Contro corrente: capitano, mio capitano

insigne

©️ “INSIGNE” – FOTO MOSCA

Cosa frulla nella mente di napoletano figlio di una fertile terra vulcanica? Con dediche, baci, amorose dichiarazioni di figlio, che da piccolo giurava di voler sposare Partenope appena l’età l’avesse consentito, di “scugnizzo” amatissimo, di azzurro totale fin nel profondo dell’anima, Lorenzino Insigne prova a tutelare il rapporto di reciproco amore con la città e i tifosi che lo hanno eletto a icona del Napoli e di Napoli.

Se tutto questo corrisponde e in che misura alla condizione di figlio davvero addolorato per il bye, bye alla sua città è materia per analisi freudiane. È di sicura evidenza l’inspiegabile gap del rendimento che ha contrapposto lo strepitoso continuum di prestazioni da nazionale, da Napoli legittimo candidato al tricolore, in rendimento modesto, certo aggravato da acciacchi muscolari, da Covid, ma spia del disagio psicologico per il “tradimento” della maglia azzurra e della “furbizia” per rendere meno traumatica la separazione da Napoli.

I precedenti non mancano; Zapata, Jorginho, Allan, prima di loro Higuain, Cavani e Lavezzi, Albiol. Tutti emigrati dopo stagioni di scarso impegno. Bella incognita per Spalletti: potrà contare sul miglior Insigne per la doppia sfida al Barcellona, i decisivi test con Inter, Milan, Roma, Atalanta, Lazio? La risposta è nell’incerto pronostico sul prevalere del “cuore sulla mente”: nel capire se lo stadio finale della trattativa con il Toronto e l’ok per tutte le voci del contratto può cancellare ogni remora e restituire consegnerà al “capitano” la voglia di giocare come sa, prima di volare in Canada.

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