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Lo Bello: “Il Var non deve ritenere nulla, ma solo segnalare all’arbitro”

var udogie gol mano

Era nostra convinzione che il carnevale si festeggiasse per le strade e i rioni, non su un rettangolo verde delimitato da linee di gesso. Evidentemente siamo costretti a ricrederci. Dopo l’assurdo fuorigioco della scorsa settimana in Fiorentina-Atalanta, questo turno regala altre perle che solamente il Var e il carnevale sanno dispensare con tanta generosità. Sembrano scherzi, ma non lo sono. È tutto vero.

Vero al punto da costringere Paolo Maldini, notoriamente riservato e parco di parole, a intervenire pubblicamente ai microfoni per richiedere più attenzione nella scelta degli arbitri esordienti a San Siro. Dopo la disavventura con lo Spezia e la fretta di Serra, altri due punti persi sabato con l’Udinese. Svista arbitrale del giovane Marchetti sul tocco di braccio del bianconero Udogie, il quale spinge la palla in rete da pochi passi dalla linea di porta di Maignan. Niente da segnalare secondo Guida in sala Var. Mancavano le immagini giuste? Con il dispiegamento di telecamere a 360° intorno al campo non può essere una giustificazione accettabile. Responsabilità di chi gestisce le immagini? Mah, l’arcano rimane e, purtroppo, destinato quasi sicuramente a verificarsi ancora, e ancora.

Idem dicasi del tocco netto nella propria area con la mano di Luiz Felipe durante il posticipo tra Lazio e Napoli all’Olimpico di Roma. Di Bello lascia correre. Massa, in sala Var, non richiama neppure il direttore di gara al monitor per un ulteriore accertamento. Siamo sicuri che debba essere usata così la tecnologia applicata al calcio? Fortunatamente per il Napoli, Fabian ha spazzato via ogni polemica all’ombra del Vesuvio con la sua rasoiata decisiva all’ultimo minuto, consegnando vittoria e vetta della classifica agli azzurri.

Torniamo a chiedere un parere al nostro prestigioso consulente in materia: L’ex arbitro internazionale Rosario Lo Bello.

Cosa sta succedendo? Da dove partire?

Siamo a carnevale, e va bene, ma quanto è bella una sana e onesta ammissione di verità? Il fatto che non fossero disponibili le immagini migliori per prendere la decisione corretta, personalmente, mi sembra un po’ strano. Io vorrei ricordare ancora mio padre, il quale, nel 1972, partecipò a una puntata della Domenica Sportiva in cui, non potendo ammettere l’errore, altrimenti si sarebbe dovuta rigiocare la partita, giudicò più furbo il giocatore che era riuscito a trarlo in inganno. Senza moviola allora cosa avrebbe potuto mai dire?

Però, oggi basta. Gli errori servono a crescere, tenere il punto sulle “bugie” no. Maldini, obbiettivamente, non ha torto ad esprimersi in quei termini dopo il secondo episodio ravvicinato. San Siro ti esalta, però non sono tutti così fortunati”.

Forse è arrivato il momento di fare un tagliando al protocollo Var?

“Non finirò mai di ripeterlo abbastanza: l’arbitro è il direttore e responsabile della quaterna e degli assistenti al Var. In campo deve comandare l’arbitro, punto. Qualsiasi potenziale decisione dalla sala tecnologia deve prima essere riferita al direttore di gara in campo. Questi, poi, prenderà la decisione. E quando non richiamano l’attenzione dell’arbitro, come accaduto in Lazio-Napoli sul tocco di Felipe con la mano in area, per una svista, per leggerezza di giudizio, il vizio è di principio. L’assistente al Var non deve ritenere un bel niente.

È suo compito riferire al direttore di gara, il quale, assumendosi la responsabilità della scelta, stabilisce se la segnalazione sia da prendere in considerazione o meno, se andare al monitor o no. Il Var non può obbligare l’arbitro a prendere una decisione che non sia sua. Un protocollo corretto, dal mio punto di vista, deve essere stabilito secondo i termini che ho appena citato. Più è semplice, meglio funziona”.

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