Salernitana: la maledizione di voler giocare in inferiorità numerica
La Salernitana, nonostante l'inferiorità numerica dell'Udinese, spreca una grande occasione per le scelte tecniche discutibili di Liverani.
Foto MoscaLa Salernitana in questa stagione sembra riproporre una maledizione: quella di voler giocare sempre con un uomo in meno.
Da Sousa a Liverani: decisioni controversie
Una dinamica vista con tutti e tre gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina del club. Si è cominciato con Sousa, e la sua ostinata fiducia in Botheim, passando per Inzaghi e il suo tardo ripensamento su Simy, fino a Liverani, che sembra aver rinunciato alla razionalità con la scelta di escludere Dia.
Il caso Boulaye Dia, un talento sprecato
Il senegalese, nonostante lo psicodramma in cui è precipitato per le scelte del suo procuratore, con i capricci e i problemi fisici che ne sono conseguiti, ha visto naufragare la sua disgraziatissima stagione, ma rappresentava pur sempre un valore aggiunto per la Salernitana. La scelta di tenerlo ad ammuffire in panchina, senza concedergli di scendere in campo, in una partita cruciale come quella contro una Udinese con l’uomo in meno, pone interrogativi sia dal punto di vista tecnico che finanziario. Il calciatore, acquistato a peso d’oro dalla dirigenza di patron Iervolino, sembra essere diventato un lusso non sfruttato, dilapidando così un investimento milionario.
Decisioni e conseguenze
Vorremmo capire il perché il tecnico Liverani ha scelto di non utilizzare Dia, preferendo sostituire al 71’ uno stremato Wessman con un Ikwuemesi, che aveva già confermato la sua inadeguatezza per la massima serie italiana. Ha anche vanificato un rigore meritatissimo con quella carica scomposta sul portiere avversario. Pentirsene a 5 minuti dalla fine e chiedere a Dia di sostituirlo non sembra sia stata proprio una mossa da grande stratega. Così come incomprensibile è stata la scelta di Legoswki e non Kastanos.
Se poi Dia si è veramente rifiutato di scendere in campo, ha sbagliato e va punito severamente. Ma un buon allenatore deve anche saper prevenire questi gesti, sentire il clima che si respira nello spogliatoio, gestire il gruppo mantenendone le redini, recuperare psicologicamente quei calciatori, fondamentali per la squadra, che stanno attraversando un periodo di crisi. Se Dia doveva essere punito, non andava portato in panchina a far da tappezzeria, per poi chiedergli il miracolo negli ultimi minuti di gioco, andava mandato in tribuna.
Dichiarare poi, nel post-partita, che si è rifiutato di entrare in campo, vuol dire aver chiuso definitivamente la sua stagione, esponendolo alla rabbia dei tifosi, con tutte le conseguenze che ne scaturiscono sulla sua prossima valutazione di mercato. Ad Udine, non solo si è persa l’occasione di portare a casa una vittoria fondamentale e alla nostra portata, ma si è gettata altra sabbia negli ingranaggi già molto arrugginiti della squadra.
Salernitana: la fine di un sogno
I tifosi confidavano ancora nella salvezza, e comunque fosse andata la stagione, avevano chiesto di chiudere il campionato con dignità.
Oggi nessuno di questi due obiettivi è stato centrato e voler gettare la croce solo sulle spalle di Dia è troppo comodo!
