates e e Falcão. All’ultimo minuto, capitan Zoff, quarantenne, blocca sulla linea un colpo di testa di Oscar, il marcatore di Rossi. Il cielo è di un azzurro splendente. Gentile si è occupato di Zico, strappandogli anche un lembo della maglietta numero 10. Perché dirmi quella bugia? Che senso aveva? Per gli azzurri la cavalcata diventa trionfale: 2-0 alla Polonia (doppietta di Paolo), 3-1 alla Germania Occidentale nella finale (Rossi, l’urlo di Tardelli, Altobelli; Breitner).
A Torino, dopo essere salito sul palco dei Rolling Stones al fianco di Mick Jagger, Claudio mi svelerà l’arcano: “Dovevo stare dietro a Éder. Ma appena usciti dallo spogliatoio, Bearzot ci fa tornare indietro. E dice: Gentile tu vai su Zico, e tu Oriali devi arginare l’attaccante. Il resto lo conosci bene, benissimo!”.
Resterà, sempre e per sempre, quel nostro abbraccio. Che ancora dura, nel ricordo di un’impresa epica. E di un’amicizia che tuttora regge all’usura del tempo.
