Pioli al Napoli, un disastro annunciato o una mossa vincente?

Rilanciare il Napoli con la sua attenzione maniacale alla fase difensiva, ma senza snaturarne l'identità offensiva sarà il banco di prova per Pioli.

Pioli, NapoliFoto Mosca Pioli
Articolo di Giovanni Santaniello04/05/2024

Quando Stefano Pioli è subentrato sulla panchina del Milan nel 2019, in sostituzione dell’esonerato Marco Giampaolo, in pochi avrebbero scommesso sulla sua permanenza a lungo termine. Eppure, a distanza di oltre tre anni, l’ex tecnico di Lazio e Inter si è rivelato l’artefice della rinascita dei rossoneri.

Punti di forza di Pioli

La duttilità tattica è forse il pregio principale di Pioli in questi anni milanisti. Partito dal suo tradizionale 4-2-3-1, l’allenatore parmense non ha esitato a virare verso nuovi schemi come il 4-4-2, il 3-5-2 e persino il 3-4-2-1 a seconda delle necessità e delle caratteristiche dei singoli calciatori. Una flessibilità non da tutti, che ha contribuito a plasmare un gruppo solido e coeso con un’identità ben precisa.

Un altro grande merito di Pioli è la cura maniacale della fase difensiva. Le ripartenze fulminee sono diventate il marchio di fabbrica del suo Milan, con un’attenzione quasi ossessiva ai meccanismi di uscita per sfruttare al meglio il talento dei suoi attaccanti. Merito di un lavoro certosino e ripetitivo in sede di allenamento, segno di un’abnegazione al lavoro fuori dal comune.

Non va infine sottovalutata la capacità di Pioli di reinventare giocatori ritenuti ormai bruciati. Basti pensare al rilancio di Olivier Giroud o Zlatan Ibrahimovic, o il recupero di tanti giovani talenti come Sandro Tonali e Rafael Leao. Una dote non scontata per uno degli allenatori più sottovalutati nel nostro calcio.

Pioli, Napoli

Aree di miglioramento

Il principale neo di Pioli rimane un’interpretazione troppo rigida e compassata del gioco offensivo, con schemi che latitano e una manovra non sempre brillante e imprevedibile. Il Milan fatica ad imporre il proprio gioco alle big e va in difficoltà contro le squadre chiuse. Una critica che affonda le radici nella formazione prevalentemente difensivista dell’allenatore emiliano.

Anche la gestione dei cambi rappresenta un’area di miglioramento. Troppo spesso Pioli non riesce a trovare le contromisure giuste dalla panchina, effettuando sostituzioni che non incidono sulla partita. Una lacuna che poteva essere colmata sfruttando di più la prolificità della rosa a disposizione.

In conclusione, il bilancio di Pioli al Milan rimane decisamente positivo. In tre stagioni ha riportato la squadra a vincere lo Scudetto e a essere nuovamente competitiva in Champions League. Se fosse riuscito ad aggiungere maggiore imprevedibilità al suo gioco, puntando su un calcio più propositivo e spregiudicato, avrebbe potuto togliersi ulteriori soddisfazioni con i rossoneri.

Le voci di un possibile approdo di Pioli sulla panchina del Napoli sono sempre più insistenti. Dopo l’addio di Luciano Spalletti e l’infelice tourbillon di allenatori dell’ultima stagione, il patron Aurelio De Laurentiis sembrerebbe intenzionato a puntare sull’allenatore emiliano. Un’eventualità che potrebbe rappresentare una sfida piuttosto complicata per Pioli.

Da un lato, il suo pragmatismo tattico e l’attenzione maniacale alla fase difensiva potrebbero essere un valore aggiunto per una squadra, quella partenopea, che in questa stagione ha peccato di leggerezza in troppe occasioni. Dall’altro, lo stile di gioco troppo compassato e l’eccessiva prudenza di Pioli potrebbero non essere l’ideale per un ambiente come quello napoletano, abituato a uno spettacolo costante e a un calcio molto più spregiudicato.

Riuscire a coniugare le proprie certezze con le legittime aspettative di una piazza calda e vincente come quella napoletana sarà la vera sfida per Pioli. Rilanciare il Napoli senza snaturarne l’identità offensiva potrebbe rivelarsi l’autentico banco di prova per l’ex milanista.

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