A Napoli è finito il tempo dei perdenti

Fabian

©️ “NAPOLI-FABIAN” – FOTO MOSCA

C’era un Bologna impoverito, un arbitro di Torino e il Milan “finalmente” primo in classifica come Nord comanda. Non è una barzelletta, bensì le preoccupazioni del popolo alla vigilia della partita con i rossoblu. Le ansie, in fondo, ritornano sempre dove si sono trovate bene, ma quest’anno a Napoli non hanno modo di comprare casa, hanno termine breve. 

Piccolo è stato l’equilibro del match, nonostante forse ci sia bisogno di bonificare la zona del “Maradona” riservata alla panchina avversaria. Il sospetto è che ci sia una perdita di gas esilarante che distorce le percezioni dei presenti. Dopo Juric, anche Mihajlović è arrivato ai microfoni – almeno inizialmente – in preda ai fumi. Il primo raccontò una partita diversa da quella che fu, come se avesse guardato un vecchio VHS, l’altro ha raccontato di episodi condizionanti, quando invece avrebbe dovuto spiegarci perché la sua squadra ha gli stessi sbagli da quattro anni a questa parte.

Però Sinisa ci è simpatico, forse anche perché noi siamo simpatici a lui. Alla fine ha anche ritrovato la sua onestà intellettuale – che da sempre gli riconosciamo – e ha speso belle parole. Quindi ringraziamolo e auguri a lui per il fiocco azzurro in casa, senza facili ironie. Tornando al match e al suo Bologna possiamo dire che è stato come le parole, ha trovato il tempo che poteva. In effetti nel primo quarto d’ora ha restituito l’idea di una difesa ambiziosa e l’intuizione di sostituire i movimenti di Soriano con il duo Barrow-Vignato a galleggiare sulla trequarti. Ma era solo il gioco di bambini svegli prima dei genitori quello.

Il Napoli se l’è presa comoda, nella prima frazione si stiracchiava, chiedeva altri cinque minuti. Sono lontani i tempi del “quanto è difficile giocare sapendo già il risultato degli altri”. I tempi dei perdenti. Gli azzurri hanno messo il primo piede fuori dal letto nel momento dello sciagurato scavetto d’Insigne. Tanto è bastato. Il Bologna si è nascosto sotto al tavolo, ha sentito i passi. Gli azzurri non hanno avuto nemmeno il bisogno di prendere un caffè per prendere il controllo della giornata.

Ci ha pensato Fabiàn a dare il buongiorno di sinistro. Lo ha fatto con una poesia, di quelle che puoi inoltrare nei gruppi Whatsapp. Una poesia che fa rima con incrocio dei pali. La poesia che pensavamo non facesse più parte dello spagnolo, fino a poco tempo fa amore rinnegato. Oggi è ritornato a rubarci gli occhi con le sue stoccate, la sua presenza, i suoi cambi di campo e le conduzioni eleganti come fosse a cavallo. Da principe qual è non poteva certo occuparsi delle mura, ma quello era il suo compito prima dell’arrivo di Anguissa – in questo caso lo scudiero.

Ciò che è successo dal 18esimo (minuto del gol dello spagnolo) al 90esimo è riassumibile in pochi episodi degni di nota: due rigori trasformati da Insigne (questa è una notizia?!), Osimhen che sta imparando a giocare spalle alla porta e di sponda, una traversa di Anguissa, Ghoulam di nuovo in campo e, soprattutto, la capacità quasi imbarazzante del Napoli di rendere tutto facile.

La decima è chiusa da primi, a tripla mandata. E anche se Spalletti non c’era sappiamo che se l’è goduta. I suoi ragazzi attuano il governo e continuano a mostrarci, machiavellicamente, tutti i loro mezzi per raggiungere il fine.

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