Rinascita 167, la prima scuola calcio di Scampia

Quando il sogno dell’Arancia Meccanica di Cruijff ispirò un gruppo di scugnizzi. Bambini che misero in vendita i propri giocattoli per comprare un pallone di cuoio.

167La squadra Rinascita 167
Articolo di Rosario Esposito La Rossa19/03/2026

L’Arancia Meccanica olandese domina il mondo del calcio. Tutti vogliono essere Cruijff. Anche in una neonata 167 ai bordi della Napoli Nord i bambini sognano l’Ajax. Un gruppo di questi gioca per il rione con la maglia arancione. Sono arrivati tutti da pochissimo a Scampia. Sono i primi assegnatari. Sono ragazzi del Lotto W e del Lotto U. Scampia non esiste ancora, quelli sono semplicemente gli scugnizzi della 167. I ragazzi con la maglia arancione non hanno un vero pallone di cuoio. Ai tempi una vera e propria chicca, difficile da possedere. Ma gli scugnizzi non mollano mai e così decidono di organizzare una “bancarella”, si mettono a vendere i propri giocattoli. Vogliono raggiungere la cifra necessaria per comprare in edicola un pallone di cuoio. Ci riescono! La storia fa il giro del rione. I genitori capiscono che il calcio è importante, che può essere un grande aggregatore.

In quel preciso momento in una cantina della scala b dell’isolato I, nasce la prima scuola calcio di Scampia: la Rinascita 167. I ragazzi si allenano in due vecchi campetti in terra battuta, al centro c’è una piramide che funge da spogliatoio. I ragazzi per giocare dovevano tagliare l’erba incolta, l’erba alta. Da soli. Oggi, al posto di quei campetti, c’è lo Stadio Antonio Landieri. Quando i campetti furono abbandonati, per molti anni gli spogliatoi diventarono stanze del buco dove si bucavano i tossici.
Questa scuola calcio nata dal sogno olandese aveva come presidente il Signor Perrella, i dirigenti erano Don Umberto Rosa e Vincenzo Affinito, l’allenatore arrivava dall’Isola K: il mitico Don Ciro. Più avanti entrerà a far parte dello staff anche Salvatore Menna, papà di Mario, Gianluca e Antonio.

I colori sociali erano il giallo e il blu, lo sponsor il logo di una delle prime pizzerie del quartiere: “‘O figlio do cafone”.

Quei ragazzi terribili vinsero una marea di tornei. Soprattutto sui campi Kennedy, in via Comunale Orsolona ai Guantai. Indimenticabili le sfide con i ragazzi dei rioni limitrofi, dalla “Cianfa”, alla “33”, allo “Chalet Bakù”.
Facevano parte del nucleo iniziale della squadra: Peppe Melluso, Fulvio Cafararo, Enzo Napoli, Paolo Brancato, Rosario Amaro, Angelo Daffinito, Giuseppe Esposito detto Pino Pino, Giovanni Di Maro, Gerardo Cantalupo, Salvatore Ruocco e Massimo Barometro. Proprio quest’ultimo è riuscito a giocare ad alti livelli, su campi importanti. Zio di Rolando Mandragora, attualmente calciatore di Serie A, nella Fiorentina. Buon sangue non mente.
Mi piace ricordare due persone in particolare che conosco da anni: Gerardo Cantalupo e Pino Pino. Gerardo aveva una “botta” impressionante. Un attaccante che ho avuto il piacere di ammirare sui campetti di cemento di calcio a 5 di Scampia quando ero un bambino. E Pino Pino, semplicemente l’inventore del torneo rionale più figo che la storia ricordi. Un uomo capace di farci innamorare di una rassegna che attirava gente da ogni luogo del quartiere. Ricordo la coppa a centrocampo, i fiori, il campo colorato, ricordo il sorriso di Pino Pino felice per ogni finale. Oggi è facile organizzare un torneo, prima no, prima non c’erano i social, non c’era whatsapp, non c’erano i video a testimoniare le prodezze di quei ragazzi umili che vendevano i propri giochi per sognare un pallone di cuoio.
Molte delle persone che ho citato passeggiano ancora con i loro fidati cani per le vie di Parco Corto Maltese, mi piace pensare che abbiano la pelle colorata d’arancio, quell’arancio olandese, quel calcio totale che incantò tutta l’Europa e fece nascere una scuola calcio a Scampia.

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