La bufera è passata, il Napoli vola
Sette giorni di accuse e profezie sbagliate, poi la rinascita. Conte ricompone il mosaico, il gruppo risponde, il Napoli rialza la testa: la bufera è passata, il volo ricomincia. Parola di Mimmo Carratelli.

Ed eccoci, uommene scicche e critici pittati, a batterci il petto rinsavendo dopo la bufera di invettive e false previsioni nei sette giorni che sconvolsero Napoli, squadra in crisi, allenatore bollito, presidente taciturno, Eindhoven e Bologna che avevano lasciato un brutto sfregio sulla stagione azzurra, eccoci a rivedere le stelle e il Napoli che vince due delicate partite di fila, risorgendo in campionato e rimettendosi in riga nella Champions.
Non era finito niente. Una crisi apparente. Un momento di disagio. Non il disastro scritto a sciorinato a destra e a manca da osservatori malevoli. Il Napoli c’è. Il Napoli torna a vincere e a giocare un buon calcio. Conte ha inserito Neres e Lang al momento giusto, quando i due giocatori gli sono apparsi pronti negli allenamenti, quando ha cambiato modulo per dare più respiro alla squadra superando il gran numero di assenze, sempre pesanti, De Bruyne e Lukaku in testa, per la loro personalità e l’incidenza tattica, e poi Anguissa, i capisaldi di una formazione collaudata.
C’è un nuovo Napoli all’orizzonte mentre cambiano le strategie di gioco, dal 4-1-4-1 al 4-3-3, al 4-4-2, imposte dalle circostanze, ma ben studiate dal tecnico per ridare vitalità a una squadra che si stava spegnendo, che aveva perso lo spirito del quarto scudetto, che s’era avvoltolata su se stessa. Conte ha dato la svolta, altro che dimissioni ed esoneri. Conte è la garanzia di questo Napoli. Un guerriero, da mediano a tecnico.
Il Napoli non era morto. Eindhoven non l’aveva cancellato dalla Champions. Bologna non l’aveva escluso dal campionato. Pur a ranghi ridotti, nell’emergenza degli infortuni, Conte ha rimescolato le carte. Forse, proprio gli infortuni gli hanno suggerito strade nuove. Se il Napoli del quarto scudetto è stato l’impresa di un manipolo di giocatori, sempre gli stessi, “rosa” corta, pochi gli avvicendamenti, il Napoli del secondo anno di Conte, con una “rosa” ampliata, fornisce soluzioni e alternative di gioco che poche squadre possono vantare.
Ora, Conte può giostrare su più moduli tattici. La vecchia guardia gli assicura solidità. I nuovi rinfrescano inventiva ed energia. Partita per partita, e nella stessa partita, il Napoli può cambiare volto. Il segreto, però, rimane sempre lo stesso. La compattezza dello spogliatoio, l’intesa tra squadra e tecnico. Le ombre sono state diradate. Lukaku e Oriali, personaggi carismatici, hanno contribuito a superare il momento delicato. La squadra ha risposto. Anche mettendosi l’elmetto, come evocato da Conte.
La sostanza nel calcio non cambia. Moduli e fuoriclasse servono, ma la cosa importante è sempre la stessa, l’armonia del gruppo, la stima reciproca, il coraggio e l’entusiasmo. E non c’è allenatore meglio di Conte che sappia costruire un gruppo e sollecitarne l’impegno e la dedizione.
Ora, Neres è il brasiliano che fa sognare, pirotecnico, incontenibile, una freccia sulla fascia destra, il gol sulla punta delle scarpette. Meno appariscente, ma concreto, l’olandese Lang sulla sinistra. Se Neres scatta e scappa, lasciandosi l’avversario alle spalle, Lang l’avversario lo affronta e lo supera in dribbling. Entrambi i giocatori creano la superiorità numerica per scardinare le difese. E c’è la nuova posizione di Di Lorenzo, non più terzino ma esterno destro di centrocampo che ne esalta gli inserimenti offensivi senza sguarnire la difesa. C’è McTominay, solido nella fase passiva, dirompente per sfondare, che va riprendendo la migliore forma fisica. C’è il lavoro continuo di Lobotka nel “cucire” e “ricucire” il gioco del Napoli, con pazienza, con l’attenzione difensiva, con la giravolta per avviare l’attacco. C’è Gutierrez, interessante novità a sinistra, più difensore di spinta che guardiano della fascia. Ci sono Beukema che torna ai suoi livelli dopo lo stordimento di Eindhoven, Buongiorno che difende da guerriero e rompe la linea per sostenere l’attacco, Rrahmani che vuole ripetere la magnifica stagione del quarto scudetto. E Politano resta pedina fondamentale anche nell’inserimento dalla panchina. Hojlund ha solo bisogno di un compagno che sappia lanciarlo aprendogli il corridoio del gol. Se oggi manca qualcosa al Napoli, assente De Bruyne, è proprio il centrocampista dal passaggio filtrante per il centravanti.
Avanti, coraggio. Il cielo è di nuovo azzurro sopra al Napoli.
