Gianni, un mito

Gianni, un mito

Lutto nel mondo del calcio. È morto a 82 anni Gianni Di Marzio, grande il dolore del figlio Gianluca, giornalista di Sky. Il padre notò per primo il giovanissimo Maradona e lo segnalò al Napoli. È stato un attento scopritore di talenti, compreso Cristiano Ronaldo. Innumerevoli i messaggi di cordoglio.
Se ne va un napoletano frequentatore della città alta, un amico dei ragazzi del Vomero, che i cittadini del lungomare sfottevano perché eredi dei campagnoli coltivatori di broccoli. Gianni era anche uno di noi, degli irriducibili della funicolare di Chiaia, dove in via Cimarosa si davano appuntamento gli studenti del liceo Sannazzaro, un po’ anticipatori degli hippies, un pò sfasulati, cioè poveri in canna, ma coesi, gruppo all’insegna della solidarietà, di uno stare insieme da reduci della guerra in costante inseguimento della normalità. Il tempo di Gianni Di Marzio, di molti di noi che marinavano la scuola e si imbucavano nella fumosa sala biliardo del vicoletto Cimarosa per disputare accanite partite di “boccette” o “carambola“, il suo era tempo era di transizione tra lo stadio Littorio e il “Collana”, di qualche campetto di periferia in terra battuta: per dilettanti allo sbaraglio come noi della pavimentazione non proprio da incontri di Serie A dell’oratorio salesiano, nella parte alta della via Scarlatti.

Di Marzio, calciatore vero, affermato, bandiera di Napoli, prezioso amico di noi giocatoricchi della domenica, in “campo” perfino sul terreno sconnesso delle “montagnelle”, attuale piazza Medaglie d’Oro, era un mito, privo di narcisismo da successo, un interlocutore affabile, di evidente intelligenza, “alla mano”. Tra i tanti estimatori, oggi si direbbe tra i tanti follower, c’eravamo anche noi della funicolare di Chiaia. Nelle sue vene scorreva sangue di innamorato pazzo del calcio, esattamente come accade ai geni del pallone. Di Marzio promettente calciatore non riesce a perfezionare la carriera partita dal basso, in squadre di quartiere, poi della provincia. Lo ferma un brutto infortunio, subìto senza auto commiserarsi. Si apre la strada di superlativo tecnico. Globetrotter richiesto da mezza Italia, allena in serie C l’Internapoli di Wilson e Chinaglia, giocatori che fanno grande la Lazio, poi è vice di Vinicio, che lo raccomanda al Brindisi perché lo ingaggi, in seguito diventa tecnico del Catanzaro.

Quando può tornare a Napoli per brevi incursioni, Gianni non si lascia pregare per raccontarsi. È arguto e buon narratore e noi pendiamo dalle sue labbra. È un prezioso talent scout, e per fare un esempio porta in Calabria Palanca, poi del Napoli. Il suo è calcio all’olandese, adotta tra i primi la difesa “a zona“. Nessun dubbio, Gianni ha un feeling intenso anche con i tifosi e non meno con lo spogliatoio. Gli è dovuto il titolo di Mago. Lo seguiamo, quando in successione allena Napoli, Genoa, Lecce, Catania, Padova, Cosenza e Palermo, con buoni risultati. Ad alcuni di noi, dichiaratamente di sinistra, entusiasma la collaborazione domenicale al quotidiano “L’Unità”, a tutti il piace e molto il ruolo di opinionista radiotelevisivo. Non si ritrae nelle occasioni sempre più rare di incontri e gli strappiamo indiscrezioni, giudizi sul Napoli, sul calcio. Due volte è insignito del premio “Seminatore d’oro”, assegnato al migliore allenatore della stagione, di ogni categoria. Direttore sportivo del Cosenza e con il Venezia, responsabile dell’area estera della Juventus, collaboratore dei Queens Park Rangers, consulente del Palermo e molto di più per il calcio italiano.

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