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Il tackle nel deserto: Paquetá è l’arma segreta del Brasile

Il tackle nel deserto: Paquetá è l’arma segreta del Brasile

Se vogliamo parlare di estetica, il Brasile è la squadra che ha incarnato meglio di chiunque altra il concetto di spettacolo. Le prodezze di Richarlison, e le giocate dei vari Neymar, Raphina e Vinicius, sono ancora stampate sulla nostra retina. Persino Casemiro, che si era perso tra le alchimie di Ten Hag a Manchester, è tornato a far quadrare i conti in mezzo al campo. Eppure l’arma segreta della Canarinha a me sembra Lucas Paquetá. Tra tutti i giocatori schierati da Tite è quello che ha avuto la maggior crescita tattica e mentale.

Paquetá nasce trequartista, per rifornire di munizioni l’attacco. Nasce 10, ma nella sua peregrinazione tra Milan, Lione e West Ham, ha viaggiato sulle montagne russe emozionali, tra partite di livello e altre piuttosto oscure. Ci ha pensato Tite a ridargli dignità e soprattutto a cambiargli ruolo. Paquetá ha arretrato il suo raggio d’azione, non gioca più come fantasista, ma mette la sua tecnica e la sua corsa al servizio della squadra, consentendo persino a Casemiro qualche blitz nell’area avversaria.

Ieri sera l’ex milanista è stato lo splendido e oscuro lavoratore delle terre di mezzo, annodando i fili tra la difesa e l’attacco. Non sarà più bello da vedere come un tempo, ma è il calciatore che regala equilibrio a un Brasile sfacciatamente offensivo. Tite lo sa bene, e da sapiente tattico ha compreso che solo un giocatore con quelle caratteristiche può bilanciare il gioco e le manovre dei verdeoro. Qualsiasi sarà il cammino dei sudamericani in Qatar, Paquetá vestirà i panni dell’anti-divo. Ma è spesso sul lavoro della manovalanza che si costruiscono i grandi successi.

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