Italia-Brasile, 40 anni dopo: un pezzo di Napoli intrappolato tra le pieghe della sfida

Italia-Brasile, 40 anni dopo: un pezzo di Napoli intrappolato tra le pieghe della sfida

Se ci fosse stato il napoletano in porta, forse… Meglio per noi, comunque. Il dilemma resta, ma i corsi e ricorsi storici finiscono per trasformarsi in un penoso onanismo mentale. A quarant’anni da Italia-Brasile, l’epica partita del Sarrià, c’è un pezzo di Napoli intrappolato tra le pieghe della sfida. Tra i pali della “canarinha” giocò Valdir Peres, lo scarsocrinito numero uno del Sao Paulo. Disputò un mondiale mediocre, macchiato da un errore macroscopico contro i sovietici. Da quel momento la squadra iniziò a fidarsi poco di lui, ma per una formazione nata per attaccare, quello del portiere veniva considerato l’ultimo dei problemi.

Eppure Tele Santana, il mago della panchina verdeoro, aveva a disposizione il “napoletano”, forse uno dei migliori interpreti del Sudamerica di quel periodo. Si chiamava, e si chiama tutt’ora visto che stiamo parlando di una persona vivente, Carlos Roberto Gallo. All’epoca difendeva i pali del Ponte Preta, ma avrebbe raccolto trionfi e applausi nelle sue tappe al Corinthians e Palmeiras. La famiglia Gallo era originaria di Napoli ed emigrò nella regione Paulista alla fine della prima guerra mondiale. La località della little Italy si chiama Vinhedo, 80mila abitanti a 75 km da Sao Paulo. Una vera e propria exclave dello stivale, tant’è che nel giugno del 2021 è stato addirittura inaugurato un edificio che si chiama “Memorial do Imigrante”, a ricordare quanto la forza lavoro italiana sia stata fondamentale per la crescita e lo sviluppo di quell’area.

Carlos Gallo nacque a Vinhedo il 4 marzo del 1956, per diventare professionista nel calcio ad appena 17 anni. Nel 1978 l’allora ct Claudio Coutinho lo portò ai mondiali in Argentina come riserva dell’intoccabile Emerson Leao. Negli anni successivi Carlos trovò spazio nella Selecao, ma alla vigilia del torneo in Spagna gli venne preferito Valdir Perez, che aveva appena vinto il “Brasileirao” col Sao Paulo, parando qualche mese prima due rigori a Breitner nel corso di un’amichevole contro la Germania Ovest.

A dire il vero il più forte brasiliano era sempre Emerson Leao, che rimase fuori dalla nazionale per ragioni politiche. Leao era di destra, ed estimatore dell’allora presidente-dittatore Joao Figueiredo. Agli antipodi, ideologicamente, c’erano i vari Socrates, l’ideatore della Democrazia corinthiana, Eder, Cerezo e Junior. Santana si trovò costretto a fare una scelta: meglio i “tenores” che lo scomodo portiere che avrebbe probabilmente spaccato lo spogliatoio. Dopo la gara con l’Unione Sovietica, giocata a Siviglia, Santana fu sfiorato dall’idea di mettere in panchina Valdir Perez, tragicomico sul gol del russo Bal, ma poi decise di andare avanti sulla stella linea, confermando il gruppo.

E qui torniamo all’onanismo mentale: e se contro gli azzurri avesse giocato il napoletano Carlos Gallo? A rigor di logica i tre gol incassati da Valdir Perez non gridano vendetta. Forse in occasione della seconda marcatura di Rossi, un altro portiere più reattivo avrebbe potuto osare qualcosa in più sul tracciante di Pablito. Poca roba però. Carlos Gallo giocò i mondiali quattro anni dopo in Messico, dimostrando di essere un ottimo portiere, messo in ginocchio solo alla terribile lotteria dei rigori dalla Francia di Platini, nell’infuocato pomeriggio di Guadalajara.

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