Campo tabù, rigore fallito e un pallonetto che vale oro: il Cava United espugna Lavorate nel finale.

I ragazzi di Laudato conquistano tre punti pesantissimi in chiave salvezza

Cava UnitedI ragazzi del Cava United
Articolo di Pietro Pesce27/01/2026

La seconda partita del girone di ritorno mette il Cava United davanti all’ostica trasferta di Lavorate. I ragazzi di mister Laudato sanno che i punti oggi valgono doppio: si gioca su un campo dove la vittoria manca da tantissimo tempo e contro una diretta concorrente per la salvezza, capace all’andata di imporsi 2–1.

Il peso della partita supera pioggia e freddo, calati fin dal mattino, ma non la voce della Doce, presente in buon numero al Viscardi per spingere i propri ragazzi. Per fortuna, il sole si affaccia sull’ora del match e dirada le nubi su Sarno, regalando agli spalti una cornice più gentile.

Il libro prima della gara

Come da bella consuetudine di questo campionato, in trasferta abbiamo donato alla squadra avversaria la figurina di Garrincha Edizioni – scritta da Diego Del Pozzo – dedicata a Jorge Valdano, campione del mondo ’86 in Messico e cantore del calcio come sogno e libertà: immaginazione, etica, bellezza. È l’idea di un gioco condiviso, in cui emozione, identità e comunità si intrecciano; la stessa idea che anima il Cava United, radicato sul territorio e fondato sulla democrazia interna.

All’ingresso in campo, i nostri vanno a rendere omaggio a Giuseppe, ragazzo del Lavorate tragicamente scomparso, deponendo fiori sotto lo striscione a lui dedicato. Un grazie al nostro amico Andrea di Fioridea: non ha potuto tifare con la Doce sui gradoni, ma regalando i fiori ha fatto sentire la sua presenza.

La partita è combattuta fin dai primi minuti: le due squadre provano a imporre il proprio gioco, concedendo pochissimo, mentre i cori della Doce non si spengono mai. Poche le vere occasioni nel primo tempo: al 20’ l’arbitro annulla un gol al Cava United per fuorigioco (le immagini mostreranno poi la regolarità della rete) e bisogna attendere il 41’ per la prima conclusione pericolosa del Lavorate, con la palla che sfila di poco a lato del palo alla destra del portiere, dopo uno sviluppo da calcio d’angolo.

La ripresa

La ripresa si apre con i padroni di casa in avanti, costringendo i metelliani ad abbassarsi. Al 6’ brivido lungo la schiena della Doce: il Lavorate colpisce la traversa. Da lì, i biancoblu riprendono campo e coraggio: in dieci minuti arrivano tre fiammate, prima con una punizione di Gianluca Vigorito, poi con un colpo di testa di Luca Monetta alto di poco, quindi con l’occasionissima sui piedi di Carmine Ferrara, che costringe il portiere avversario a un intervento miracoloso. La pressione non cala e, al 22’, arriva un calcio di rigore: sul dischetto va Gabriele Santoriello (match winner allo scadere nell’ultima gara), ma stavolta il portiere si oppone ed il pallone non entra.

Il finale è una sfida di nervi: continui capovolgimenti, palloni che tagliano le linee, adrenalina pura. Il Cava United macina gioco, la difesa di casa regge. Al 40’, però, Emanuele Ferrara vince di forza l’ennesimo contrasto e serve una palla d’oro a Davide Marcantonio al limite: il numero 9 si incunea in area e, con un delizioso pallonetto a scavalcare il portiere, trasforma quel pallone d’oro in platino, spingendolo nel sacco. La gioia è incontenibile, le pulsazioni schizzano in alto, e squadra e tifosi si fondono in un unico abbraccio.

Il Lavorate si getta a capofitto alla ricerca del pari. Dieci minuti di trincea, palloni difesi con gli artigli, secondi che pesano come macigni. L’arbitro concede quattro minuti di recupero: il tempo non passa mai, ogni secondo è un’eternità. Al 50’, oltre il recupero, il Lavorate è ancora lì, al limite dell’area di rigore: la palla non ne vuol sapere di allontanarsi verso il centrocampo ma ristagna lì, tra i piedi dell’avversario che calcia un tiro forte e centrale, diretto verso la nostra porta. Il respiro si blocca, il battito cardiaco pure: per fortuna, il pallone sorvola di poco la traversa. Il cuore riprende a battere ed il respiro liberatorio è accompagnato dal triplice fischio dell’arbitro che sancisce il termine della gara.

 

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