Se non puoi vincerla, almeno non perderla

Se non puoi vincerla, almeno non perderla

© “ANGUISSA” – FOTO MOSCA

Quelli bravi dicono che non se non puoi vincerla devi almeno non perderla. Perché quelli che sanno limitare i danni, riescono a non farsi male da soli.

Questo fine settimana in giro per l’Europa ce ne sono stati tanti di questo tipo. È stata una due giorni di big match nei top five campionati, e per la maggiore sono stati segnati dal “risparmio”. Va escluso – giocoforza – il North-West Derby di Premier. Un isterico e raccapricciante Manchester United è stato umiliato dal Liverpool di Klopp con un clamoroso “punchy”.

Non ha anima la squadra di Solskjaer, figlia di troppi smisurati protagonismi. Hanno ripreso i propri i giri i Reds e non sarà facile trovare il bastone capace di frenarne le ruote. Così, come non vive certo a Barcellona la capacità di alleviare le situazioni. C’è un fil blaugrana che corre dalle scrivanie al campo e a stento prova a legare il decadimento di mucho más que un club.

Ci ha anche provato Koeman. Ma l’olandese ha tra le mani una squadra che forse non vale più del nono posto che abita. Un undici che si è ritrovato anche a fare i conti con la facilità “duemilaventunesca” degli italiani di trionfare se di scena in grandi palcoscenici. In questo caso il nostro riferimento è stato il mitico Carletto, andato via dal Camp Nou a sopracciglio alto: sa che il Real non ha vinto soltanto un Clásico, ma sta ritrovando la sua dimensione.

Tutte le altre hanno preferito tuffarsi nelle partite di cartello con indosso i braccioli. Si è dimenato l’OM nel Classique – o Derby de France – imbrigliando e mettendo in seria difficolta il PSG delle étoiles che ha chiuso la partita in 10 per l’espulsione di Hakimi. Ma dal Velodromé – oltre al fumo di una decina di fumogeni scagliati dai soliti facinorosi ultras marsigliesi contro il bus parigino – nessun boato di gioia ha riscaldato la Canebière.

Reti inviolate e solo un’immagine degna (ma indegna) di essere ricordata: per la prima volta un calciatore – Neymar – è stato scortato per battere al sicuro un corner.

In Italia

A salve le pistole di tutte le italiane: Roma, Napoli, Inter e Juve. Si sono spartite posta e minuti nel Derby d’Italia. Meglio i nerazzurri nella prima frazione, più convinti i bianconeri nella ripresa. Inzaghi è della stessa pasta di Allegri, e infatti ci hanno servito un piatto che può soltanto saziare. Tanto fisico e difesa, tanta tattica e rispetto, poca produzione. Non ha avuto ragione nessuno. Forse solo Dybala l’ha ogni volta che tocca il pallone.

Sembravano volessero scannarsi le due che fanno Derby del Sole, sembra l’abbiano fatto se guardiamo il tabellino che recita rossi per i due allenatori. E, in effetti, in campo se ne sono date di santa ragione come a dire “Volevate un calcio all’inglese? Eccolo!”. Hanno sorpreso persino Massa che ha perso il controllo del match sin da subito, andando in grossa confusione e finendo letteralmente a prendere fischi per fiaschi – o il contrario fate vobis.

Sono stati novanta minuti godibili, belli, giocati da due pugili che non amano tenere il ring, vogliono solo colpire. Ai punti avrebbe vinto il Napoli, ma il calcio non è la boxe. È un pareggio che non diminuisce la corsa azzurra, forse le dà maggiore energia. Gli azzurri sono una squadra responsabile e matura, più forti nelle vecchie fragilità. La coppia centrale è tra le migliori d’Europa, Mario Rui ha annullato Zaniolo e a centrocampo c’è cattiveria da Fight Club.

Leave a Reply

Your email address will not be published.