È già Coppa d’Africa
Mario Sacconi ci porta nuovamente in giro per il calcio africano con la sua rubrica "Hic sunt pila". Nonostante le polemiche ancora vive per l'ultima coppa continentale, in Africa è già ripartito
Stadio in SudafricaPer la prossima edizione di Coppa d’Africa bisogna ancora aspettare, è chiaro. D’altronde, l’onda dell’edizione giocata in Marocco non si è ancora affievolita, anzi, è più alta che mai, dopo che a due mesi di distanza dalla finale più movimentata nella storia del torneo la CAF ha deciso di revocare la vittoria al Senegal –reo di aver abbandonato il campo per più di un quarto d’ora a seguito di decisioni arbitrali avverse– e assegnarle ai padroni di casa.
Alla voce “finale” campeggia ora un 3-0 a tavolino e bella bacheca dei 𝐿𝑒𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐴𝑡𝑙𝑎𝑛𝑡𝑒, dunque, figurano due trofei continentali: quello alzato al cielo di Addis Abeba nel 1976 e quello arrivato cinquant’anni dopo, attesissimo, agognato, ma giunto in un modo che nessuno avrebbe potuto pronosticare.
La battaglia non è ancora finita. A Dakar non hanno alcuna intenzione di restituire i premi e tutti gli atti vanno nella stessa direzione: difendere il titolo conquistato sul campo, tanto che prima dell’amichevole di pochi giorni fa con il Perù –giocata e vinta per 2 a 0 in Francia– i senegalesi hanno mostrato allo stadio intero il trofeo. Sopra lo stemma presente sulla panchina, ovviamente, le stelle erano due e da qualche settimana la foto dei profilo ufficiali del presidente della Repubblica Bassirou Faye ha, sullo sfondo, la Coppa in bella vista. Sarà il Tribunale dello Sport, comunque, a confermare o ribaltare il giudizio, ancora una volta.
Nonostante questa doverosa introduzione ci confermi che la scia dell’ultima AFCON è tutt’altro che estinta, e malgrado di mezzo ci sia ancora un Mondiale, a livello di nazionali, la rincorsa alla prossima edizione è già cominciata. È partita da lontano, dal turno preliminare che ha messo di fronte le dodici nazionali con il ranking FIFA più basso del continente, per sei posti nei gironi di qualificazione alla fase finale Rispetto alla scorsa tornata si sono riviste l’Eritrea e le Seychelles.
La selezione di Asmara ha destato interesse per un ritorno sulla scena che si è finalmente concretizzato dopo sette anni di assenza. Fino al 26 marzo la gara più recente dei 𝑅𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑀𝑎𝑟 𝑅𝑜𝑠𝑠𝑜 nel circuito CAF risaliva infatti al 2019. Poi c’era stata la partecipazione alla CECAFA Cup, alla quale avevano fatto seguito anni di buio.
Il timore che i giocatori sfruttassero le trasferte per scappare dal regime di Isaias Afewerki –preoccupazione ben fondata, visto che negli anni precedenti decine e decine di sportivi avevano chiesto asilo politico nei paesi in cui si recavano per competere– aveva spinto il governo a ritirare la propria rappresentativa dagli impegni internazionali.
Stavolta, però, l’Eritrea non è mancata e, tra l’altro, ha costruito una buona rosa, assemblata con i figli della diaspora dalla Scandinavia, dai Paesi Bassi e dall’Inghilterra. Proprio oltremanica gioca Siem Eyob-Abraha, 18 anni, attaccante di proprietà dello Sheffield United. È lui che ha sbloccato l’incontro di andata contro eSwatini, piccola monarchia che confina su tre lati con il Sudafrica e con il Mozambico su quelli rimanente. Al suo gol si è aggiunto il raddoppio di Ali Suleiman, centravanti che milita nella Lega egiziana, per il 2-0. Lo stesso Sulieman ha confermato un grande stato di forma siglando una doppietta al ritorno (il primo gol, tra l’altro, in rovesciata).
Le isole Seychelles, invece, si sono dovute arrendere al Lesotho e alla sua netta superiorità, sebbene la differenza di valori non si sia manifestata nel punteggio. 0-0 nel primo round, 2-1 in rimonta nel secondo: così i favoriti sono riusciti a staccare il biglietto per le eliminatorie a gruppi, vincendo la resistenza degli uomini dell’arcipelago.
Al contrario, il divario si è visto tutto nella prestazione del Sud Sudan, autore di un 4-0 senza appello ai danni di Gibuti. Sempre contro questi avversari i sudsudanesi –la nazionale più giovane del pianeta, poiché lo Stato ha conquistato l’indipendenza solo nel 2011– avevano registrato la loro vittoria più larga di sempre, con il punteggio 6-0, nove anni fa.
Non ci sono andati troppo lontani. Gibuti, dal canto suo, si è preso la soddisfazione di trionfare di misura nel secondo match, tornando così ad assaporare il gusto del successo che mancava da 18 uscite, precisamente dal 3-1 rifilato al Pakistan nel giugno di tre anni fa.
Il passivo più pesante lo ha subito il Ciad. È ormai lontano il ricordo della vittoria nel preliminare del 2024, che segna tra l’altro l’ultimo risultato vincente nella cronologia dei 𝑆𝑎𝑜. L’avversario, il Burundi, era di quelli da evitare. E, come volevasi dimostrare, è arrivata una doccia fredda. Poker in casa, poker in trasferta: trovando la via della porta complessivamente per otto volte, le 𝑅𝑜𝑛𝑑𝑖𝑛𝑖 hanno spiccato il volo.
Si è limitata ad amministrare (3-0; 1-0) l’Etiopia, impegnata contro São Tomé e Príncipe. Fra le partecipanti, la selezione di Addis Abeba è quella con la tradizione più ricca, avendo vinto la Coppa nel 1962, e con la partecipazione più vicina: correva il 2021 quando rientrò fra le magnifiche 24.
Gioia anche per la Somalia, che giocherà le qualificazioni vere e proprie per la prima volta nella propria storia. Negli ultimi mesi le Stelle dell’Oceano sono state capaci di migliorare, trovare vari risultati positivi di seguito e a stroncare l’equilibrio che si era creato con Mauritius: dopo lo 0-0 maturato nell’arco di 120 minuti, i rigori hanno premiato gli stellati.
