Antonio Conte: l’allenatore “non ancora maggiorenne”

Paquito Catanzaro continua a raccontarci i più iconici calciatori del Sud Italia. Dopo Taglialatela e Massimo Palanca tocca ad Antonio Conte, attuale allenatore del Napoli. Dall'esordio con Fascetti al quarto scudetto al Maradona.

Foto di Clément Bucco-Lechat (licenza Creative Commons)Foto di Clément Bucco-Lechat (licenza Creative Commons)
Articolo di Paquito Catanzaro17/10/2025

Il suo destino sembra segnato fin dall’esordio: diventerà un allenatore vincente.

Eppure il debutto di Antonio Conte (classe 1969) risale alla metà degli anni ’80, quando di anni ne ha appena compiuti 16.

Eugenio Fascetti non ha dubbi: il ragazzo con gli occhi chiari e tanta voglia di fare va premiato, pertanto gli concede scampoli di serie A contro il Pisa. La stagione dei pugliesi è compromessa, perciò sotto con gli esperimenti e con le prove tecniche per il campionato successivo. Quello che Antonio vedrà solo dalle tribune, poiché un grave infortunio gli impedirà di guadagnarsi la maglia da “titolare inamovibile” prima della maggiore età.

Ma, per mettersi in luce, ne ha di occasioni durante i campionati successivi: poco più che ventenne segna il primo gol nella massima categoria e lo fa in un palcoscenico di riguardo, lo stadio “San Paolo”, tempio di re Diego impegnato a erigere quel monumento sportivo che sarà il secondo scudetto del Napoli. Quasi trent’anni dopo tornerà in quello stadio e metterà la personale firma sul quarto tricolore azzurro, ma tutto questo ancora non lo sa il ragazzo così bravo da incuriosire la Juventus.

Sbarca a Torino nel novembre ’91, fortemente voluto da un Giovanni Trapattoni che intravede in quel ragazzo: talento, concretezza e soprattutto leadership. Quest’ultima dote verrà apprezzata anche dagli allenatori successivi. Lippi prima, Ancelotti poi gli affideranno le chiavi del centrocampo e la possibilità di alzar la voce nello spogliatoio. Sarà uno dei senatori bianconeri, pronto a dire la sua anche quando le cose non vanno bene.

Nel decennio 1994/2004 la Juve vince in Italia e nel resto del mondo, diventando avversaria scomoda, soggetto e oggetto di tantissime polemiche che vanno dagli arbitraggi – sarà leggenda uno Juventus – Inter dell’aprile ’98 – alle vittorie sul filo di lana (nominate a un interista il 5 maggio del 2002 per saperne di più).

Segna poco, Antonio Conte, ma lavora sodo e soprattutto studia da allenatore. Segue le orme del Trap, quelle di Lippi e pure quelle di un Ancelotti che avrà bisogno di qualche anno ancora prima di diventare il tecnico italiano più vincente di sempre. Quel che i tre mister non sanno ancora è che il giovane allievo lavora sodo sulla comunicazione e la gestione del gruppo. Si esercita parlando al cuore e alla mente delle persone.

Qualche mese dopo il ritiro, Antonio torna a Coverciano per il corso di allenatore. Una prova che supera brillantemente e che lo inserisce nella lista dei neotecnici su cui investire.

Prima Arezzo, poi Bari, con cui centra una promozione in serie A. Fallisce a Bergamo, dove se ne va dopo tre mesi; si supera a Siena, città del palio e di un miracolo sportivo chiamato “ritorno in serie A”.

Miracolo perché quella promozione, attira nuovamente l’interesse della Juve. Antonio ha il DNA bianconero ed è quello che cerca la dirigenza per risollevare il morale di una piazza scottata dalla deludente stagione griffata Luigi Del Neri.

Tre anni di successi, scudetti e record. La stagione 2013/14 è quella delle 33 vittorie su 38 e dei 102 punti. Punti che non sono sufficienti a tenergli la bocca chiusa quando la dirigenza bianconera si muove sul mercato con un’oculatezza che fatica a comprendere.

«Per me finisce qui» dichiara Conte in conferenza stampa. La Juve sceglie l’aziendalista Allegri e resta competitiva mentre Antonio si concede un biennio da commissario tecnico durante il quale la sua Nazionale diventa “brutta, sporca e cattiva” eppure meritevole di un affetto dei tifosi che riporta alla mente l’undici di Lippi e quello di Bearzot.

Di lì in poi, quasi dieci anni in giro tra l’Italia e l’Inghilterra, per vincere con Inter e Chelsea e tentare la rivoluzione in casa Tottenham. I dissidi con la dirigenza degli Spurs sono tanti e frequenti, al punto da mollare tutto e prendersi un periodo sabbatico.

Ed è proprio durante queste “ferie forzate” che incontra Aurelio De Laurentiis: il magnate del Napoli vede in Conte con la quale riconquistare una piazza scottata dal decimo posto post scudetto.

Antonio è trasparente fino al midollo: «Accetto, presidente. Ma deve garantirmi giocatori forti e programmazione.»

Il produttore lo accontenta e Antonio torna scétapopolo, diventando il Masaniello contemporaneo e aggiungendo un nuovo, vincente capitolo alla sua storia. 

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