Di Fusco: “Meret ha carattere, sta emergendo”

Raffaele Di Fusco, ex portiere del Napoli, ha elogiato l'operato di Alex Meret in vista del match di Bergamo.

meretFoto Mosca
Articolo di Redazione SDS04/11/2022

© “MERET” – FOTO MOSCA

Raffaele Di Fusco, ex portiere del Napoli, è intervenuto a Radio Napoli Centrale, nel corso di “Un Calcio alla Radio” elogiando l’operato di Alex Meret in vista del match di Bergamo.
Ecco le sue parole:

“Capisco che è difficile far cambiare opinione su un calciatore ai tifosi ed a volte ai media, ma cos’altro deve fare Meret? Ha carattere, sta emergendo nonostante le difficoltà. È un po’ colpa sua, degli infortuni, ma questo appartiene al passato. Quest’anno è riuscito ad avere continuità nonostante la sfiducia dell’allenatore. Meret sta conquistando la fiducia con le magistrali prestazioni, tolta quella col Bologna.
Sui gol del Liverpool ha fatto gesti tecnici importanti, non strafalcioni. Non so perché su di lui si va a cercare il pelo nell’uovo anche quando non c’è. Meret non è ancora un grandissimo portiere, ma ha tutto per poterlo diventare. Abbiamo aspettato Zielinski 4 anni. Le due parate sui due gol non le fanno tutti, non fanno in tempo, specialmente la prima. Lui gioca così e lo fa con la pressione di dover riconquistare la fiducia dell’allenatore, del pubblico e nonostante questo sta andando avanti bene, senza fare quali errori. La papera classica la fanno tutti dopo 10-11 partite. È tramite gli errori che si fa l’esperienza.

La fase difensiva ha una grande organizzazione, soprattutto perché quest’anno c’è un centrocampo a 3 che filtra meglio. I difensori sono forti, ma la cosa bella è che chi entra entra, va bene.
Atalanta-Napoli? Ho solo un timore. Se facciamo la nostra partita non c’è storia, ma la fisicità mi spaventa. Gli esterni soffrono un po’ questa cosa. L’Atalanta è una squadra forte fisicamente, anche con l’Udinese c’è stata qualche difficoltà. Il Napoli ha dimostrato di non doversi snaturalizzare, sono gli altri a doversi adattare a noi. Loro possono cercare solo di limitarci, come il non-gioco della Roma“.