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E nun ce vonno stà

E nun ce vonno stà

© “MASSA” – FOTO MOSCA

Per una volta soprassediamo, invertiamo rotta, cambiamo opinione su quanto segue: alla stregua di ogni eccesso, infastidisce il permanente chiacchiericcio dei descamisados raccolti attorno alla tavola rotonda per sfoggiare la cultura calcistica, la ricchezza dell’archivio affollato di nomi, date, episodi, precedenti che spaziano dal sapere di talenti in erba, campionatini under 16 e includono le migliaia di notizie sull’universo del pallone.

Per la verità, un titolo interessante delle conversazioni televisive si deve alla presenza interventista di ex arbitri con autorevole pedigree. A caldo, fatti e misfatti delle partite appena concluse sono il loro incontrastato regno per dirimere l’eterna conflittualità degli opposti. Il ‘classico’ di questa seduta del tribunale para sportivo è affrontare le fasi dell’indagine, dell’arringa accusatoria e soprattutto della sentenza con oggetto ‘rigore sì, rigore no’. Difficoltà supplementari per il ‘giudice’ le procurano le varianti del regolamento, frequenti quanto le delta e omicron del Covid, sicché di volta in volta gli arbitri devono frequentare corsi accelerati per aggiornare i criteri di assegnazione della massima punizione.

Che dire, non tutti i fischietti si applicano allo studio delle mutazioni. Non lo fanno neppure con la dovuta applicazione gli allenatori, i giocatori, i giornalisti e men che mai i tifosi. Nessuna meraviglia se l’esito di una partita, condizionato da un rigore fischiato o ignorato, accende polemiche anche aspre e decisioni non condivise, se non si accetta per dirimente il parere della tecnologia del VAR, gemello della macchina della verità. Chi ritiene di essere danneggiato esterna, non sempre sottovoce, il sospetto che l’arbitro, per non smentire la decisione d’acchito, è spinto a verifica dalla squadra penalizzata e falsifica il responso del replay.

In zona clamorosamente ‘Cesarini’, negli ultimi secondi di over time, la potente corazzata rossonera sembrava aver reso vano il complicato, ma riuscito lavoro di resistenza del Napoli. Kessié segna ed esulta. Con lui festeggia tutto il Meazza, ma un getto di doccia ghiacciata spegne l’entusiasmo. Juan Jesus spinge Massa a consultare il VAR e le immagini raccontano senza alcun dubbio che il gol era viziato dal fuorigioco di Giroud. Gol annullato. A ben guardare, anche un episodio immediatamente precedente all’offside avrebbe convinto Massa: su cross in area degli azzurri saltano in tandem Juan Jesus e Giroud, che cintura con violenza il difensore e lo trascina a terra.

Apriti cielo. Si scatena la contestazione e in particolare Pioli, uno dei tanti che travisano a proprio piacimento la verità, afferma che il gol era valido, denuncia a vanvera un paio di altri svarioni di Massa, dimostra di non saper perdere e scarica le proprie colpe sull’arbitro. A sbugiardarlo convergono le opinioni unanimi di tutti i commentatori di Sky e Rai Sport, dei quotidiani di settore, ad eccezione del milanese ‘Gazzetta dello Sport’ che titola “COSI’ NON VAR”, dà spazio alla “Furia Milan’, bolla come clamorosa la decisione di Massa e in un riquadrato pubblica l’immagine di Giroud a terra, non la precedete del centravanti che trascina con sé Juan Jesus. Glisson.

Concluderebbero così i francesi e così si chiude questa nota sull’impresa del Napoli, nonostante i suoi punti di forza ‘ospedalizzati’. Tra un paio di giorni ghiotta opportunità di un nuovo balzo in su di tre punti, al Maradona stadio è di scena lo Spezia.

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