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Tre punti, tanto bastava

Tre punti, tanto bastava

©️ “NAPOLI-SALERNITANA” – FOTO MOSCA

La partita con la Salernitana non ha detto niente di particolarmente interessante: servivano i tre punti senza patemi, incidenti, sorprese. E così è stato.

Sentiamo e leggiamo di elogi alla prestazione di squadra, invero men che modesta, di lodi sperticate a singoli: francamente non ne capiamo il motivo alla luce della partita contro una Salernitana che già a ranghi completi non vale le prime di Serie B, figuriamoci con le assenze di ieri.

Preferiamo quindi evidenziare alcune novità emerse nel bene e nel male a partire dalla partita con la Juve e che hanno trovato conferme in quelle successive.

Le molte assenze a vario titolo hanno innanzitutto allungato sorprendentemente la rosa.

L’assenza di KK e la partenza di Manolas hanno dato a Jesus l’opportunità di mostrare una sicura tenuta del ruolo unita a un’efficacia offensiva che non si può più considerare frutto di casualità. Per certi versi appare anche più solido e con piedi migliori rispetto a Rrahmani, che ieri ha delle colpe sul gol preso in quanto rincula ingiustificatamente, si schiaccia sul portiere in un’area vuota e lascia solo il centravanti arrembante rincorso da Ruiz. Per inciso i piedi buoni nella retroguardia del Napoli sono merce rara.

Sempre per restare al reparto difensivo, Ghoulam oggi si propone come concreta alternativa a Rui. Gli mancano forza nelle gambe e tenuta fisica, che potrebbe consolidare giocando, ma rispetto al portoghese è molto più giocatore di pallone nella testa e nei piedi. Ieri gli sono bastati due tocchi e uno stop per dimostrarlo.

A centrocampo la vera novità (per noi inaspettata) è l’efficacia del duo Lobotka-Ruiz.  Lo slovacco è diventato l’ago della bilancia della squadra, il play naturale, ruolo che svolge con migliore padronanza e continuità dello spagnolo. Il quale ha la possibilità di decentrare un po’ più a destra la sua posizione, avanzandola: meno leggibile al pressing avversario e più letale in fase offensiva come assist man e come stoccatore. I suoi movimenti in quella zona del campo sono finalmente fronte alla porta e risentono meno della naturale rigidità e macchinosità dei primi passi palla al piede.

La squadra riesce a fare maggiore densità, è più corta, perché a destra e sinistra si formano delle vere e proprie coppie in fase di possesso e in quella di recupero palla: Zielinski-Elmas (o chi per lui) e Ruiz-Lozano (o chi per lui), con sovrapposizioni e accentramenti imprevedibili di giocatori tecnici e con molte soluzioni.

Il rientro di Anguissa aprirà il ventaglio delle alternative a Spalletti ma non dovrà necessariamente portare a un ritorno incondizionato al passato. Così come speriamo che Spalletti tenga la barra dritta con Insigne che è monocorde e limitato nel suo gioco a sinistra.

Vediamo ora cosa convince meno, soprattutto per quanto concerne l’approccio dei singoli alle partite.

Zielinski tutte le volte è un’incognita. È come far girare una moneta, può uscire un lato o un altro. Ieri per esempio non capisco davvero cosa ci sia da fargli i complimenti. Moscio.

Elmas è per molti il giocatore del momento, il nuovo crack: a nostro parere Spalletti su di lui non ha ancora inciso come si deve. È spesso indisciplinato e confusionario, egoista, confida molto nel suo talento (e fa bene) ma non è ancora affidabile. L’azione di ieri, legittimità del rigore a parte, la puoi fare contro la Salernitana, forse. In tutte le altre circostanze finora sono state (e saranno) palle perse e possibile occasioni gettate alle ortiche.

Diteci poi per piacere cosa è successo a Lozano. Giocatore di livello superiore, capace di saltare l’uomo, realizzatore di testa e di piede, con esperienza internazionale. Sembra un ragazzino alle prime armi, nervoso, scelte sbagliate…anche su di lui la mano di Spalletti non si avverte.

Infine davanti abbiamo il rebus centravanti. Siamo una squadra riconosciuta sterile e poco concreta dallo stesso coach. Ieri per un intero primo tempo e un possesso palla dell’82% abbiamo faticato a costruire occasioni da gol contro una squadra di categoria ampiamente inferiore e ci fermiamo qui perché per noi gli arbitri non sono mai un fattore della partita, nella buona e nella cattiva sorte. Mertens è il nostro Ibra. Certo segna, ogni tanto, fa qualche assist, ogni tanto, ma a quale prezzo? Osimhen deve giocare e deve riacquistare serenità con i gol. Non si può prescindere da lui.

Più in generale diciamo con forza basta con un passato che va chiuso. Per essere ancora più espliciti: Mertens e Insigne fino alla fine della stagione dovrebbero essere utilizzati come ricambi e sempre ammesso che dimostrino di meritarlo. Niente di più. Ci sono già oggi tutte le possibilità di impostare il Napoli del futuro puntando con decisione sui giocatori che ne faranno parte. Con ‘o core e l’ammore non si cantano messe.

FORZA NAPOLI SEMPRE

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