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Il calcio è di chi lo ama, non dei soldi

Thuram

Periodo di calciomercato, si scaldano i conti in banca. La griglia di partenza è sempre la solita, ogni anno gli stessi nomi.

Nuova stagione, nuova finestra di contrattazione. Vecchi tormentoni di giocatori che potrebbero partire o che già sono partiti – o che poi non partiranno mai – di giocatori che giurano eterno amore alla maglia di appartenenza che poi cambieranno l’anno dopo.

La verità è che non ci sono più bandiere, giocatori disposti a sacrifici e rinunce per amore di un club e di un popolo. Come dice il buon De Laurentiis, si sceglie solo la “vil” moneta”, senza dar conto all’affetto dei tifosi.

Non esistono più i Del Piero, che rinunciano offerte del Real Madrid pur di scendere in serie B con la propria Juve, oppure i Totti, un campione che avrebbe potuto vincere tutto ovunque e che per amore di una sola maglia l’ha tenuta per tutta la vita. O i Maldini, uno dei giocatori più vincenti della storia, che con il suo Milan ha dominato il mondo scrivendo l’era Berlusconi, ma che, allo stesso tempo, ha l’umiltà di dichiararsi durante un’intervista tra i capitani più perdenti di sempre, data l’alta cifra di finali giocate e perse tra club e nazionale.

Ora siamo nell’era dei Paperoni, gente che con il denaro vuole comprarsi il calcio, gente che non conosce lo sport e non lo ama: lo guarda solo come un business. Tra i Paperoni troviamo ovviamente gli sceicchi del PSG e del Manchester City, quelli degli acquisti faraonici e i contratti milionari sostenuti dai grandi brand mondiali che sponsorizzano solo le squadre più blasonate.

E la domanda nasce spontanea: ma il nostro calcio, quello vero, quello fatto di tanto cuore e tattica, di valorizzazione delle rose e costruzione di un’identità, dov’è andato a finire?

I miracoli calcistici, come il Verona campione d’Italia nel 84-85, oppure il Parma campione in Coppa Uefa nel 98-99, nascevano da giocatori sconosciuti all’epoca, scoperti e poi diventati grandi campioni. Solo per citarne qualcuno: Gianluigi Buffon, uno dei portieri (se non il) più forti della storia del calcio nonché campione del mondo nella spedizione in Germania 2006; Juan Sèbastian Veron, tra i centrocampisti più forti nel suo ruolo che ricordiamo ancora oggi; Fabio Cannavaro; Lilian Thuram e Hernan Crespo.

Forse ne avrò dimenticato qualcuno, ma il punto è se quella rosa gialloblu, se quei nomi, non fossero stati valorizzati, se non si fosse creduto in loro, quanti sarebbero diventati i calciatori che ricordiamo ancora oggi? A questa domanda non so rispondere, ma credo che gli organici vadano valorizzati di più, bisogni lavorare più sul calcio e sugli uomini, con sistemi di gioco innovativi, per rendere sempre più bello lo sport che amiamo, dando una bella lezione a quelli che lo vorrebbero comprare, perché il calcio è di chi lo ama.

Un articolo di Mirola Gennaro, per la rubrica “Le vostre voci

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