Milan-Napoli: Tutti giù per terra

La partita con il Milan riporta tutti con i piedi per terra, come anche Conte aveva provato a fare con le sue dichiarazioni.

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Articolo di Mario Gargiulo29/09/2025

Dopo Milan-Napoli non ne usciamo ridimensionati, ma ci sono evidenti limiti -vecchi e nuovi- della squadra. Dietro Di Lorenzo arranca se non aiutato con continuità e davanti Conte non ha ancora dato un gioco distintivo e schemi efficaci. Le nostre punte sono sole e Højlund e Lucca assomigliano al Lukaku dello scorso anno, senza finora i suoi gol e assist. KDB è in fase involutiva, il sacrificio sul modulo rischia di non pagare. Il Napoli è più pericoloso con le due ali nonostante approssimazione degli schemi. Al netto di tutto comunque la squadra è forte e ieri sera ha mostrato di essere nettamente superiore ai rossoneri.

La partita con la Fiorentina aveva creato attese sproporzionate sulle potenzialità della rosa. Conte, calciatore e allenatore da sempre alle prese con obiettivi top, aveva anche provato a usare l’idrante sui fuochi accesi dopo le quattro vittorie in campionato. Ma il tifoso è come un bambino, e quello napoletano ancor di più, per cui neppure l’indiscutibile ridimensionamento di Manchester (prima e dopo l’espulsione) e la pessima partita con il Pisa avevano riportato tutti a più sane pretese.

Nel dopo partita con il Milan si è fatto un gran parlare di ottima prestazione nonostante l’emergenza in difesa, sono fioccati voti alti, ci si è consolati con il possesso palla e altre amenità della specie. A nostro avviso pochi centrano alcuni problemi, vecchi e nuovi della squadra.

Cominciamo dai vecchi. Il primo e forse più importante è Di Lorenzo in fase difensiva. Problema crescente con il tempo e – ad avviso di chi scrive – causato solo in minima parte dalla stanchezza. Se supportato dal miglior Rrahmani e dal Politano onnipresente della scorsa stagione, certi limiti del giocatore vengono attutiti. Ma se, come ieri sera, Politano non copre e Marianucci non trova tempo (sul primo gol) e posizione (sul secondo), le cappellate del capitano diventano esiziali. Giocatore che si rivela talvolta decisivo davanti, ma senza senso della posizione, agilità e piedi necessari dietro. Purtroppo in quel ruolo anche sul mercato c’era poco, nella nostra rosa il deserto.

Conte ha meriti indiscutibili di tattico (vecchia maniera) e motivatore. A lui si deve in larga parte la vittoria dello scudetto. Vinto però senza che si sia vista una parvenza di gioco d’attacco distintiva. Questo ha fatto sembrare un ectoplasma Lukaku per un’intera stagione, nonostante gol e assist; stessa sorte sembrano seguire quest’anno Højlund, che rispetto a Lukaku è più mobile e copre meglio la palla ma deve dimostrare di essere altrettanto decisivo in fase realizzativa, e Lucca. Ieri con il 63% di possesso, 2.96 di gol attesi, 19 tiri contro 6, 7 calci d’angolo a 1, 30’ in superiorità numerica, il pallone ha continuato a girare lentamente da una parte all’altra, le soluzioni finali sono state sempre individuali, i cross sempre gli stessi. Giova sempre ricordare che abbiamo vinto uno scudetto (fortunello) con la miglior difesa d’Europa e un attacco da squadra di media classifica. Quest’anno di diverso c’è solo che abbiamo incassato 5 gol in 5 partite: proiezione preoccupante.

KDB. Dopo qualche sprazzo all’inizio della stagione con il coltello tra i denti nonostante la condizione precaria, il belga appare spento, azzardo indolente. Ieri mi ha ricordato l’ultimo Zielinski. Appoggi sciatti, mobilità minima, contrasti tutti persi mollemente, sguardi e, in generale, un non verbale dissociante. Ha voglia di incazzarsi per la sostituzione, andava tirato fuori prima e bene ha fatto Conte a metterlo in riga. Bisognerà capire presto se l’investimento che il tecnico sta facendo sul modulo a 4 in mezzo valga la candela accesa; in caso contrario si torni di corsa al modulo a 3 e De Bruyne sia un’alternativa a Lobotka. Certamente ieri sera con l’entrata della seconda ala la pericolosità del Napoli è aumentata, al netto della superiorità numerica e dell’approssimazione degli schemi: in questo senso priorità 1 è recuperare il miglior Neres, da “accarezzare” di più per le soluzioni che può offrire.

In conclusione. Contro il Milan si può perdere, perché ha valori tecnici e fisici importanti e perché Allegri sa estrarre il massimo potenziale dalle sue rose: come Conte. Nel confronto ci tranquillizza la certezza che il Napoli abbia dimostrato di essere superiore ai rossoneri, li abbia schiacciati nella loro metà campo e che, senza le due cappellate confezionate dalla nostra fascia destra, questi difficilmente avrebbero segnato: Meret non ha fatto una sola parata. Continuiamo però a essere sterili senza un Lukaku che ci ha tolga le castagne dal fuoco. Conte sa che gli investimenti fatti non meritano una squadra che badi a non prenderle, inventandosi il golletto a culo o a caso, e provvederà da grande timoniere qual è.

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