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Lo Bello: “Osimhen è finito in una zona ‘maledetta’”

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E anche questa giornata di campionato ha visto la sua conclusione. Le polemiche non sono mancate all’indomani del posticipo vinto dal Milan in casa del Napoli, tre punti pesantissimi in ottica scudetto. Ciò che stride è però l’operato di Orsato in suddetta partita. Infatti, l’esperto fischietto ha deciso di optare per un metro di giudizio il più europeo possibile, anche a costo di non sanzionare un rigore a favore degli azzurri per un contatto non reputato tale da meritare la massima punizione. Da sottolineare che pochi minuti prima aveva valutato leggero il tocco di Koulibaly su Bennacer nell’altra area di rigore. Due torti non fanno una verità. Tuttavia, se la durezza negli scontri viene tollerata dal primo all’ultimo minuto, non possiamo derubricare gli episodi sotto la lente di ingrandimento a errori da penna rossa.

Così come non possiamo pensare che non si sia trattata della più classica delle sviste la mancata chiamata sul fallo di mano di Medel in Bologna-Torino. Ora, non vogliamo neppure lontanamente immaginare cosa sarebbe potuto accadere se questo episodio si fosse verificato in una partita di vertice oppure in uno scontro salvezza. I giornalisti avrebbero urlato allo scandalo, gli opinionisti si sarebbero stracciati le vesti e la polemica avrebbe montato sì tale a una panna degna del maestro Massari.

Siamo quindi qui, come ogni settimana, pronti a chiedere parere in merito al nostro prezioso consulente in materia arbitrale: l’ex direttore di gara internazionale Rosario Lo Bello.

Partiamo proprio dal caso Skorupski-Medel in Bologna-Torino, come mai questo black out?

“Si è trattata di una svista che ha sorpreso quasi tutti. Non lanciamo strali, però, bisogna ricordarsi dei ‘però’. Può sfuggire a uno, può sfuggire a due, ma non a tutti eh (con tono di biasimo). Quando accadono questo genere di cose, per il designatore, per l’arbitro, per il Var, ci si augura sempre che avvenga in una partita del genere, in cui nessuna squadra lotta per traguardi importanti. Perché in questo modo, come potete vedere, passa abbastanza sottotraccia. Oltretutto è accaduto a due ragazzi come Massimi e Ghersini. Episodi simili è bene che accadano in questo genere di contesto, senza colpo ferire, così, sicuramente, non ripeteranno lo stesso errore di distrazione”.

Arriviamo quindi alle polemiche sollevatesi dopo il mancato rigore concesso da Orsato al Napoli nel posticipo con il Milan. Secondo lei è stata corretta la decisione dell’arbitro, oppure è il caso di segnalare un errore netto?

“Che vuoi che ti dica. In quel caso sì, c’è, ma solo se lo vedi alla moviola. In velocità non te ne accorgi te lo garantisco. Anche perché è un’azione finale, dalla quale non può sortire nulla. In una partita del genere, diciamo che bisogna dare risalto alle cose importanti. Il risultato è stato determinato da fattori di calcio, non da questi. Orsato, se si fosse trovato più vicino all’azione, probabilmente avrebbe potuto giudicare meglio. Anche se, devo dire, che quella è una zona che noi arbitri consideriamo “maledetta”.

Mi spiego. È la terra di nessuno: non vede bene l’assistente e non può avere la visuale migliore il direttore di gara. Allora, capite bene che Osimhen si è andato a cacciare nella tana del lupo. Dobbiamo sempre essere obbiettivi. Secondo me l’arbitro non poteva fare molto di più. Se il Var fosse intervenuto, in quel caso, ci sarebbe stato poco da fare: quello era rigore netto. Però la partita non si gioca al rallentatore, non giochiamo alla playstation.

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