Odissea di Cuoio: Il calcio sull’Isola Eubea
Ritorna la rubrica di Giancarlo Libero Falletta. Settima tappa dell'Odissea di Cuoio. Focus sull'isola Eubea.
Foto di Xenofon TsantilasOmero la cita nell’Iliade, per noi è la 6ª tappa del viaggio. L’Odissea di cuoio è giunta a metà del suo percorso, siamo partiti dalle Isole Ionie, scesi a Creta e risaliti tra il Golfo Saronico e le Isole Cicladiche. Adesso facciamo porto sull’Isola Eubea, la veneziana Negroponte, separata dal continente dallo stretto di Euripo, ma allo stesso tempo collegata da due ponti che uniscono il capoluogo Calcide – o Chalkìs – al resto della Grecia.
Un’isola che scorre lungo la terra ferma, che nel punto più vicino dista appena 40 metri dal resto del paese. Talmente vicina da non accorgersi della differenza, talmente vicina da dover lottare sempre per la propria autenticità.
Il calcio sull’Isola Eubea non ha avuto momenti memorabili e non ci racconta di vittorie ma di storie di sudore, di grande rivalsa e di sogni appena accarezzati. I club principali hanno vissuto poche stagioni da protagoniste e molte da comprimarie. Ma se si vuole comprendere davvero sino in fondo la Grecia e la storia del suo calcio, l’Isola Eubea è una tappa obbligata, forse di passaggio ma pur sempre decisiva.
Partiremo dall’AO Chalkís, ma scopriremo che tra tante difficoltà, il calcio sull’isola non è solo questione del capoluogo.
Il capoluogo e la sorpresa
Chalkís, da capoluogo della regione, è anche il centro calcistico principale. Il club cittadino, i nerazzurri dell’AO Chalkís, sono il club maggiormente titolato e quello con la storia più ricca. Ma 16 km più a nord, più precisamente a Psachna, un club ha scritto una pagina irripetibile del calcio, non solo regionale ma incredibilmente anche nazionale.
Il Chalkís nasce ufficialmente nel 1967, quando durante il terribile “Regime dei Colonnelli” i club di una stessa città dovevano fondersi per crearne soltanto uno. Il club ha giocato 15 volte in Super League 2 (serie B) e una sola volta in Super League, ovvero il massimo campionato greco. Era la stagione 1968/1969 e il torneo si concluse con la retrocessione malgrado le 7 vittorie e gli 8 pareggi in 34 partite. Da allora il club nerazzurro non ha più giocato in massima serie e anche le partecipazioni alla serie B greca latitano. Infatti il Chalkís gioca ininterrottamente tra la Gamma Ethniki (serie C) e le categorie regionali dal 1989.
Da allora tante delusioni, ripartenze faticose, stagioni anonime e un amore dei locali affievolitosi ma non del tutto. Infatti il gruppo ultras “Chalkida Gate 3” continua senza sosta il suo lavoro di supporto e tifo per quei colori che portano sul petto e nel logo il volto di Aretusa, personaggio femminile della mitologia greca.
Oggi i nerazzurri stanno tentando la risalita almeno in Gamma Ethniki – campionato giocato per 16 volte – e giocano nel massimo campionato regionale dell’isola Eubea. A livello locale vanta anche 11 vittorie tra campionato e coppa ed è sicuramente una di quelle realtà che tornassero in alto, porterebbero un bagaglio di storie e passione non indifferente.
La favola di Psachna
La vera storia calcistica è stata scritta però a Psachna. Parliamo dell’Iraklis Psachna, club di una cittadina di 5 mila abitanti che tra il 2011 e il 2015 giocò nel campionato greco di serie B, raccontando una favola. La tipica favola del piccolo club di provincia – e Psachna è provincia che più provincia non si può – che dura poco ma che emoziona e trascina l’opinione pubblica.
I biancoverdi si affacciarono nelle prime categorie della piramide calcistica greca nella stagione 2008/2009, quando giocarono nella allora Delta Ethniki. In quella Quarta Serie, oggi dismessa malgrado si parli di reintrodurla, l’Iraklis Psachna giocò per due anni e al secondo tentativo ottenne una storica promozione in serie C. Non contenti, dopo appena una stagione arrivò la ancor più clamorosa promozione in serie B.
Tra grandi nomi e giocatori di categoria, l’Ercole di Psachna ottenne anche un impensabile 4º posto nella stagione 2013/2014 che permise alla squadra di affrontare pure il round playoff per conquistare la promozione in Super League. La promozione non arrivò mai e dopo un paio d’anni la storia si concluse con il ritorno ai campionati regionali, ma quanto fatto dal piccolo e orgoglioso club eubeo è inciso a fuoco nella mente di tutti gli appassionati di calcio greco.
Oggi la squadra di Psachna – che si veste di quell’Iraklis in onore dei biancoblu di Salonicco – gioca in quella che corrisponde grossomodo alla nostra Prima Categoria. Ritornare a sudare su campi iconici del calcio ellenico è francamente impensabile, per cui si sta progettando una lenta risalita verso la massima categoria regionale.
Tra i due club protagonisti del nostro viaggio sull’Isola Eubea alla scoperta del calcio greco di provincia, ci sono tre club che stanno battagliando nel gruppo 5 di Gamma Ethniki nella stagione in corso. Il Nea Artaki e l’AO Karystou stanno disputando un ottimo campionato e puntano a raggiungere i playoff per la promozione in SL2. Un po arretrato l’Amarynthiakos invischiato in fondo alla classifica e alla disperata ricerca di punti salvezza. Oggi sono questi i tre club che portano in alto la bandiera regionale e che attendono soprattutto l’AO Chalkís per il derby contro il capoluogo. Per sottrarre lo scettro di club più importante dell’isola – obiettivo gioco forza già parzialmente raggiunto – e per scrivere altre pagine importanti del calcio eubeo. Un calcio minore ma centrale nella storia greca
