La Volata: lo sport inventato dai fascisti che doveva sostituire il football degli stranieri

Ci fu un tempo in cui i fascisti volevano eliminare gli sport stranieri. Ci fu un tempo in cui la "Volata" doveva sostituire il calcio. In questo articolo di Gigi Poggio si ripercorre la storia dello sport di regime.

VolataLa volata: lo sport inventato dai fascisti
Articolo di Gigi Poggio23/03/2026

Ma cos’era la Volata? Nata nel gennaio del 1929, da un’idea di Augusto Turati, Segretario del PNF (Partito Nazionale Fascista) e Presidente del Coni, voleva rappresentare la sintesi ma pure il superamento di calcio, rugby e pallacanestro, in un momento in cui il regime ambiva a dare alla pratica sportiva del Paese un’impronta nazionalista, contro “la mania snobistica di imitare gli stranieri” come scriveva G.V. Sampieri su La Stampa del 16 gennaio di quell’anno.

Facile da giocare, ovunque e da chiunque, la Volata affondava le proprie radici in competizioni come l’harpastum dell’antica Roma e il calcio fiorentino. Per favorirne la divulgazione, Turati si affidò da subito alla rete dei dopolavoro, autentica spina dorsale del tempo libero degli italiani in quell’epoca, disponendo che tamburello, bocce, canottaggio e volata ne divenissero gli unici sport praticabili all’interno, bandendo le altre discipline, calcio compreso.

La Volata si giocava otto contro otto, in campi e con porte ristretti rispetto al foot-ball; un portiere, due terzini, tre mediani e due attaccanti. I terzini non potevano superare la metà campo, mentre gli attaccanti, una volta in area, non potevano tirare. Il placcaggio tra cintola e spalle era tollerato.

Spinta dall’inesauribile ed efficiente apparato di propaganda di giornali e periodici sportivi del tempo, gestito con estrema determinazione da Turati, la nuova disciplina esordì l’Epifania del 29, allo stadio Nazionale Fascista di Roma, nel luogo dove in futuro sarebbe sorto l’impianto del Flaminio.

Ad Alessandria la prima partita dimostrativa si svolse 16 marzo; teatro della gara il campo degli Orti, con ingresso gratuito perché tutti potessero “conoscere e apprezzare questo nuovo italianissimo giuoco”. In campo scendevano le squadre del Dopolavoro Asti e del Dopolavoro Botteghi. Nel breve volgere di qualche mese, il Piemonte sarebbe divenuta la regione in cui la Volata vantava il maggior numero di praticanti, con Alessandria che annoverava ben 40 squadre. Il 23 marzo Il Littoriale, quotidiano sportivo nazionale, scriveva che in Alessandria si stava preparando la prima edizione del campionato provinciale, che vide poi il successo finale del Dopolavoro Botteghi, con Asti seconda classificata. Il Direttorio Provinciale dell’OND (Opera Nazionale Dopolavoro), grande regista della competizione, provvedeva già a settembre del 1929 a lanciare la seconda edizione del campionato. Nulla era lasciato al caso, a cominciare dalla preparazione di arbitri e atleti, per i quali erano previsti specifici brevetti atletici da conseguire, mediante almeno cinque tempi e misure, su prove su diverse distanze dai 100 ai 3000 metri e poi ancora su getto del peso, giavellotto, disco e salto in lungo, in alto e con l’asta. E si partiva con la seconda edizione che vedeva le fasi finali giocate nel luglio del 1930 sul nuovo campo del Littorio, inaugurato nell’ottobre dell’anno precedente, mentre Dopolavoro Botteghi e Asti affrontavano anche l’impegno dei campionati regionali e nazionali.

Alla vigilia della stagione 1930/31, secondo la relazione del Direttorio Provinciale, la provincia di Alessandria poteva contare su 73 squadre, di cui 9 militari, con circa 500 tesserati, mentre il campionato che stava per iniziare vedeva il coinvolgimento di nuove realtà provenienti dal territorio, con squadre di Acqui, Arquata Scrivia e Tortona. Ma all’apice della popolarità e della diffusione, ecco le prime criticità per la Volata, generate dall’inesorabile perdita di consenso di Turati all’interno del partito, con il conseguente indebolirsi della macchina organizzativa, a livello nazionale L’attività cominciava a segnare il passo, con una drastica riduzione di squadre e praticanti, mentre le informazioni e i resoconti sulle gare non avevano più menzione nelle cronache sportive. Il 23 febbraio 1932, la riunione del Direttorio del Dopolavoro Provinciale di Alessandria ratificava la crisi di tutto il movimento locale. “Il campionato non ha potuto essere portato a termine nel modo voluto dai regolamenti per mancanza di fondi parte delle squadre.” A cavallo di quella data, i Grigi dell’Alessandria, allenati da Karl Stűrmer, battevano in casa il Milan ed espugnavano il Testaccio contro la Roma.
L’italianissimo giuoco non reggeva il confronto con il forestiero football 

 

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