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Lo Bello: “Cosa dire? una sola parola: ca-pa-ci-tà”

acerbi fuorigioco

Se non ogni domenica, quasi, ci troviamo a dire: ‘ancora una volta?’, ‘non è possibile!’, ‘la classe arbitrale è scarsa’, ‘tecnologia sì, ma se non sanno usarla…’, ‘vogliamo gli audio tra VAR e direttore di gara’. Ecco, queste sono le parole che risuonano dagli studi televisivi sino ai posti di lavoro, dai bar alle mura domestiche. Poi se a soffiare sul fuoco ci pensa un vecchio volpone come Josè Mourinho, un caso, seppur eclatante, diventa l’innesco della santa barbara. Nello specifico il riferimento è correlato al gol convalidato da Pairetto ad Acerbi, in netto fuorigioco, al 90’ di Spezia-Lazio. Affilate come rasoi non si sono fatte attendere le dichiarazioni dello ‘Special One’: “ventidue anni fa potevi vincere una partita con un fuorigioco, e ventidue anni dopo puoi ancora vincere una partita con un gol in fuorigioco. Ieri una squadra ha vinto così. Questo vuole dire qualcosa”.

Immediata la replica dei biancocelesti con un comunicato reso pubblico: ‘Il fatto che nel 2022 un allenatore di un’altra squadra, durante una conferenza stampa, faccia ripetutamente riferimento a presunti favori arbitrali a squadre concorrenti (…) dimostra che la Lazio è ossessivamente nei loro pensieri (…). La linea della società continua ad essere quella di non discutere le decisioni prese sul campo, anche quando si tratta di episodi lampanti a sfavore, quale il fallo di Tonali su Acerbi’.

L’AIA ha già fatto sapere che la squadra arbitrale composta da Pairetto, Nasca al VAR, Valeriani all’AVAR, i due assistenti e il IV° uomo, verrà sospesa fino al termine della stagione. La pesantezza del provvedimento potrebbe anche essere dovuta alla polemica che Fabio Caressa ha sollevato durante Sky Calcio Club, in cui ha richiesto che Rocchi fornisca gli audio tra direttore di gara a VAR room, al fine di dissipare ogni dubbio. In caso contrario le spiegazioni potrebbero rivelarsi solamente due: la totale negligenza e superficialità di una delle parti in causa (arbitro, VAR), oppure l’effettiva esistenza di una faida sotterranea tra responsabili di campo e coloro deputati al monitor. Ricordiamo che ci sono milioni di euro in ballo tra investimento e materiale umano.

La matassa si ingarbuglia, laddove nacque per sciogliere dubbi e retropensieri. Noi, come di consueto, cerchiamo di orientarci in questo marasma grazie al parere dell’ex arbitro internazionale Rosario Lo Bello.

Preferisco non esprimermi per rispetto nei confronti dei miei amici Trentalange, Baglioni e Rocchi. Tra l’altro ho avuto la fortuna di scoprire quest’ultimo, insieme a Damato, Gava e Cieli, l’unica volta che fui designatore, nel 1997 se non ricordo male. Forse sono stato troppo fortunato, per questo non mi hanno voluto più. D’altronde ho preferito anche io prendere altre strade. Quindi, ripeto, preferisco non pronunciarmi. Davvero, davvero, davvero.

Riguardo i possibili problemi di comunicazione tra Pairetto e Nasca, la decisione di ignorare il richiamo al monitor, la superficialità in sala VAR, dico solo una parola: ca-pa-ci-tà (tono scandito e secco). Non penso e non voglio immaginare malefedi, questo è un problema di capacità. Punto. Per carità, non lo ho accusato prima e non intendo adesso farne l’avvocato difensore, ma in ogni circostanza bisogna tenere sempre una linea di discrezione. Quindi è inutile lasciare scoppiare gli scandali, servono soltanto a chi produce pubblicità e clamore. Il problema è diverso, e sta alla radice. C’è qualcosa che non funziona”.

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