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30 novembre 1960: Napoli-Fiorentina, dalla pioggia al peggio

30 novembre 1960: Napoli-Fiorentina, dalla pioggia al peggio

La battuta del geniale Mel Brooks è negli annali, indelebile. “Potrebbe essere peggio, potrebbe piovere”.
Al Napoli, in quel campionato 1960-61, le cose andarono esattamente così, ma in ordine inverso. Prima piovve, poi andò peggio.

13 novembre 1960, al San Paolo si disputa la settima giornata di campionato, arriva la Fiorentina. La squadra allenata da Amedeo Amadei è partita bene in campionato. Tre vittorie e due pareggi, solo nella domenica precedente è arrivata la prima sconfitta con la Spal. Ma, appunto: potrebbe andare peggio ed infatti piove quella domenica su Napoli. Non proprio una pioggerellina. Il quotidiano sportivo di verde pittato nella cronaca del giorno dopo scrive: “malgrado il tempaccio e l’acquazzone, circa quarantamila coraggiosi si erano dati convegno sulle gradinate e, di essi, almeno la metà erano alla scoperto”. Viene giù il finimondo, il pallone non si muove neppure se gli si mettesse attorno un salvagente. L’arbitro Roversi sospende la partita. La si recupererà 17 giorni dopo, il 30 novembre, mercoledì.

Il tabellino recita: Bugatti, Greco, Mistone, Bodi, Mialich, Girardo, Di Giacomo, Posio, Postiglione, Del Vecchio, Tacchi, per il Napoli; Sarti, Robotti, Castelletti, Malatrasi, Orzan, Marchesi, Hamrin, Montuori, Da Costa, Milan e Petris formano l’undici della Viola.

Gli azzurri giocano malino, la Fiorentina peggio e così i due punti restano in casa. Segna Di Giacomo dopo cinque minuti battendo Sarti e tanto basta. Sarà uno dei sei gol che Beniamino metterà a segno in tutto il campionato: sarà il cannoniere della sua squadra…

Il lettore curioso di cronache d’annata è però attirato dall’incipit della cronaca: “la partita ha avuto inizio alla presenza di cinquantamila persone. È terminata con uno stadio gremito. È accaduto che, nonostante le vivaci cariche della polizia a cavallo e sulle jeeps,  moltissimi tifosi sono riusciti ad aprirsi larghi varchi, soprattutto dalla parte dei distinti. Gli uffici pubblici hanno anticipato la chiusura (previo  impegno al recupero delle ore concesse), tutti gli opifici hanno prolungato l’intervallo per la colazione, in modo da mettere in libertà gran parte del personale”. E le note che accompagnano il tabellino di quella partita di recupero confermano: “pubblico pagante 37.507, abbonati 18.100, per un totale di 55.607 ed un incasso di circa 43 milioni. Tuttavia gli spettatori presenti (molti i portoghesi) si aggirano sugli 80.000”.  

Beh, dopo quel recupero il Napoli in classifica ha davanti di poco solo Roma, Inter e Milan e viaggia alla pari della Juventus che poi vincerà quello scudetto, trascinata dal cabezon Omar Sivori. Ma lì davanti il Napoli dura poco, pochissimo. E dura fino alla quindicesima giornata l’allenatore, Amedeo Amadei. Poi viene affiancato da Renato Cesarini fino alla 31esima giornata. Quando in panchina viene chiamato, per le ultime tre partite, Attila Sallustro. Tutti nomi da far tremare i polsi. Ma non serve a nulla. Quel Napoli – dopo la pioggia torrenziale del 13 novembre – non sarà più lo stesso. Scivola inesorabilmente in fondo alla classifica, finisce penultimo ed – ovviamente – precipita in serie B. Poteva andare peggio. Poteva piovere. Ed infatti…

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