Due su due

Petagna

Alla prima sosta il Napoli arriva con 6 punti, insieme a tutte le più forti meno Juve e Atalanta: la prima nel caos come in parte previsto alla vigilia, la seconda un passo indietro rispetto alle due precedenti stagioni in termini di gioco e realizzazioni. Difficile che un nucleo di giocatori possa garantire per più stagioni la vis agonistica e la totale dedizione totale alla causa mostrata finora dagli orobici: non c’è Gasperini che tenga. Inoltre quando cambi con qualche sostituto non all’altezza (non è sempre Natale) la squadra perde equilibri consolidati. Vedremo. Aspetterei invece a recitare il de profundis per la Juve. Abbiamo già visto Allegri recuperare situazioni disperate e la prossima la gioca a Napoli dove storicamente siamo stati sempre molto bravi a resuscitare i morti, juventini compresi. Il regalo fatto l’anno scorso pesa ancora come un macigno. Certo è che la Juve si trova ad affrontare una delle crisi peggiori dal ritorno in A con la squadra sulla carta meno attrezzata a superarla e di questo i nostri eroi per primi se ne devono fare una sana ragione.

Tornando a noi,  6 punti: fu vera gloria? Ad avviso di chi scrive c’è un problema noto di lunghezza della rosa e in più qualche “ombra”. Vediamo ciò che non convince: 

  • Il portiere. La scelta di Spalletti è stata quella di puntare su Meret, valutazione che appare per cosi dire “aziendalistica”. Il ragazzo ha 24 anni, non sono molti, ma non si può parlare di prospetto altrimenti ricadiamo nella sindrome Zielinsky che a 27 anni è ancora un “potenziale” fuoriclasse. Meret mostra limiti importanti, tecnici e caratteriali. Con il Genoa è andata bene a noi e a lui. Se l’arbitro avesse convalidato il gol di Pandev su una sua chiara cappella -al di là del presunto fallo- sarebbe stato lapidato e crocifisso da stampa e tifosi. Sul gol di Cambiaso anche se la responsabilità maggiore è certamente di Di Lorenzo, che comunque al centro dell’area stava guardando un indisturbato Pandev, la palla è entrata sul primo palo del portiere e non era neppure a filo. Il ragazzo è timido, non guida la difesa con sufficiente piglio come un portiere dovrebbe saper fare. Genera insicurezza (almeno in chi guarda la partita). Reina per dire spesso non ne azzeccava ma aveva leadership e carisma da vendere dentro e fuori dal campo, tanto che incredibilmente è ancora titolare di una squadra di prima fascia. Avessimo come secondo Pinsoglio il problema non si porrebbe. Con Ospina invece si.
  • Il terzino sinistro: non penso siano necessari commenti. Mi chiedo se non valga la pena vedere Jesus in quel ruolo in attesa di un improbabile miracoloso ritorno di Ghoulam. 
  • Il centrocampo: qui Spalletti sta ancora sperimentando. In attesa del rientro di Demme, che comunque non è Isco, il trio Lobotka, Ruiz, Zielinsky sembra mal assortito. Ruiz ieri ha segnato da peggiore in campo, per la seconda partita consecutiva. Se non l’avesse fatto avremmo potuto dire che la squadra aveva giocato con l’uomo in meno almeno per tutto il primo tempo. Con lui e con Zielinsky la domanda da farsi è la seguente: per vederli ben giocare tre, quattro, cinque partite in una stagione è davvero necessario sopportarli per tutto il resto dell’anno? Per quanto concerne il polacco la mia risposta è un secco no. Se ci fossero state offerte accettabili, dopo “n” anni a Napoli ciascuno fotocopia dell’altro, io lo avrei venduto e ovviamente sostituito. Ruiz probabilmente a scadenza andrà via sua sponte e il problema non si porrà. Oggi la squadra sembra più equilibrata con Elmas al posto di Zielinsky: il macedone può far confusione, giocare pochi palloni di qualità, ma è tosto, dà fastidio, ha carattere e cattiveria che l’altro si sogna e segna pure lui
  • L’attacco: è il settore dove sulla carta siamo meglio messi, sperando nel rientro di Mertens su livelli almeno accettabili. Preoccupa il rendimento di Lozano che sembra di nuovo in letargo dopo il risveglio a suon di calci in culo ricevuti da Gattuso. Politano è quello che appare: buon giocatore, può essere decisivo in qualche partita ma non è un trascinatore, a ranghi completi non sarebbe neppure titolare. Osimhen è invece un certo valore aggiunto: entro quali limiti lo capiremo alla fine della stagione. Certamente possiamo dire senza tema di smentite che in campo fa la differenza in questo Napoli. Petagna va ceduto solo se sostituito almeno alla pari perché non possiamo giocare un’intera partita con Insigne o Lozano centravanti, ieri ne è stata la dimostrazione. Ounas vuole fortemente restare e giocare. E’ motivato, ci mette l’anima. In questa rosa non è una cosa scontata e siccome ha dei numeri gli darei fiducia. Infine Insigne: chi scrive non è mai stato un suo estimatore. Non lo era prima di Napoli Verona, a maggior ragione dopo. Difficile riparare il vulnus aperto in quella oscena serata in cui lui indossava la fascia di capitano della squadra. Ciò detto e sottolineato, è uno dei giocatori più talentuosi della rosa e -se resta- va fatto rendere al meglio. Consapevoli dei suoi limiti. Essere capitano secondo me non gli giova, non è un nono cielo dantesco, quando si è fatto veramente sentire all’interno dello spogliatoio ha fatto danni. Ha una prestanza fisica risibile che non cambia se corri avanti e indietro (per quello bastano Sturaro o Rincon). Oggettivamente finora non è stato capace di giocare un’intera stagione da protagonista, ha toppato appuntamenti importanti e decisivi. Questo al netto delle querelle sul rinnovo del contratto. In altra occasione potremo ampliare il ragionamento su di lui con riflessioni dedicate

Spalletti piace. Nell’approccio esterno, nella gestione intelligente degli umori della piazza e dei giocatori, nelle scelte in campo. Dà idea di solidità e competenza. Rispetto a Benitez e Ancelotti è un vero allenatore, non un manager prestato al campo. E’ come Sarri e prima di lui Mazzarri. Nessun paragone con il pane e salame di pessima qualità del suo predecessore. Il principale elemento di fiducia sul buon esito della stagione oggi fonda su di lui. 

Forza Napoli Sempre.

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