VAR: a volte è in Vera Antitesi con la Realtà [S1]

arbitro

© VAR – FOTO MOSCA

Il Var, spia tecnologica teoricamente al di sopra delle parti, è meno infallibile dell’occhio di falco che nel tennis sentenzia se un dritto, un rovescio, uno smash, un lob, cadono in campo o al di fuori del perimetro di gioco.

Il limite del replay rallentato del Var è tenere aperto un ampio varco ai dubbi sulla discrezionalità delle decisioni, sull’interpretazione degli episodi osservati e perfino sulla buonafede sospetta di chi deve valutare falli, fuori gioco, gol-non gol. I dubbi sulle letture tutt’altro che obiettive del Var non sono un’ipotesi complottista. Sono piuttosto la conseguenza degli innumerevoli “errori” ed omissioni di cui sono responsabili alcuni arbitri, soggiogati dal mito dei club di vertice, dal loro ruolo di leader del calcio system, da tutelare anche grazie all’insindacabilità di giudizio, che li preserva da contestazioni o quanto meno le ridimensiona e spesso le assolve con l’alibi dell’errore “possibile per ogni essere umano”.

Dal suo esordio, al Var non sono mancati gli apprezzamenti per la migliore percezione degli arbitri dotati di un moderno strumento di verifica, che dovrebbe impedire “sviste” o condizionamenti che determinano l’esito favorevole a una delle due squadre. Il gap tra realtà e interpretazione del “Video Assistant Referee” (video assistenza arbitrale) c’è e induce a scetticismo sull’obiettiva lettura degli episodi. Considerati i casi di plateale “benevolenza” di alcuni arbitri per questa o quella squadra, se a valutare il Var fosse un arbitro segretamente tifoso di una squadra e volesse favorirla, non sarebbe irrispettoso immaginare che possa decifrare impropriamente le immagini riproposte e decidere a vantaggio dell’uno o dell’altro contendente.

Fugare ogni dubbio sulla credibilità del V.A.R? Si potrebbero proiettare sui maxi schermi degli stadi le immagini degli episodi contestati, visibili anche per gli appassionati che vivono il calcio televisivo. Sarebbe un deterrente per scongiurare decisioni arbitrali di parte e vita dura per i fischietti che antepongono la “simpatia” più o meno nascosta per una squadra all’oggettività di quanto accade in campo.

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