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La notte del Gruppo

La notte del Gruppo

©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA

Si, perché ieri sera è stato il “Gruppo” a farci vivere una serata indimenticabile nel meraviglioso Meazza ribollente di 72354 cuori gonfi di passione, milanisti e napoletani.

Il Milan ha confermato di essere una signora squadra, avrebbe meritato il pareggio. Per larghi tratti della partita ha giocato meglio: più organizzata, più fisica, più veloce.

Ha una rosa colpevolmente sottovalutata e un allenatore tanto astioso e irritante quanto capace. Infine una dirigenza operativa di prim’ordine a cominciare da quel gran signore e campione di Maldini.

Questo per dire che la partita del Meazza era per noi un crocevia importante: con compagni di tifo avevamo detto che si sarebbe trattato di una prova da Master per il Napoli, altro che esami di scuola media o diploma come chiesto a Spalletti in conferenza stampa.

Era una partita per cuori e gambe forti, preparata sapientemente dai milanisti. La loro organizzazione del tifo che coinvolge l’intero stadio è francamente invidiabile: curiosa, tra molte altre cose, la rivisitazione della canzone “E la vita la vita, la vita l’è bela” di Cochi e Renato, cantata a squarciagola prima del calcio di inizio e poi diventata l’ironico manifesto dei (tanti) partenopei presenti al fischio finale.

Detto dei meriti del Milan, una partita del genere non la vinci a caso: mai nella vita. Il Napoli l’ha vinta di squadra, soprattutto nel primo tempo quando il Milan ha dato il meglio di sé. Qualcuno ha criticato il primo tempo del Napoli. In questo stadio, in più di trent’anni, ne ho visti molti altri di primi tempi. Solo come esempio quello contro l’Inter l’anno scorso: ci siamo presentati con giocatori inermi fisicamente, scollati sul campo, persi nel famigerato modulo a due, senza dignità tecnica, impauriti. Hai voglia poi a osannare il gol di Mertens.

Niente di tutto questo ieri. Il Milan ci era superiore e giocava con convinzione e furore ma i nostri tenevano botta soprattutto con i due centrali in difesa, i tre di centrocampo e le due ali. Segnali deboli venivano da Di Lorenzo, che visto dal vivo conferma purtroppo la grave macchinosità di movimenti nello stretto dovuta alla scarsa tecnica di base, e da Raspadori, preferito al cholito per “fraseggiare”.

Chiudere il tempo a reti inviolate è stato un vero successo, anche perché il Milan aveva nel frattempo speso molte energie e perché i cambi di Pioli hanno  messo sabbia negli ingranaggi dei rossoneri, fino ad allora quasi perfetti.

Nel secondo tempo il Napoli con alcune ripartenze è stato finalmente pericoloso, con il Cholito la mole di lavoro prodotta ha infine trovato un finalizzatore degno di questo nome. In questo scorcio di partita sono saliti letteralmente in cattedra Lobotka, ancora il migliore, commovente, un “gigante” inesauribile, qualità e sostanza enormi;  Anguissa fisicamente straripante e, udite udite, Mario Rui che ha trovato una di quelle serate in cui ti chiedi com’è possibile che si trasformi  così spesso nel Mister Hyde che tanto ci fa penare.

Nota finale su Meret: lo abbiamo criticato ferocemente. Ieri un miracolo e due parate difficili: senza non avremmo vinto e forse neppure pareggiato. Mostra ancora qualche esitazione nelle uscite ma sembra davvero un altro portiere. Potrebbe diventare il tassello finale di un mosaico che promette molto, molto bene.

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