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De Laurentiis ha destinato il Napoli alla storia

De Laurentiis ha destinato il Napoli alla storia

© “NAPOLI-ESULTANZA” – FOTO MOSCA

Si incrociano anche i destini di chi percorre strade diverse, di chi ha obiettivi diametralmente opposti. È stato questo il caso di Napoli e Salernitana, ieri una difronte all’altra all’Arechi per l’ultima giornata del girone di andata. Per la gloria, per continuare ad inseguire un sogno che si fa sempre più realtà, in campo gli azzurri. Per l’onore, per evitare che una stagione nata tranquilla si trasformi in un incubo, i granata. L’hanno spuntata i primi in classifica, come era prevedibile, come sembra sia già scritto.

Il Napoli ha trionfato, ancora, per la sedicesima volta in diciannove giornate, arrivando al giro di boa agguantando quota 50. Solo la Juve (due volte, 53 e 52) e l’Inter (51) erano riuscite nella storia della Serie A a raggiungere questo limite massimo, laureandosi poi a maggio “campioni”. Erano i bianconeri di Conte prima e di Allegri poi, l’Inter senza rivali di Mancini. Squadre che non si limitavano a vincere, ma a lasciare un segno indelebile nel registro del calcio italico. Lo diciamo oggi, sapendo come sono andate le cose.

In realtà, dovremmo ammettere, anche inconsapevoli, che questo è ciò che sta facendo il Napoli: imponendo un dominio, marchiando a fuoco un’epoca col suo nome. C’è terra bruciata intorno, e il rumore dei nemici è un pianto, un lamento e una recriminazione.

La giustizia sta bastonando la Juve sulle ginocchia. L’hanno presa in mezzo, di notte, in un vicoletto. È una gang di magistrati supereroi che la sta punendo a colpi di penalizzazione per gli illeciti commessi. Dicono sia un drago a sette teste, ma sembra ne abbia già perse sei, e Prisma potrebbe mozzargli l’ultima.
Il Milan è chiuso tra le mura di Milanello a leccarsi le ferite e a piangere sul latte versato, si è montato la testa male, finendo per perderla e scoprendosi più debole che mai. I cugini hanno alzato la Supercoppa ma continuano a a lasciare pezzi per strada, e Zhang, al momento, non può permettersi ricambi: sono una Ferrari che dovrà accontentarsi degli specchietti di una Panda. Le romane non sono altro che sopravvivenza, alla Romolo Augusto.

Insomma corrono solo gli azzurri, verso l’infinito e oltre diceva Buzz Lightyear. Verso lo scudetto e oltre si ripete nel letto prima di chiudere gli occhi ADL. “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”, avrebbe potuto sussurragli nelle orecchie Edo in passato, ad esempio quando si sventolavano gli striscioni A16, o si voleva la testa del patron.

Il tirchio, pappone, faceva solo i suoi interessi. A dirlo adesso fa quasi sorridere. Perché quella gestione, tanto criticata, alla lunga, si sta rivelando un cavallo buono. Sono tutti bravi a fare i cento metri, ma al chilometro si vedono i campioni veri. E al traguardo sembrano venir meno tutti, tranne lui, Aurelio, e il suo purosangue cresciuto una zolletta alla volta. Come un galeotto desideroso di evadere, ha costruito giorno dopo giorno un’autostrada verso il successo duraturo, quella sulla quale sfreccia oggi il Napoli.

Il Napoli che è passato da Salerno a folle, per non consumare troppa benzina, non ce n’era il bisogno. Era una partita già scritta. Gli azzurri erano senza Kvaratskhelia, al suo posto c’era Elmas, e la Salernitana era agguerrita. Ma il divario tecnico era enorme, un burrone, e ci sono finiti dentro i padroni di casa. Hanno lottato, hanno usato le loro migliori armi, con intelligenza. Ma non hanno potuto tenere alla lunga, affrontare la pazienza degli avversari. C’è poco da raccontare del match. Il risultato dice tutto. Due a zero, punto, anzi tre. Un gol di Di Lorenzo (il primo in stagione in A) all’ultimo secondo del primo tempo, e l’altro di Osimhen nella ripresa in tap-in vincente. Solo qualche transizione degna di nota per gli uomini di Nicola, un tiro di Piatek, poco più. Ognuno di nuovo per la sua strada, con tante belle strette di mano tra due tifoserie che meriterebbero un gemellaggio.

Onore ai vinti e ai vincitori. I primi destinati alla lotta, i secondi alla storia.

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