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Proprio ora, sì proprio ora

Proprio ora, sì proprio ora

© “INSIGNE-ESULTANZA”– FOTO MOSCA

Proprio ora, si proprio ora! Sembra strano che in questa fase del campionato che vede il Napoli primo in classifica a punteggio pieno con diciotto punti conquistati su sei partite giocate. Con una squadra che esprime il miglior gioco corale del campionato. Con un’offerta di individualità attese, Osimhen, ed inattese o addirittura sbeffeggiate, Anguissa, ed altre ancora che sembravano smarrite, Fabian Ruiz e Zelinski o ancora la composizione di quel vuoto rappresentato dal terzino sinistro nelle gesta di, udite udite, Mario Rui, calciatore da sempre additato come il punto debole del collettivo, pur in possesso di piedi da centrocampista. Il tutto giusto per completare questo quadro che potrebbe assumere i toni di una sorta di celebrazione preventiva e, come tale, scaramanticamente prematura anche alla luce di inevitabili periodi bui (che naturalmente speriamo si addensino e si smaterializzino senza colpo ferire).  

Si, proprio in questo momento di fulgore e splendore calcistico, vale la pena ricordare un figlio di questa terra, un uomo che ha dovuto conquistare, “passo dopo passo”, per citare un candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative di Napoli, la propria affermazione. Lorenzo Insigne. Mai generoso è stato il nostro giudizio, mai pienamente disincantato il nostro affetto, mai abbiamo elargito al nostro calciatore un voucher di credibilità e di effettiva qualità calcistica.

Senza addentrarmi in un’analisi evangelica della sua scomoda posizione, ritengo che, naturalmente limitandomi alla magnifica attività pedatoria che ci appassiona, nessuno mai possa trovare più adeguata collocazione nell’espressione “nemo propheta in patria”, nessuno è profeta nella propria patria, o meglio nessun profeta è ben accetto tra la sua gente, come il nostro. Proprio rileggendo il significato della stessa, trovo sempre più pienamente calzanti le varie analisi che sono state evidenziate per il significato di questo passo. Lo “stupirsi” della sua sapienza calcistica, della sua umile origine, cosa che per altri rappresenta una sorta di medaglia al valore, nel riconoscere allo stesso, nei momenti di difficoltà, la causazione di questi ultimi, nel dover essere il condottiero perché figlio di questa “patria”, nel dover assumersi la responsabilità di affrontare il nemico a spada tratta perché il capitano. Le medesime “incapacità” ad altri vengono generosamente risparmiate, nonostante non abbia mai disdegnato di giurare amore eterno alla sua maglia cucendosela addosso come una seconda pelle ardente, scomoda e portandosene le piaghe e le cicatrici in un silenzio spesso considerato da pavido. Il “tiro aggir” ha oramai un copyright internazionale, grazie alle prodezze europee, ma non dimentichiamo quando, utilizzando la stessa espressione, lo si derideva palesando, addirittura, incapacità  balistiche, testualmente: “nun sape tirà e collo piede”.  

Per non parlare del rigore sbagliato con la Juventus in Supercoppa Italiana!

Come, sbaglia proprio con la Juventus ed in una partita così importante, non ha le palle (chiedo una sorta di licenza, naturalmente non poetica), non è freddo, un uomo senza personalità, come se sbagliare un rigore contraddicesse quei “particolari” confluiti nella splendida ode di De Gregori. Per poi, quando quella personalità la manifestava, espulsione con l’Inter durante lo scorso campionato, additarlo come un irresponsabile nel lasciare la squadra in dieci uomini, in una partita fondamentale con i futuri campioni d’Italia, addebitandogli, buon ultimo, la causa della sconfitta e dimenticando, per una sorta di accanimento cieco, le incredibili palle gol fallite da altri pur bravissimi calciatori.

E poi vogliamo soffermarci sull’annosa questione del rinnovo contrattuale, come una sorta di volgare ricerca del guadagno, del denaro, perché a lui, umile nativo della provincia partenopea, non è consentito arricchirsi, pur se ne avesse ancora bisogno. Piuttosto gli è concesso portare sulle spalle il ricordo del passato, che ad ogni piè sospinto deve essere sollevato come un limite sociologico invalicabile, senza volersi soffermare su espressioni che fanno menzione di mezzi su tre ruote circolanti nella nostra provincia, ma anche nella nostra città.

Fortunatamente non vale per tutti, ma quei pochi producono una eco assordante. Continua a compiere i prodigi per noi, continua a salire e scendere quella fascia, pur se qualcuno, che il calcio lo mastica da svariati anni una volta alternandolo con un numero imprecisato di sigarette, ti voleva dalle parti dell’area di rigore, perché solo in questo modo potevi esprimere il tuo potenziale realizzativo.

Sii consapevole, ma un Uomo ben più grande di te, di me e di tutta l’umanità messa insieme se ne fece una ragione, non enfatizzò alcune accoglienze festose ben sapendo di finire la sua esistenza in altro modo.

Rimani con noi, volutamente non ho usato il verbo restare onde evitare un’immedesimazione sacrilega, e sappi che proprio ora, si proprio ora è il caso di parlarne, quando le cicale cantano a squarciagola, il sole è alto, il terreno profumato, il mare calmo e le nuvole ben lontane.

Spero che ti serva per quando queste condizioni non ci saranno, perché allora non avrà più senso dire “proprio ora, si proprio ora!”.

Articolo scritto per la rubrica “Le vostre voci” di Sport del Sud da Antonello Grassi.

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