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Il tackle nel deserto: la forza della Francia è nell’assenza di Benzema

Il tackle nel deserto: la forza della Francia è nell’assenza di Benzema

Sono le stranezze del pallone, perché come mi raccontava a tavola il compianto Gianni Mura, “i misteri del calcio sono superiori e più ingarbugliati rispetto a quelli della vita amico mio”. Le parole del “maestro” trovano conferma nelle vicende della Francia. La squadra di Deschamps diventa letale e invincibile quando non può contare su Karim Benzema, il Pallone d’Oro, non un giocatore qualsiasi. Assente nel 2018 in Russia, i transalpini hanno vinto la Coppa del Mondo. Presente agli Europei inglesi, i blues sono usciti, male, contro una modesta Svizzera. Assente per infortunio al mondiale in corso, la Francia va avanti alla velocità della luce, ispirata da Mbappé, ormai pronto a spodestare Messi dal trono di più bello del reame.

Eppure, almeno sulla carta, Benzema è più forte di Giroud, ma il calcio ci insegna che le squadre non si costruiscono attorno ai più bravi ruolo per ruolo, altrimenti persino io potrei diventare l’allenatore di qualsiasi nazionale. Per come è impostato l’attacco della Francia, che prevede tre rifinitori e una punta centrale, è più prezioso e funzionale Giroud di Benzema. L’attaccante del Real Madrid, esploso definitivamente nei merengues quando non ha più dovuto fare il portatore di borracce a Cristiano Ronaldo, è una prima punta vera, un centravanti che fa reparto da solo, e che va servito costantemente di munizioni. Giroud no. Ha di sicuro un’importante vena realizzativa, ma è anche colui che svolge un oscuro lavoro per creare spazi a Mbappé, Griezmann e Dembelé (quattro anni prima c’era Matuidi).

Prendete il gol del 3 a 1 di ieri pomeriggio alla Polonia. È vero che Mbappé ha fatto partire un missile terra aria che Szczesny non avrebbe mai potuto deviare, ma lo spazio per il tracciante è stato cagionato da Giroud che con un precedente ovimento ha portato via dalla traiettoria due difensori polacchi. Corsi e ricorsi storici, è un po’ come ai mondiali del 1986 con Papin, considerato, e non a torto, un centravanti dal grande fiuto del gol. Tuttavia Papin poco duettava con Platinì, Tigana e Giresse, e così quando al suo posto il ct Michel scelse Stopyra, i galletti trovarono il loro equilibrio. Arrivando a un passo dalla finale.

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