Israele ordina la demolizione dell’unico campo da calcio per i bimbi del campo profughi Aida

Israele pronto a distruggere il campetto punto di riferimento per oltre 500 bambini. Un campo che sorge all'ombra del muro della Vergogna.

Campo Profughi AidaIl campo da calcio del Campo Profughi Aida
Articolo di Redazione SDS28/12/2025

Il calcio come ultima oasi di normalità rischia di scomparire per centinaia di bambini palestinesi. Le autorità israeliane hanno emesso un ordine di demolizione per il campo da calcio dell’Aida Refugee Camp, situato a nord di Betlemme, in Cisgiordania.

“Costruito senza permessi”: la motivazione

L’ordine è stato notificato a inizio dicembre, quando i soldati israeliani hanno affisso l’avviso direttamente sui cancelli della struttura. La motivazione ufficiale addotta dal COGAT (l’ente del Ministero della Difesa israeliano che gestisce gli affari civili nei territori occupati) è la mancanza di permessi edilizi.

Secondo le autorità locali palestinesi, però, la situazione è ben diversa: il terreno su cui sorge il campo appartiene alla Chiesa Armena ed è stato regolarmente affittato alla municipalità e al Comitato Popolare del campo per creare uno spazio ricreativo.

Un’oasi di speranza all’ombra del Muro

Il campo in erba sintetica non è solo un luogo di sport, ma rappresenta un “polmone” vitale in un’area densamente popolata e cementificata. La struttura sorge letteralmente all’ombra dell’imponente muro di separazione di cemento che divide la Cisgiordania da Israele. È l’unico spazio aperto sicuro per oltre 500 bambini e ragazzi (maschi e femmine) che vivono nel campo profughi. Per molti giovani, tra cui il portiere 18enne Abdallah al-Ansurur che sogna la nazionale, quel rettangolo verde è l’unica alternativa alla strada.

Le reazioni

La notizia ha suscitato indignazione e incredulità. Muhannad Abu Srour, direttore del Centro Giovani di Aida, ha definito il campo una “linea vita” per la comunità: “Se portano via il campo, portano via i sogni dei bambini. È l’unico posto dove possono respirare e giocare lontano dalla violenza.”

Anche l’allenatore della nazionale palestinese ha visitato la struttura durante le festività natalizie per mostrare solidarietà, sottolineando come distruggere quel campo significhi colpire il futuro e la resilienza di un’intera generazione che lì impara non solo a calciare un pallone, ma a sperare.

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